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“La Sonnambula”, ossia… quante peripezie prima di arrivare all’altare

Data:

Dal 25 maggio all’1 giugno 2016 al Teatro Massimo Bellini di Catania

Le cronache del tempo, raccontate dal musicista Glinka, parlano di una prima de La sonnambula, di Vincenzo Bellini, in cui pubblico e cantanti apparivano visibilmente commossi: “così quegli spensierati giorni di Carnevale tanto nei palchi quanto in platea le lacrime sgorgavano”. L’impressione stando in platea, in occasione della recita di venerdì 27 maggio dell’opera del cigno catanese al Massimo Bellini di Catania, par ricordare quella stessa partecipazione da parte del pubblico. Giammai con le lacrime, ma lo spettatore catanese, circospetto per natura, appare fin dalle prime note estasiato dalla vocalità dei protagonisti e dall’intera esecuzione.
La regia di Alessandro Londei tiene fede al libretto di Felice Romani, tratto dall’omonimo balletto francese di Eugène Scribe e Pierre Aumer, collocando l’opera in un borgo della Svizzera che nel nostro caso risente dell’influenza di epoca ottocentesca. L’intera lettura registica è volta a sottolineare un clima fiabesco a cui contribuisce anche una scenografia che utilizza fondali dipinti e punta su giochi di prospettiva. Per l’occasione Londei, che firma anche le scene, ha recuperato i bozzetti dello scenografo Alessandro Sanquirico, gli stessi utilizzati per la prima del 6 marzo del 1831 al teatro Carcano di Milano. Fu grazie a lui se la scuola milanese di scenotecnica si poté collocare nei primi decenni del XIX secolo tra le maggiori in Europa. La sua necessità primaria era quella di raccontare i luoghi in maniera realistica, puntando sull’illuminazione e sull’equilibrio della composizione. Non ci sono quindi particolari stravolgimenti ma il risultato conquista lo spettatore dimostrando di fatto che la semplicità alle volte può essere vincente.

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Se la regia piace, a convincere, come dicevamo, è l’ambito musicale che lascia a dir poco estasiati. Il maestro Sebastiano Rolli, guida l’Orchestra del Massimo Bellini con intenzionalità musicale, scavando nella partitura e cogliendo ogni dinamica e sfumatura del suono. Anche il Coro del Bellini, diretto da Gaetano Costa dà grandi soddisfazioni grazie al fatto che le due sezioni sono calibrate magnificamente. Il suono è compatto ed omogeneo e gli artisti del coro funzionali alle richieste della regia.
La sonnambula è l’antitesi perfetta di Norma, scritta non a caso nello stesso anno, da una parte infatti abbiamo l’idillio campestre e dall’altra il dramma per antonomasia. Non si possono non ravvisare assonanze, alcune rintracciabili nella sonorità, dove è chiara l’impronta del musicista catanese, altre nella costruzione del personaggio. Sia Norma che Amina, sono eroine moderne, la prima abbraccia con coraggio la fine che l’attende, l’altra è emblema dell’animo sensibile, qualità riscontrabile in altre protagoniste del melodramma e della letteratura, ma allo stesso tempo è anche donna determinata. Il soprano siberiano Irina Dubrovskaya è a sua agio nel ruolo, ha una voce elegante che gestisce al meglio sia nei recitativi che nelle arie. Possiede il giusto temperamento dell’attrice, che le permette con delicatezza ed espressività di raccontare la parabola discendete del suo amore. Alla fine riuscirà a riscattarsi agli occhi di tutti, pur non essendosi macchiata di alcuna colpa, al contrario di Norma.
Amina è archetipo fiabesco, rimasta orfana di genitori viene cresciuta amorevolmente da Teresa. In età da marito s’innamora, ricambiata, d’un giovanotto, Elvino, che oltre al suo cuore le offre uno status economico qualitativamente superiore a quello a cui la ragazza è abituata. Una trama apparentemente perfetta agli occhi degli inguaribili romanticoni ma come ogni favola che si rispetti non può mancare l’elemento avverso. Elvino, infatti, è l’oggetto del desiderio di Lisa, che rosa dalla gelosia per le imminenti nozze tra i due cerca, riuscendoci, l’occasione perfetta per screditare la fanciulla con Elvino. Ma ciò che rende la trama a tinte fosche è una presenza inquietante che infesta il paesino. Gli abitanti raccontano al conte Rodolfo, giunto da poco nel borgo, che di notte si aggira per le vie un fantasma.

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L’Elvino di Jesus Leon è interessante, il giovane tenore messicano fa sfoggio di un’ottima dizione, ha un timbro inteso ma talvolta nelle parti acute proietta poco in avanti il suono, così che anche il volume ne risente. Più sicuro nelle parti d’assieme e nei duetti, come l’intensa interpretazione di Son geloso del zefiro errante. Elvino decanta tanto il suo amore per Amina ma alla prima occasione scatta in lui il tarlo della gelosia. Inutili sembrano le rassicurazioni della fanciulla, che nulla ha fatto per attirare lo sguardo del conte, il quale è avvolto da un’aura di fascino che adombra gli anni e le sofferenze che ha alle spalle. È uomo d’intelligenza e sensibilità rara, qualità lontane da quelle possedute dal giovane Elvino, mosso dall’impeto e dalla rabbia. Un turbine di sentimenti contrastanti lo spingerà a chiedere la mano di Lisa, credendola portatrice di quei valori, che sono stati a suo dire, irrimediabilmente violati da Amina. L’intreccio delle due voci protagoniste è comunque una bella combinazione, come bella è la tessitura acuta e sovracuta e il fraseggio ben calibrato di Giulia Semenzato, nei panni dell’ostessa Lisa, ravvisabile già dalla cavatina “Tutto è gioia, tutto è festa”. Lisa è un po’ smorfiosa, maltratta il suo spasimante Alessio perché non può avere ciò che vuole ma è anche civetta, non ci pensa due volte a presentarsi nella camera del conte, forse perché non indifferente ai suoi sguardi lusinghieri. Dario Russo, alias il conte Rodolfo, è pienamente all’altezza del ruolo. L’emissione del suono è carica, possiede una tecnica sicura, un’eccellente verve attorale oltre che un timbro pastoso. Sonia Fortunato è una magnifica Teresa, dotata di una vocalità ambrata e profonda e in grado di tratteggiare in maniera naturale un atteggiamento protettivo verso la figlia adottiva. A completare il cast Alessio, Alessandro Vargetto, e Riccardo Palazzo nelle vesti del notaio. Nel testo ci sono molte dicotomie: da una parte riscontriamo la verità e l’innocenza di Amina calunniata ingiustamente da Lisa, la quale furbescamente si cela dietro un velo d’ipocrisia e di falso perbenismo, ma che alla fine verrà smascherata. Dall’altra, poi, la razionalità del conte che cozza con la credulità e la superstizione dei villici. L’uomo sarà il primo a capire che nel borgo non c’è alcuna oscura entità ma che semplicemente Amina è affetta da sonnambulismo. Sebbene anche la critica di allora ebbe da ridire sulla plausibilità della vicenda, calata in questo contesto la storia regge perfettamente. Piccola parentesi a sé meritano i raffinati abiti di Veronica Patuelli. Le ricche tonalità del verde, le sfumature del viola e del porpora, quelle dell’arancio avvolgono gli artisti del coro. Le donne indossano adorabili cappellini e sono avvolte in corsetti e gonne ampie con inserti in broccato. Per la stessa Amina si sceglie il verde e ancora l’arancione spento, all’inizio del secondo atto, fino ad arrivare al più candido bianco della camicia da notte e, sul finale, del tanto agognato abito nuziale, corredato di corona di fiori e velo. L’abito di Lisa è di una tonalità calda vicina al terra di Siena, Elvino indossa un abito crema, mentre per il frac del conte si opta per una giacca blu e un pantalone grigio. Ottime come sempre le luci di Salvatore Da Campo che hanno contribuito a fornire la giusta atmosfera.
Immancabili gli applausi della nutrita platea, che dopo questo successo siamo certi attende trepidante i prossimi appuntamenti estivi dell’Ente.

Laura Cavallaro

LA SONNAMBULA
di Vincenzo Bellini
Melodramma in due atti
Libretto di Felice Romani
Sebastiano Rolli direttore Alessandro Londei regia e scene Riproduzione delle scene del 1831 di Alessandro Sanquirico Gaetano Costa maestro del coro VeronicaPatuelli costumi  Salvatore Da Campo luci
Amina, orfanella raccolta da Teresa, fidanzata ad Elvino Irina Dubrovskaya – Gilda Fiume (R, S1, S2)
Elvino, ricco possidente Jesus Leon – Christian Collia (R, S1, S2)
Lisa, Ostessa Giulia Semenzato – Eleonora Cilli (R, S1, S2)
Il Conte Rodolfo Dario Russo – Andrea Comelli (R, S1, S2)
Teresa, mugnaia Sonia Fortunato
Alessio Alessandro Vargetto
Un notaio Riccardo Palazzo
Villici
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO MASSIMO BELLINI
Mercoledì 25 Maggio 2016 – ore 20.30 (Turno A)
Giovedì 26 Maggio 2016 – ore 17.30 (Turno S/1)
Venerdì 27 Maggio 2016 – ore 20.30 (Turno B)
Sabato 28 Maggio 2016 – ore 17.30 (Turno S/2)
Domenica 29 Maggio 2016 – ore 17.30 (Turno D)
Martedì 31 Maggio 2016 – ore 17.30 (Turno R)
Mercoledì 1 Giugno 2016 – ore 17.30 (Turno C)
Foto Giacomo Orlando

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