Il fantasma della Garbatella e Thè senza limone al Teatro Marconi di Roma

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Al Teatro Marconi di Roma

Nei giorni centrali della settimana il festival Marconi ci ha riservato due interessanti spettacoli: uno sul problema dei diritti civili e delle pari opportunità, l’altro grottesco e paradossale sulla reincarnazione, come in Egitto, a fini etico-giuridici. Il fecondo autore Gabriele Mazzucco, già scrittore de “Il Catamarano”, concede virtualmente a Lallo, per volontà divina di tornare sulla terra per rivendicare un torto, sentimentale che gli costò la vita. Veniamo così a conoscenza d’altri personaggi del rione che, legati direttamente o meno a lui, chiariranno progressivamente il loro ruolo, man mano che la trama tra il comico ed il drammatico si dipana. Al centro di tutto è il macellaio e paninaro Orazio succube della moglie e responsabile d’infedeltà verso il sodale Lallo, che accusa un vuoto di memoria ed è guidato dall’arcangelo Raffaele, il pastore abruzzese Tarcisio, fratello ignorante e grossolano di Lallo, che nutre qualche simpatia per Angelina la giovane che nessuno vuole e vive di ricatti alle spalle dell’escort Matilde. La surreale vicenda si svolge con fitti dialoghi sarcastici, gaudenti sketches e velenose rivelazioni, nella casa abusiva d’Angelina, che non ha i soldi per riscattarla, come tanti inquilini di oggi, vivendo amaramente la sua  doppia condizione. Ciascuno fa del suo meglio per rendere incandescente la miscela e volgere il lavoro sul lato della bontà e del perdono dato, che DIO ha promesso una palingenesi rinnovatrice dell’umanità, di cui si fa profeta” l’accannato” ed icastico Raffaele. Nel nome dell’irenismo si risolve il contrappasso del ritorno spettrale in terra di Lallo, che ne approfitterà per un’amara rimpatriata sociologica nella sua Garbatella, nata all’inizio del XX° secolo, dove i cassonetti sono pieni, divani e suppellettili giacciono sulle strade,per altro piene di buche. Per gli altri personaggi cadono tutte l’ipocrisie e situazioni di comodo con rischi di arresti,sfratti e vita da barboni. Ma poi giunge un’altra fantasiosa illuminazione salvifica che riporta la piece nel mondo delle favole e dell’illusorie speranze utopistiche. Andrea Alesio, Chiara Fiorelli, Teo Guarini, Federica Orrù,Paola Raciti fanno del loro meglio per dare alla vicenda verve e verosimiglianza con una recitazione scatenata,trascinante con il suo campionario umano,tempi sinergici tali da fornire l’impressione d’un cast ben affiatato pronto a prove superiori.Sempre per” il teatro da camera” il giorno prima avevamo osservato il testo: The senza limone di Ludovica Marineo in cui s’affrontava il nucleo psicanalitico delle diversità caratteriali ed anomalie sessuali, per cui Pompeo rimproverava alla sciantosa cantante trasgender Cesare di non potersi sposare con Valentina per la sua inclinazione naturale, che contravveniva alle regole del ben pensare borghese, rappresentato dai suoceri inseriti nel mondo impiegatizio e tessuto sociale del vaticano. Cesare,rifiutando l’impostura dell’effimero matrimonio di convenienza con una mondana prezzolata, annuncia al fratello carabiniere destinato per la reputazione dell’arma a Pizzo Falcone. Una doppia scelta radicale in linea con la sua sentita  identità:il convento.C’è da chiedersi se esiste la giustificazione morale e teologica d’una tale decisione e comunque si dimostrano ancora valide le battaglie della manifestazione pubblica”GAY PRIDE” della rassegna teatrale “GAROFANO VERDE”che pure quest’anno a settembre si terrà all’India. Interpreti contrapposti e dialettici,come nell’assunzione del the;sono stati Luca Basile e Paola Militerno,diretti da Siddartha Prestinari.

Susanna Donatelli

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