“Bad and breakfast. La casa felice”, al Teatro Franco Parenti

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In prima nazionale dal 27 aprile al 12 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano

Antonio e sua moglie Gaia sono due giovani laureati, frustrati nei rispettivi lavori, che abitano ancora nella casa dei genitori di lui. La morte improvvisa degli anziani in vacanza rende inaspettatamente possibile il sogno della coppia: ammodernare l’appartamento in cui vivono per aprire un bed and breakfast. Anna Della Rosa e Rosario Lisma (che ha anche scritto e diretto lo spettacolo) sono gli sposini innamorati e cinguettanti, in scena con il notaio di famiglia (Marco Balbi) chiamato a gestire la situazione e con il maresciallo dei carabinieri (Andrea Narsi), messaggero ufficiale della notizia.

Tuttavia, come suggerito dal gioco di parole del titolo, il progetto non ha una realizzazione lineare per l’emergere di  impreviste dinamiche, personali e di coppia.

In prima nazionale dal 27 aprile al 12 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano, “Bad & Breakfast” è  uno spettacolo sapido e ben riuscito. A lungo divertente e coinvolgente nella prima parte, scoppiettante grazie ai dialoghi ben calibrati e al susseguirsi serrato di gag efficaci.
Pirotecnica, ad esempio, è la straordinaria varietà di soprannomi e diminutivi che i giovani sposi riservano l’un l’altro. E originale è il connotato emotivo della “sordità selettiva” del notaio, che si manifesta solo nei momenti di grande turbamento, generando una felice serie di momenti comici e rivelando gli snodi cruciali degli stati d’animo del notaio.

Lo spettacolo si orienta poi verso la descrizione dei nuovi stati d’animo che la novità genera in Antonio e, di conseguenza, in Gaia. Sensazioni di rivincita, di realizzazione così a lungo sperata, di desiderio furioso di felicità a qualsiasi costo, di colpa e rimorso per piani non realizzati ma ugualmente vissuti come malvagi.

Il tema della felicità è presente con due considerazioni. La prima è l’amara constatazione del venir meno dei meccanismi del passato. Se infatti la felicità era il coronamento garantito di una lunga serie di sacrifici, oggi è invece eternamente differita se non addirittura negata, nella nuova realtà dell’eterno precariato. La seconda è invece è una sensazione come di ineluttabilità: la felicità come diritto, come obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo. Anche snaturando se stessi, anche alterando gli equilibri di coppia.

A questo tema si affiancano le considerazioni sulla responsabilità delle proprie azioni. Se il progetto di un piano malvagio (la morte dei due genitori per avvelenamento) si realizza invece casualmente e senza una diretta responsabilità da parte di chi lo ha ideato, la mostruosità delle intenzioni è davvero cancellata ?

Il colpo di scena finale, che naturalmente non riveliamo, testimonia l’impossibilità di raggiungere la felicità così spasmodicamente desiderata e, nel contempo, l’incapacità di mantenere la purezza del rispetto della morale. Un sapore agro che stempera il clima di farsa e commedia degli inizi.

A questo intreccio dinamico di sentimenti della coppia di sposini si affianca con delicatezza e decisione la nascita di una nuova e imprevedibile coppia, che decreta la fine delle solitudini del notaio e del maresciallo.

Ben delineati e precisi i caratteri dei quattro personaggi, con una menzione particolare alla vis comica di Anna Della Rosa.

Luci di Luigi Biondi, scene e costumi di Guido Buganza. Musiche originali di Gipo Gurrado.

Guido Buttarelli

La casa felice
testo e regia Rosario Lisma
con Marco Balbi, Anna Della Rosa, Rosario Lisma, Andrea Narsi
scene e costumi Guido Buganza – musiche Gipo Gurrado – luci Luigi Biondi
Produzione Teatro Franco Parenti/ in collaborazione con Jacovacci e Busacca

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