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Aterballetto, da sempre garanzia di qualità

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Come ogni inizio d’estate torna a Milano, al Piccolo Teatro Strehler, l’AterBalletto, eccellenza italiana della danza. Fino a domenica 26 giugno 2016

La compagnia nasce nel 1979 con Vittorio Biagi, sede a Reggio Emilia, e da subito si propone con un repertorio nettamente contemporaneo. Diciotto anni di direzione di Amedeo Amodio, poi dieci di Mario Bigonzetti (1997-2007), coreografo di grande talento che porta il gruppo ad essere conosciuto a livello internazionale. Nel 2008 la direzione passa a Cristina Bozzolini, prima ballerina del Maggio Musicale Fiorentino, che tutt’ora guida la compagnia. Il repertorio è molto vasto e con nomi di primissimo piano: Jiří Kylián, William Forsythe, Ohad Naharin, Fabrizio Monteverde, Mauro Bigonzetti, Jacopo Godani; il livello tecnico molto alto, decisamente migliore di quello di certi corpi di ballo di alcuni enti lirici.

In due settimane circa di permanenza a Milano, Aterballetto presenta due differenti programmi suddivisi fra sei diversi coreografi. Il primo dei due vede quattro brani: L’Eco Dell’Acqua e #hybrid di Philippe Kratz, Lost Shadows di Eugenio Scigliano e Bliss di Johan Inger.

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L’Eco dell’Acqua è uno dei pezzi migliori visti di recente. Philippe Kratz, che tra l’altro è anche un danzatore della compagnia, intreccia l’opera di Goethe Canto Degli Spiriti Sulle Acque ed un fatto di cronaca, l’abbattimento di un aereo civile da parte di un missile: come l’acqua, anche l’anima viene dal cielo ed al cielo ritorna. Il corpo invece piove sui campi come le pesanti nuvole di polvere narrate dal poeta. Un grosso telo nero-blu sul fondo, dietro cui spesso si celano i ballerini, crea giochi di sospensione bellissimi. I danzatori si muovono fluidi alternando momenti di confusione, in cui sono tantissimi in scena, ad altri di rara bellezza coreutica, posizioni estreme e tenute molto impegnative. Lost Shadows di Eugenio Scigliano è un passo a due abbastanza nei canoni. La danzatrice indossa le punte ma lo stile è contemporaneo: i due sono ombre di un ricordo di cui si sono perse le tracce, di un amore in valore assoluto ma, a livello coreografico, niente di nuovo.

Ancora Philippe Kratz con #hybrid colpisce con un passo a due con stili di danza diversi e spesso pensati come opposti, le punte di lei e la street-dance di lui: stili che si incontrano in maniera perfettamente armonica. L’insieme è veramente originale. Per Bliss di Johan Inger vengono accese le luci in sala ed il palco spogliato di tutte le quinte: tutta la compagnia è in scena, vestita in maniera grossolana e popolare, con momenti interessanti ed altri molto meno: anche qui, nulla di estremamente originale.

Il secondo programma prevede invece tre coreografie: LEGO di Giuseppe Spota, 14’20’’ di Jiří Kylián e Upper East Side di Michele Di Stefano.

LEGO: quarantacinque minuti circa di pura tecnica ad esplorare il mondo delle relazioni umane per sottolineare l’importanza dei rapporti e dei legami veri e reali in un mondo sempre più spersonalizzato dall’uso delle nuove tecnologie. Un capolavoro di inventiva coreografica, eseguito peraltro alla perfezione dalla compagnia che dimostra una padronanza della tecnica non certo da tutti.

14 minuti e 20 secondi: questa è la durata del pezzo di Jiří Kylián che dà il titolo alla sua coreografia. Il tema è quello del tempo, misurazione astratta e convenzionale che, per il coreografo, è determinato da due istanti, il momento in cui siamo nati ed il momento in cui si muore. Kylián esplora i temi di velocità, amore ed invecchiamento in un passo a due lineare e tecnicamente impegnativo.

Chiude il programma Upper East Side di Michele Di Stefano: un lavoro sull’architettura del movimento creata dalla dinamica dei corpi. Saranno anche i costumi decisamente poveri e trascurati, ma il pezzo in sé, anche se complesso tra momenti di gruppo e passi a due, non mostra nulla di particolarmente innovativo ed interessante.

Nel complesso la fama che da anni segue la compagnia non può che essere confermata. Unica nota stonata: alcuni costumi, decisamente inappropriati, ed i calzini alla caviglia al posto dei piedi nudi: spezzano le bellissime linee dei danzatori. Sette lavori molto impegnativi affrontati con grande tecnica e professionalità: un esempio per tutti i danzatori che vogliono affrontare a livello professionale questo mondo meraviglioso.

Chiara Pedretti

Piccolo Teatro Strehler
Largo Greppi, Milano
Fino al 26 giugno; martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00
Biglietti da EUR 26,00 a EUR 33,00
www.piccoloteatro.org

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