Intervista a Beppe Converini: showman, attore, attivista e anche scrittore. Nei negozi con il libro “I bambini di nessuno”, un diario sulle sue ultime missioni umanitarie

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Giuseppe Convertini nasce il 20 luglio 1971, a Martina Franca (Taranto). E’ attore, conduttore tv ed ex modello italiano, noto per aver recitato nella soap opera “Vivere”.

Approccia al mondo dello spettacolo, in primis al Festival della Valle D’Itria a Martina Franca, quando è ancora giovanissimo. A 17 anni perde il padre a causa di un tumore ai polmoni: resta con la madre, alla quale è molto legato tuttora, ed ha due sorelle. Nel 1989 si trasferisce a Torino per i suoi studi universitari e allo stesso tempo comincia a lavorare come modello, prima di approdare in tv.

Sensibile ai temi sociali, Convertini è stato promotore di una lunga serie di missioni umanitarie, tra le quali quelle a favore dei profughi siriani, ad Haiti, nelle favelas brasiliane, nonché a favore dei terremotati in Abbruzzo. Inoltre ha sostenuto molte battaglie contro la violenza di genere, una tra queste ha generato il docufilm intitolato “Wall of Dolls” presentato alla Festa di Roma e al Festival del Cinema di Venezia. L’attore è testimonial della campagna Indifesa di Terre Des Hommes in difesa delle bambine schiave domestiche, contro lo sfruttamento e la violenza sulle minori in Italia e nel mondo.

Intraprende inizialmente la carriera come modello e diviene testimonial di diversi marchi italiani ed internazionali. In seguito raggiunge la popolarità coma attore, grazie alla soap opera “Vivere”. Più recentemente, nel 2015, l’attore è apparso nella serie “Le tre rose di Eva“, sempre su Canale 5.

L’attore recita principalmente per la tv, ma non mancano esperienze teatrali e cinematografiche. Convertini ha girato circa 20 film, collaborando con nomi del calibro di Michele Placido, Alessandro Benvenuti, Carlo Vanzina, Giancarlo Giannini e Nino Manfredi.

Il debutto al cinema è nel 1994 con il film “Belle al bar” di Alessandro Benvenuti ed in tv, come conduttore del Festivalbar insieme a Gerry Scotti e Federica Panicucci. Come presentatore tv lo ricordiamo in “Estate sul 2“, nel 2004. Inoltre presenta alcuni programmi radiofonici, tra cui “Gente della notte” e “Brave ragazze“, su Radio 2.

A teatro debutta con uno spettacolo di Leopoldo Mastelloni. Nel 2006 lavora alla trasposizione teatrale di “Sex and City”. Nel 2012 è autore, attore, regista dello spettacolo teatrale “Ars Amandi” che porterà in tournée in tutta Italia, fino al 2013. Nell’estate del 2014 partecipa al Festival di Todi con la pièce teatrale “Vico Sirene” regia di Enrico M. Lamanna con Massimiliano Gallo.

La sua ultima apparizione al cinema è nel film “Un figlio a tutti i costi”, nel 2018, commedia diretta da Fabio Gravina che tratta il tema molto delicato, della fecondazione eterologa.

E’ la dimostrazione che nella vita si può percorrere, con successo, ogni campo dello spettacolo: tra moda, Televisione, cinema, conduzione, eventi. Eppure ci deve essere un settore dello spettacolo che l’affascina di più e si sente più preparato?

Amo condurre perché il contatto diretto con il pubblico mi da grandi emozioni.. un’adrenalina pura che ti fa sentire amato e apprezzato..

“Solidarietà” è una parola che le è molto cara. Le chiedo se esiste nel mondo dello spettacolo. Crede che oggi i volti noti dello showbiz la pratichino solo per “ripulirsi l’immagine” agli occhi del pubblico?

E’ un dovere morale per chi fa il mio lavoro mettere a disposizione la propria popolarità per chi ha più bisogno. Io ho perso mio papà a 17 anni per un cancro ai polmoni e ogni sera alcuni medici volontari venivano a casa prendendosi cura moralmente e medicalmente di mio padre. Lui aveva tra le varie metastasi una  esterna sul viso e tutte le sere loro tamponavano la fuoriuscita di sangue  e lo sostenevano moralmente e tutto ciò lo facevano gratuitamente e questo mi ha spinto ad essere davvero disponibile per il prossimo e quindi impegnarmi in tante campagne sociali e soprattutto a spendermi personalmente sul campo come in questo caso in Myanmar.

Mi sono occupato dell’educazione, dell’istruzione, dell’alimentazione, dello sfruttamento del lavoro minorile, dall’alba a sera tardi nelle baraccopoli di Yangon e Mandalay approvvigionavamo le famiglie meno abbienti di viveri e medicinali e quindi visite nelle scuole per rifornire di libri, quaderni , penne matite e tutto il necessario per poter studiare dedicando il tempo ai cuccioli Birmani studiando e giocando con loro! Questa esperienza mi ha fatto capire quanto io sia un uomo fortunato e che nella vita quotidiana bisogna cercare di mantenere i piedi per terra e non lamentarsi delle piccole cose che non vanno ma soprattutto mi ha fatto sentire vivo perché finalmente mi sono reso utile realmente donando il mio tempo ai bambini più in difficoltà.

Le va di parlarci di “La loro vita non è un gioco”…

E’ ‘il racconto video fotografico della mia ultima missione umanitaria in Myanmar. L’esposizione, allestita presso le Sale D’Avalos a Palazzo Ducale a Martina Franca dal 15 dicembre al 6 gennaio 2018, si lega a doppio filo con gli interventi predisposti dalla Fondazione sul territorio birmano e ciò verrà spiegato agli studenti ed ai visitatori della mostra le principali emergenze umanitarie in Myanmar, le conseguenti necessità economiche e sociali della popolazione civile, in particolar modo dei bambini e di come sta intervenendo la Fondazione Terre des Hommes Italia per fornire supporto alle comunità locali e alle famiglie!

Il percorso della mostra è diviso in quattro temi:

  1. Sicurezza alimentare e nutrizione.  2. Gestione sostenibile delle risorse idriche. 3. Il diritto all’istruzione vale per tutti 4. Coltivare saperi e sapori. un orto a scuola perché?

Nel 2017 Terre des Hommes Italia è stata presente in 22 paesi, tra cui il Myanmar, con 131 progetti di aiuto umanitario d’emergenza e cooperazione internazionale allo sviluppo: ne hanno beneficiato direttamente oltre 2,2 milioni di persone, in maggioranza bambini.

Un ex modello in qualche modo è discriminato professionalmente ?

Di solito si ma soprattutto i belli sono considerati non all’altezza

E’ famoso anche per aver partecipato a fiction molto note in Italia, come “Vivere” e “ le tre rose di va”. Quello delle fiction lo trova un percorso obbligato per fare l’attore nel nostro Paese? In qualche modo si è snobbati ai casting di ruoli più “impegnati”?

Sono entrambe due fiction di grande successo di pubblico ma anche di critica ed è stato davvero Interessante lavorare con dei grandi professionisti come in tante altre fiction alle quali ho preso parte! Io credo che il percorso di ogni artista sia davvero personale, le carriere si costruiscono più sui no ma questo quando non hai la necessità e l’urgenza di dover mantenere la tua famiglia per le ragioni addotte in precedenza!

Nel film “Un figlio a tutti i costi”, nel 2018, commedia diretta da Fabio Gravina che tratta il tema molto delicato, della fecondazione eterologa. Come si pronuncia su un tema tanto delicato?

Diventare genitore credo sia la più bella cosa per ogni essere umano quindi trovo giusto che ognuno debba percorrere qualsiasi strada pur di raggiungere il proprio sogno. Sono a favore delle adozioni anche da parte dei single. Sai quanti bambini si salverebbero dalla miseria ,malattia, morte?

Qual è il suo ricordo lavorativo più bello? Cosa sogna oggi professionalmente Beppe Convertini?

Ogni esperienza lavorativa d’attore al cinema, in tv e a teatro o da conduttore televisivo o radiofonico ti lascia dei bei ricordi e soprattutto il tuo bagaglio umano e professionale arricchito! Mi piacerebbe condurre un talk show in tv

Parlaci del tuo libro in uscita?

Il mio libro “I Bambini di Nessuno”  è il racconto fotografico delle mie ultime missioni umanitarie per Terre Des Hommes nei campi profughi Siriani ad Aarsal al confine Siriano Libanese e a Zarqa al confine Siriano Giordano e nelle baraccopoli del Myanmar. Nel diario di bordo delle prime due missioni  in Siria racconto di una guerra civile assurda ancora in corso che ha martoriato la popolazione Siriana mietendo centinaia di migliaia di vittime e provocando milioni di profughi. Ho corso un rischio vero e proprio soprattutto nella prima missione dove c’è stato un doppio attentato kamikaze a 500 metri da me con 40 morti quindi ho aiutato i piccoli profughi nel corso di un conflitto devastante . Nella mia ultima missione in Myanmar a luglio scorso le condizioni di vita nelle baraccopoli costruite intorno alle discariche erano disumane. I bambini cercavano il cibo nei rifiuti per poter sopravvivere in condizioni igienico sanitarie assurde. È stato molto emozionante essere a contatto con i piccoli birmani delle popolazioni meno abbienti perché ho potuto dedicare molto tempo giocando con loro e portando loro cibo, indumenti, libri, quaderni e cercando di dare loro la possibilità di andare a scuola vivendo una quotidianità quasi al pari degli altri bambini più fortunati. In sostanza provare a far vivere ai bambini la vita di un bambino! In una di queste giornate molto intense vissute nelle baraccopoli ci siamo imbattuti in una lite furibonda tra bande rivali che hanno sciabolato i loro machete duellando come in una storia d’altri tempi.

Marco Assante

http://www.beppeconvertini.com/

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