Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Milano si tinge di verde.

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A Milano, al Teatro Della Luna, è transitata per un week-end la compagnia di danze irlandesi CelticLegends. Qualcosa che raramente si vede in Italia: la tradizione celtica dal punto di vista della musica e della danza. Da Riverdance, visto a Milano ormai molti anni fa, non si è esibita a Milano nessuna compagnia di questo stile molto coinvolgente oltre che dalla storia e dalle origini antichissime. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare il manager della compagnia, Eric Dessauvages, persona disponibilissima e molto cordiale, che ci ha raccontato un po’ dello show e ci ha aperto le porte della compagnia. 100% Made in Ireland: composta da artisti esclusivamente irlandesi, la compagnia nasce nel 2001 a Galway, nella regione del Connemara e fa del tutto dal vivo, musica e danza, il suo punto di forza. Gli irlandesi sono molto fieri della propria storia e delle proprie tradizioni, e per questo fin dalla più tenera età, 4-5 anni, nei programmi di insegnamento delle scuole statali sono già previste materie come danza, musica e lingua celtica. Per chi poi vuole dedicarsi in modo più professionale a queste arti, ci sono numerose scuole per continuare a studiare per perfezionarsi. Moltissimi sono anche i concorsi e le gare di danza, fino ad arrivare al sogno di tutti i ragazzi: i campionati mondiali, a cui possono partecipare dai 16 anni, che si svolgono ogni anno in una località diversa del pianeta. Gli anni di studio, le gare, i costumi (un abito costa 500-600 euro, essendo un pezzo unico e ricamato a mano) sono a spese della famiglia che sostiene i ragazzi che vogliono diventare danzatori. Quando sono davvero al top, allora possono lavorare in compagnie come Lord Of The Dance, Riverdance o Celtic Legends. La carriera di questa tipologia di ballerino è molto breve: a 25 anni smettono, poi fanno l’università per potersi garantire un lavoro. Lo stile, che vede il corpo muoversi solo dalla vita in giù, mentre busto e braccia sono immobili, è molto fisico, tutto salti e battute di piedi per cui è evidente che, dopo una certa età, è ben difficile reggere il ritmo.

I Celtic Legends arrivano a Milano con sei musicisti fenomenali e dodici ballerini, tutti molto giovani. A metà pomeriggio, intanto che i musicisti effettuano il sound check per trovare l’acustica giusta, i danzatori si scaldano dietro le quinte ed è un bel concerto di rumore di piedi. Solo successivamente i danzatori effettuano la prova palco delle coreografie di Jacintha Sharpe sotto l’occhio vigile dell’assistente, Kathy. Jacintha è in Francia con un’altra parte della compagnia. Eric ci dice che il coreografo non è stabile ma che, quando non riesce più a dare un’impronta di novità, a creare uno show innovativo, allora è il momento in cui viene sostituito. E’ curioso vedere i danzatori vestiti in qualche modo, alcuni addirittura con le scarpe da ginnastica, provare parti dello spettacolo. Poi un po’ di riposo, il trucco e… Sipario. Due ore di pura magia: i musicisti sono estremamente coinvolgenti, assolutamente fantastici ed arrivano al pubblico con la loro energia e la loro passione per quello che stanno facendo: è palese che sono i primi a divertirsi, ed è la cosa fondamentale perché solo così si può trasmettere al pubblico qualcosa. I danzatori sono impeccabili, non sempre sorridenti, ma la tecnica è talmente complessa, i passi così veloci che forse la concentrazione ha il meglio sull’interpretazione. Lo show alterna un brano solo suonato, compresi alcuni assoli dei musicisti, e uno anche danzato. Chitarra, violino, uilleann pipe, fisarmonica, banjo e uno strano tamburo fanno vibrare le sedie degli spettatori del Teatro della Luna. I ballerini si cambiano per ogni pezzo, esibendo vestiti bellissimi con il verde, il colore nazionale irlandese, che la fa da padrone. Un popolo di soli quattro milioni e mezzo circa di abitanti, ma con carattere da vendere: forti, tenaci, orgogliosi, hanno passato per secoli qualsiasi tipo di avversità; lo spirito indomito che li caratterizza dai tempi dei Romani si rivela molto chiaramente anche nella sua musica e nella sua danza. Noi italiani, che facciamo di tutto per non preservare la nostra cultura, abbiamo molto da imparare. Assolutamente da vedere.

Chiara Pedretti

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