Con “Bene o Male”, Luca e Francesco Baù, in arte The Blonde Brothers, aprono un nuovo capitolo del loro percorso musicale, tornando a esplorare sonorità vicine agli esordi attraverso una consapevolezza maturata negli anni. Il singolo affronta le ambivalenze dell’amore, suggerendo che bene e male non siano necessariamente opposti inconciliabili, ma dimensioni che possono coesistere e aiutare a comprendere più a fondo le relazioni. Al centro del brano c’è anche il valore dell’ascolto, rappresentato dall’immagine di una conchiglia accostata all’orecchio: un gesto semplice, legato all’infanzia, che diventa un invito a fermarsi e prestare attenzione all’altro. Dopo esperienze live e discografiche che li hanno portati anche oltre i confini italiani, i due fratelli scelgono di ripartire da una spontaneità mai abbandonata, ritrovando nella scrittura uno spazio di libertà e ricerca interiore. In questa intervista raccontano la genesi di “Bene o Male”, il rapporto con le proprie origini artistiche e le prospettive di un nuovo album, con il desiderio di comunicare al pubblico senza rinunciare alla propria autenticità.
In “Bene o Male” l’amore non viene raccontato come un sentimento da dividere tra esperienze positive e negative, ma come qualcosa in cui le due dimensioni possono convivere. Quanto vi interessa raccontare le contraddizioni senza cercare necessariamente una risposta o una soluzione? E scrivere questa canzone vi ha portato a rivedere il modo in cui interpretate alcune dinamiche delle relazioni?
In “Bene o Male” l’amore può convivere tra esperienze positive e negative. Sembra una contraddizione ma è la stessa medaglia, perché ogni sentimento ed emozione portano con sé due facce, stare in equilibrio tra esse ti fa scoprire il vero lato delle cose.
Questa canzone ci ha insegnato a rivedere il modo in cui interpretiamo alcune dinamiche relazionali, capendo che esiste una terra di mezzo tra bene o male da trovare in ogni lato dell’esistenza e soprattutto in un sentimento così grande come l’amore.
Nella canzone la conchiglia diventa il simbolo di una voce che aspetta di essere ascoltata. Come siete arrivati a questa immagine e che cosa vi permetteva di esprimere che sarebbe stato più difficile raccontare in modo diretto? Quando scrivete, partite più spesso da un concetto preciso oppure sono le immagini a suggerirvi gradualmente il significato di un brano?
Quando abbiamo scritto questa metafora abbiamo pensato a quando da bambini ascoltavamo il mare mettendo una conchiglia all’orecchio. Così abbiamo pensato dovrebbe essere in amore: saper ascoltare la persona vicina a noi con lo stesso entusiasmo di un bambino può essere la chiave nella vita di coppia in un mondo dove nessuno aspetta nessuno. L’invito è fermarsi e ascoltare il prossimo.
Per “Bene o Male” avete lavorato con Pietro Foresti e Luca Urbani, ritrovando alcune sonorità dei vostri esordi. Dopo anni di concerti, dischi e sperimentazioni, tornare a un linguaggio musicale che vi appartiene da tempo può significare anche scoprire qualcosa di nuovo nelle vostre canzoni. Quali aspetti delle prime produzioni avete sentito il bisogno di recuperare e quali, invece, non vi rappresentano più come un tempo?
Con Pietro Foresti e Luca Urbani ci siamo sentiti subito in sintonia, la Musica in studio con loro, è come una terra ampia da esplorare dove si può correre liberi: proprio come componevamo agli inizi, questa volta con l’esperienza di questi anni di live e studio di registrazione. In studio con loro abbiamo sentito e capito il bisogno di recuperare quell’ingenuità che permette di vedere il senso più profondo e intimo della Musica, quella che hai dentro e che appartiene al tuo mondo interiore e fa parte della tua unicità.
Nel vostro percorso avete attraversato contesti molto diversi, dai concerti negli Stati Uniti al panorama musicale italiano, passando per esperienze televisive e pubblicazioni discografiche. Quanto queste occasioni hanno modificato le vostre aspettative nei confronti della musica? C’è qualcosa che avete imparato lontano dal vostro ambiente abituale e che oggi portate consapevolmente nel modo in cui scrivete e vi esibite?
La Musica è sempre un terreno libero e infinito, dove ogni esperienza serve a farti imparare a guardare le cose da angolazioni diverse. Unendo i puntini del nostro passato abbiamo capito che uscire dalla nostra zona di comfort ci ha dato la spinta e l’opportunità di imparare moltissimo. L’incontro con tantissime persone di nazionalità diverse e suonando all’estero hanno modificato il nostro modo di scrivere e comunicare. Abbiamo però cercato di non perdere mai di vista noi stessi e la nostra unicità.
Avete iniziato a comporre canzoni durante l’adolescenza e oggi potete confrontarvi con un repertorio costruito in fasi molto diverse della vostra vita. Se riascoltate i vostri primi brani, riuscite ancora a riconoscervi nelle persone che li hanno scritti oppure sentite soprattutto la distanza da quei ragazzi? E quanto è importante, per voi, conservare quella spontaneità senza trasformarla in una formula da ripetere?
Sentiamo di essere cresciuti molto dal punto di vista compositivo e come musicisti, ma se guardiamo indietro ci riconosciamo ancora in quei ragazzi, perché abbiamo sempre cercato di mantenere quella spontaneità che ci fa amare la Musica e tutto ciò che ci gira attorno. Ogni qualvolta che ci mettiamo a comporre siamo come “bambini” che giocano. Ecco il termine inglese “play” rappresenta perfettamente il nostro approccio.
Avete definito “Bene o Male” il risultato di alcuni anni di scrittura e di ricerca anche interiore, e lo avete descritto come un nuovo inizio che si riavvicina alle vostre origini. Questo singolo apre una fase che proseguirà nel vostro prossimo album? Che cosa vorreste riuscire a raccontare oggi che magari, all’inizio del vostro percorso, non avevate ancora gli strumenti o la consapevolezza per affrontare?
Certo “Bene o Male” è il risultato di ricerca interiore e sarà il nuovo inizio di un Album che ci riavvicina alle nostre origini, con una consapevolezza nuova data dall’esperienza. Questa fase proseguirà nell’intero Album. Vorremmo riuscire a raccontare le nostre emozioni nel modo più sincero possibile, perché crediamo che la vera comunicazione col Pubblico avvenga solamente quando siamo noi stessi al 100 per cento, come musicisti ma ancor prima come esseri umani!

