Sadie, il film

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I temi contenuti nella cinematografia sono molteplici, ogni autore in ogni epoca ha messo in commercio il frutto della propria mente. Se poi entriamo nella psicanalisi, troviamo intere sequenze sull’argomento. Nel film del regista Craig Goodwill (al suo secondo impegno lavorativo), tutti pensavano di trovare in Sadie un’opera dai toni e dalle sequenze scandalose; ci si trova invece ad assistere a un thriller impostato sul subconscio, il quale è privo di buonsenso, non riuscendo a distinguere il reale dall’immagine inesistente. Il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica o fisica, comportamenti sadici caratterizzati dal dominio sulla vittima – possono includere l’imprigionarla, il bendarla, fustigarla, percuoterla, torturarla fino anche a ucciderla, pretendendo assoluta obbedienza. Se esistesse un indice, questo film sarebbe da collocare tra quelli psicologici a sfondo erotico. Chi pensava di trovare scene di erotismo, sono rimasti delusi, restando nelle loro elucubrazioni mentali… facendo notare tra l’altro che non era neppure vietato ai minori… La sequenza parla attraverso le scene, eseguite con grazia e sensibilità dagli attori “sovrapponendosi al dialogo”, mediante fantasie sessuali o impulsi con i quali il protagonista vuole che la vittima gli offra la sua dedizione o, al contrario, vuole che essa gli opponga resistenza in modo da poterla spezzare.

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Jakob Cedergren, Craig Goodwill e Valentin Merlet

Viene in mente lo sguardo della protagonista di Analeigh Tipton (Sadie Grass) quasi assente e succube, tranne quando litiga con Valentin Merlet (Thierry, suo fidanzato) durante un amplesso. Questi, insieme a altri principali interpreti compongono questo intreccio, alle volte “sfuggente ma complementare”, che si compone attraverso gli sguardi, i gesti, le immagini della scenografia che riempiva gli spazi vuoti di quelle affascinanti dimore storiche Sabaude, vanto del Piemonte. Pertanto non c’era motivo per scrivere una lunga sceneggiatura di dialoghi, un modo diverso d’interpretazione probabilmente voluta. Una trama, può darsi semplice, di certo intensa ma non abbastanza, in cui la protagonista, impegnata a promuovere la pubblicazione di un suo libro, incontra Jakob Cedergren (un ex legame di un turbolento trascorso) accompagnato da Francesca (la bravissima Marta Gastini, che interpreta un ruolo eseguito con delicatesse e sfumature ricche di pathos), che invita Sadie a unirsi a loro in una villa per il fine settimana. Entrambe si troveranno coinvolte dalla gestione delle fantasie e dell’eccitamento sessuali dell’ambivalenza, insita nelle relazioni oggettuali intime, sesso e aggressività si mescolano ed interagiscono nella vita. Il desiderio erotico è quindi caratterizzato da una bisessualità che avviene durante l’interazione sessuale che contemporaneamente seduce e si ritrae e che si manifesta nel momento in cui si prova piacere e sofferenza allo stesso tempo di eccitazione attiva o passiva, per procurarsi piacere e per raggiungere l’orgasmo. Un film discusso forse per la sua anticipata presentazione, il pubblico ha retto l’impatto dei novanta minuti con un caloroso applauso finale… gradito al regista e al suo cast… forse meno alla critica!

Daniele Giordano

In copertina Analeigh Tipton, Jakob Cedergren e Craig Goodwill
Se volete contattare l’autore dell’articolo potete farlo a lonevolfilm@gmail.com

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