Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Aspettando quel “Bacio” travolgente

Data:

Teatro Delfino dal 2 al 5 febbraio 2017, Milano

Un testo che non soddisfa e una regia che soddisfa ancora meno. Peccato perché dalla descrizione del comunicato stampa, e poi l’autore olandese poco conosciuto in Italia, la presenza di Barbara De Rossi, che però poi si presenta in sotto tono, soverchiata per circa due ore da Francesco Branchetti che recita, senza sosta, sopra le righe, ci aspettavamo francamente di più. Anche il titolo ci aveva un po’ ingannato, quel bacio che arriva quasi alla fine e che secondo l’Autore riesce a stravolgere la vita di una donna un po’ malinconica e quasi rassegnata al suo destino e quella di un uomo che ha poco o nulla da offrire, se non una vicinanza insopportabile, la sua logorrea e l’impicciarsi degli affari altrui, senza mai un cambio nella recitazione, un silenzio, una pausa per ascoltare davvero, un “non fare” invece di strafare su ogni parola, un gesto autentico per conquistare Lei, che non siano smorfie e gridolini isterici.
Lei, durante una passeggiata nei boschi, sta cercando qualcosa che la faccia tornare a vivere, una speranza, una buona notizia. E’ come se compisse un pellegrinaggio verso Lourdes, dove si va per chiedere, pregare, auspicare, l’importante è non farsi troppe domande, non cercare di dare risposte al dolore umano, che va preso come un dono, secondo alcuni, una punizione, secondo altri, un’ingiustizia secondo la maggior parte.
E lungo la strada, con il suo borsone e il peso di una malattia, non sulle spalle, ma sul suo bel seno, incontra un uomo che non si sa da dove venga, un po’ clochard, un po’ lunatico e stravagante, un po’ nullatenente, un po’ troppo di troppo.
In cerca anche lui di qualcosa, forse quella fama che non ha mai raggiunto, forse una nuova vita. O forse solo un’eccitazione momentanea alla vista del seno femminile, che lei gli mostra, ingenuamente anche se poi se ne pente, stupendosi se Lui ha una reazione tutta maschile. Ma cosa si aspettava? I maschi sono maschi, figuriamoci “lassù tra i boschi e le cimase” davanti ad una bella donna sola e con le difese ridotte a zero.
La storia appare alquanto improbabile, soprattutto perché la regia ne dà un’interpretazione realistica ma poi nemmeno fino in fondo, invece che surreale, favolistica, sognante. Se lui è un angelo non l’abbiamo capito, se è un comico capiamo presto perché non ha avuto fortuna: non fa proprio ridere anzi è indisponente e isterico, pieno di tic e ripetizioni esagerate. Se lei rappresenta la categoria delle donne sottomesse e solitarie, borghesi e in cerca di avventure, allora come può trovare interesse in quest’uomo che non ha nulla di quello che potrebbe attirare una donna? Non ha fascino, non ha savoire faire, insomma non ci sa proprio fare con le donne. Ma lei non si scompone, le sue reazioni, in fondo è uno sconosciuto incontrato in un bosco, non sono abbastanza forti e convincenti, a volte sembra che lo tolleri, altre che lo ammiri, perfino quando Lui la insulta o la prende in giro. La sua vita ha davvero bisogno di questo Lui? Non è un po’ poco?
Non si può affidare ad un solo bacio la responsabilità di tutto quello che non ha funzionato prima. Ma forse c’è chi pensa che sia così e allora certamente non sarà d’accordo con me.
Pazienza. Nascondersi dietro falsi apprezzamenti non fa bene né allo spettacolo, né all’amore. Andrà meglio la prossima volta.

Daria D.

Il bacio di Ger Thijs (Traduzione di Enrico Luttmann)
Con Barbara De Rossi, Francesco Branchetti
Regia Francesco Branchetti
Musiche Pino Cangialosi
Produzione Foxtrot Golf
Distribuzione Stefano Mascagni

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