La rabbiosa e disperata microcriminalità dei vicoli bassi di Napoli al posto della malavitosa Chicago in “AMERICAN BUFFALO” di Mamet nella trasposizione di M. D’amore

Data:

America Buffalo” al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, fino al 30 ottobre 2016

Il regista statunitense David Mamet ha osservato e denunciato il degrado civile e di costume della sua società in tutti i suoi strati con una profonda vena negativa senza possibilità di riscatto,purificazionamento e progressivo sviluppo. Dopo aver condannato la speculazione economica degli affaristi della middle class o borghesia elevata che precipita verso il basso con il tracollo della società media che si divora vicendevolmente in un’ottica aperta solo verso il fallimento, si sofferma a descrivere la periferia degradata della sua città popolata da esseri abietti, ladri e furfanti,imbroglioni e tossicodipendenti, che non hanno un mestiere e non sanno come guadagnarsi da vivere,sbarcare affannosamente il lunario quotidiano senza un piano esistenziale.In American Buffalo v’è dunque la metafora di qualunque periferia urbana abitata dalla manovalanza spicciola del crimine e da ragazzi senza un avvenire,che bivaccano sui muretti o cercano lavoretti illeciti, causa la loro ignoranza sono alle dipendenze di boss.Ecco allora che il regista ed attore Marco D’amore nello studiare il testo per metterlo in scena ha colto questa iperscrittura e l’ha spostato dal negozio di rigattiere, ricettatore di Don, dove v’è di tutto: ombrelli, ventilatori, biciclette, scatoloni di cartone, bottiglie di wisky e brandy, alle “puteche” dei bassi spagnoli partenopei in cui ci si dà convegno tra poveri diavoli per giocare a carte,ingannando il tempo,o per progettare scippi e rapine di poco conto. Ciò è quanto avviene tra Don, che sa un po’ d’inglese, nonché un trasandato professore con capelli lunghi e pastrano che pensano di fare il colpo a casa di un collezionista numismatico, che dovrebbe essere partito lasciando la casa vuota; intanto il giovane disadattato Roberto chiede soldi in prestito a Don che sente per lui pietà mista ad affettuosa amicizia. Il loro è un linguaggio grossolano,popolare e triviale, con parolacce e volgari insulti dopo una partita a carte e tra un bicchierino e l’altro, attendendo l’esperto Sasà che non arriva come Godot in Becket, apprendendo poi che è all’ospedale dei Pellegrini per un’aggressione subita. La moneta con la testa di Bufalo è nel contempo stata recuperata dal ragazzo che vuole estorcere soldi al suo protettore Don che non ha  un’idea precisa del suo valore, ma sa che è uno dei pezzi pregiati della collezione e vorrebbe riaverlo. Il professore,invece teme che sotto vi sia ben altro, una fregatura tra disgraziati ed il finale così diventa un “noir”; si tinge di giallo, essendo destinato pure in questo caso al fallimento senza scampo come un desolante e feroce destino che grava su tutti coloro che desiderano cambiare la loro sorte senza guardare in faccia,anche con la violenza,a nessuno,ma debbono dichiararsi sconfitti e schiacciati. Tuttavia qui, rispetto ad “Americani”v’è alla fine in quella puzzolente e claustrofobica bottega un senso di pietà fraterna e riscoperta di tenero sentimento tra Don e Roberto, mentre tra gli agenti immobiliari di Americani, resta soltanto la perfidia e l’odio. Accanto a Marco D’Amore formano un ottimo cast recitativo Tonino Taiuti e Vincenzo Nemolato,mentre il disadorno interno commerciale è stato realizzato da Carmine Gravina. La pièce sarà in cartellone al Piccolo Eliseo fino al 23 Ottobre.

Susanna Donatelli

Di
David Mamet
adattamento:
Maurizio de Giovanni
con:
Marco D’Amore
e con:
Tonino Taiuti
Vincenzo Nemolato
scene:
Carmine Guarino
costumi:
Laurianne Scimemi
luci:
Marco Ghidelli
sound designer:
Raffaele Bassetti
regia:
Marco D’Amore
produzione:
ELISEO – Teatro Nazionale dal 1918

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