Legame tra Calcio e Musica nel contesto del bello.

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Filosofia dello sport e musica con Mina “La palla è rotonda”

Potrebbe sembrare curioso parlare di un legame tra il calcio e la musica con il bello e il sublime estetico, poiché quando parliamo di “Bello” o di “Sublime” siamo soliti collegarli con i linguaggi artistici, ma non con il calcio. Ciò accade perché quando parliamo di calcio facciamo riferimento a un’attività professionale oppure a un’attività sportiva, ma esso non è solo questo. Il calcio (come altri sport) hanno una finalità estetica ben determinata. Lo sport è un’attività umana che da un lato permette all’essere umano di scaricare le sue tensioni, ansie, angosce e anche lo stress, dall’altro rispecchia dei bisogni di ogni singolo individuo, di cui si ha bisogno fin dalla nascita. Tali bisogni sono quelli di costruire, realizzare e giungere a dei traguardi, trovare un riconoscimento e una realizzazione del proprio sé. Possiamo concepire lo sport come un movimento umano, come un movimento di danza in questa vita. Possiamo concepire lo sport come un cammino o come dei passi precisi e costruiti da ogni singolo individuo.
Fin dall’inizio in questa esistenza, ogni individuo sente la necessità di realizzare delle ambizioni che lo conducono a liberarsi di un’angoscia, ossia alla comprensione di quale sia il senso dell’ essere al mondo. Per fare questo abbiamo bisogno di un oggetto fisico che tracci il nostro percorso e questo oggetto potrebbe essere benissimo un pallone. Ogni oggetto o strumento (scuola, lavoro, gioco, pittura, scrittura e riflessione…) lo possiamo paragonare a una palla che ci consente di raggiungere un traguardo e questo avviene quando colpendola essa entra in porta. Ogni nostro passo o traguardo raggiunto è un goal fatto insomma, il tutto sul campo della vita, che è una partita di calcio. Tiriamo una palla per ricavare un risultato, proprio come compiamo ad esempio un investimento in una azienda ottenendo un buon risultato e come quando scriviamo anche, perché scrivere significa colpire dei palloni, perché quando scriviamo abbiamo il bisogno di comunicare qualcosa che possa scuotere chi legge. Quando un calciatore tira una palla vuole comunicare qualcosa e raggiungere una meta; ogni meta raggiunta è un goal, un’estetica, perché il raggiungimento lo fa stare bene, gli regala gioia ed è così che la vita diviene un’arte, non solo per chi prova emozioni in prima persona, ma anche per chi le prova avendo visto l’azione. L’arte si manifesta attraverso la musica, la pittura o la scultura, con tante fatiche però, proprio come quella di fare un goal.
La vita è dare un calcio a un pallone, una partita è la vita che diviene una musica, poiché questa raffigura l’immediatezza della vita. La pittura rimane mentre la musica passa pur se rimanendo nella memoria. A dirci questo è la cantante Mina (nome d’arte di Anna Maria Mazzini) nella canzone “La palla è rotonda” firmata dalla collaborazione Sanfilippo – Catalani. Nel loro testo sta scritto: “Scambio corto/Limite dell’area/Contropiede, catenaccio, lancio per il cross/Doppio passo, rima dei poeti/Finché tiro raso terra/per un pelo è goal”. Nella nostra esistenza, quando percorriamo un percorso, esso non sempre o quasi mai è facile. Pensiamo di trovarci in un campo per una partita di calcio, noi siamo tra i calciatori, il nostro obiettivo è fare goal e vincere, ci avviciniamo alla porta, tiriamo la palla, ma non entra in porta e così la nostra mossa è risultata insufficiente di fronte o intorno a uno spazio che ha un limite e una fine. Ma riproviamo, poiché il sogno di far goal è grande e così tentiamo un tiro raso a terra… ma niente, non facciamo goal, così cadiamo a terra per un immediato scoraggiamento, proprio come accade per le sconfitte della vita. Il testo di questa canzone racconta anche i momenti storici e belli del calcio, parlandoci di emozioni, di gioe e di difficoltà… di tutto quello che avviene in una partita, infatti è scritto “Stop al volo, zona Cesarini/Sganciamento e spinta dei terzini/Tiro nel sette, magico pallone/nell’urlo del campione/Zona mista, squadra corta e pressing/Incornata, scivolata, fallo tattico/Punizione contro la barriera/Disimpegno per il dieci che è scoppiato un po’/Viva il parroco, campo pesante/fallo netto e dribbling ubriacante/Quattro volte azzurri in cima al mondo/Il pallone è tondo.”. Se osserviamo il testo, si scorge dell’ironia, in un contesto in cui avviene un passaggio dalle sensazioni musicali musica a quelle che si potrebbero provare davanti a un dipinto storico formato da foto. E’ come se la musica rappresentasse quel momento vissuto, mentre il dipinto il ricordo di quei momenti. Leggendo queste parole, pensiamo alla fatica fatta per siglare un goal, pensiamo ai momenti in cui non si riesce a fare quel goal (noti anche nelle nostre vite quotidiane)… tutto rappresenta una musica che passa. Nel tempo rimangono i ricordi, che non sono più una fatica, ma sono divenuti ormai un’opera d’arte. Noi giovani non abbiamo vissuto quelle fatiche, quelle difficoltà, narrati nel testo di Sanfilippo – Catalani, però, se cerchiamo nella storia, se guardiamo delle foto, delle immagini, possiamo in qualche modo viverle in contemplazione di un’opera d’arte che rappresenta un pezzo del nostro Paese. “La palla, la palla è rotonda/Si gioca di prima e di sponda/Rimbalza, si insacca/Ti sembra una scia sull’onda/La palla, la palla è rotonda/Un tocco di tacco che incendia/Di collo, di piatto, di esterno, di mezza punta/La melina, espulsione ingiusta/Arbitro cornuto, si è buttato giù/Palla persa, palla verso il fondo, Palla che non entra, non segniamo più/Palla buona, capovolgimento/L’ala destra vola come il vento/Metti in mezzo teso a mezza altezza/Non si può sbagliare.”. Ecco che il testo ricorda le sensazioni davanti a un’espulsione ingiusta e davanti a un arbitro che in quel momento sentiamo come un carnefice, il tutto in un momento immediato che passa, lasciando alla storia solo le sensazioni belle e sublimi di quella partita. E’ proprio vero, la vita di tutti giorni è per ognuno di noi come una partita di calcio.

Giuseppe Sanfilippo

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