“Italia di m…mare”: Paolo Migone e il ghigno dello sdegno

Data:

Sabato 9 aprile al Teatro Toniolo di Mestre

Sere fa un Teatro Toniolo di Mestre gremito ha accolto “Italia di m…mare”, spettacolo  ideato e prodotto dallo storico comico di Zelig Paolo Migone. L’attore nel suo one-man show, che da anni varca le soglie di molti teatri italiani, racconta con sarcasmo l’Italianitudine, e lo fa su una scena spoglia, con due tecnici luce presenti sul palco, uno schermo , due sedie, un tavolino e un’americana legata alle corde.

Migone spara tutte le sue cartucce: con il pretesto di aver trovato un biglietto de “La gatta sul tetto che scotta” critica le trite e ritrite programmazioni dei teatri che propongono sempre gli stessi spettacoli da anni e anni, oppure attacca con ferocia il teatro e gli attori morenti e moribondi, moribondi  come quel pubblico degli abbonati a cui si rivolge quando da sommozzatore cerca vita intelligente al Toniolo. Con mordace ironia immagina un futuro distopico dove tutti i teatri, per attirare il maggior numero di spettatori, sono fagocitati dai centri commerciali, prospettandoci il declino di una macchina che, nata per il sogno e per l’anima,  finisce per occuparsi della pancia. Cita poi lo Smeraldo di Milano ingiustamente chiuso e parla della vita degli attori, tra i costi indicibili delle autostrade e il pubblico ingrato che immancabilmente fugge dopo ogni show. Migone diverte parlando degli anni Ottanta e del suo Kitsch imperante, gli anni di Orietta Berti, di Pippo Baudo e di Marco Columbro, gli anni in cui dovette affrontare un provino in Rai con un autore burino, pressappochista e spaccone. Irride poi ad Alberto e Piero Angela come detentori di un sapere di cartone buono solo per intrattenere le casalinghe sempliciotte, e per farlo li canzona presentandoci una sua strampalata Storia d’Italia.

Il comico livornese,  in un gioco ininterrotto e incalzante di battute e motti di spirito, attacca l’italiano medio includendosi come tale, e ci propone l’essenza della nostra furbizia incarnata dal furto dei tappi dei Ciao, i motorini simbolo di qualche decennio fa, o da quelli che oggi timbrano il cartellino in pigiama e poi tornano a dormire : l’attore sessantenne ci esponde un’excursus storico della furbizia del Bel Paese da Arlecchino ai giorni nostri, di un’ Italia da sempre servizievole e asservita.  L’attore osteggia  la Scuola, la Sanità e la Giustizia e, pur disprezzando l’attuale stato di cose, crede che l’unico modo per cambiare lo stivale sia proprio restando inchiodati alla nosra terra…inchiodati come le sue scarpre nelle ultime scene.

“Italia di m…mare ”è un divertissement che fa  riflettere facendoci ridere.  L’ironia della satira di Paolo Migone è stata più e più volte interrotta da applausi e risate incontenibili. Lo stirco di Zelig  smuove le coscienze e, seppure con leggerezza e spontaneità, ci strappa più di qualche sorriso dal gusto amaro.

Chiara Cataldo

Spettacolo di e con Paolo Migone

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