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“Rusina”, un racconto in calabrese scritto e interpretato da Rossella Pugliese

Data:

In scena al “Festival Segreti d’autore” diretto da Nadia Baldi (Valle Cilento, 3 agosto, 2017)

Nella scena un armadio, che diventa di volta in volta segno del ricordo, simbolo delle molteplici allegorie che dominano un racconto dove al centro c’è Rusina, nonna e madre, femmina e amante,”mater dolorosa” e tenera nutrice. Attraverso la formula della confessione, come se l’io monologante fosse continuamente incalzato da un interlocutore evocato “in absentia”, ma di fatto sempre presente sulla scena attraverso continui appelli, il monologo, scritto e interpretato da Rossella Pugliese, si nutre della “memoria”, si impasta di ricordi in una lingua calabrese satura di sonorità, da cui la voce attinge come da una traccia mnestica, o da una specola gravida di mille suggestioni e di molteplici evocazioni simboliche. La lingua è quella “delle viscere”, per riprendere una formula cara ad Annibale Ruccello: il dialetto è il calabrese da qualche anno recuperato sulle scene da altri giovani atto-autori come Angelo Colosimo o Lorenzo Praticò. Il racconto della nonna Rusina passa attraverso il recupero analettico dell’innamoramento, del legame con un marito evocato da una giacca e un cappello, dei riti del corteggiamento, dei balli tradizionali della Calabria con le nenie in sottofondo. I segni e le immagini inevitabili del lavoro domestico e della liturgia religiosa si contaminano poi, come in un chiaroscuro di grande effetto coloristico, con l’erotismo di un’altra Rusina, che incarna un’immagine ideale e un suo doppio, una Rusina spagnola, provocante, disinibita (il pendant opposto della donna calabrese). Il monologo si costruisce per questo come una inchiesta, una quête inesauribile, in cui domina il tempo “perduto” dell’imperfetto “noi cinque figli eramo”: qui la memoria si rompe in frammenti e i ricordi si scheggiano anche nel trauma della memoria del dolore di un figlio nato morto. Rossella Pugliese – che con questo spettacolo ha debuttato al Napoli Teatro Festival (edizione 2017 diretta da Ruggero Cappuccio) – è bravissima a passare dai toni tragici e malinconici ai registri comici e riempie la scena di un’espressività non comune. Bellissima la lingua calabrese, carica di sonorità e di ecolalie di cui solo le lingue “popolari” sono capaci. Nel recupero del dialetto prevalgono le forme idiomatiche, malapropismi, con una certa ridondanza di parallelismi e ripetizioni propri di uno stile formulaico, tipico dei cunti. La lingua di questo monologo colpisce per la sonorità delle parole che appaiono emanazioni verbali dell’inconfondibile humus culturale calabrese dal quale la scrittura trae ispirazione, protesa com’è nella ricerca di un linguaggio originario, che si nutre della “memoria” come da un avantesto mitico e primigenio, in una ricerca malinconica del lontano e del rimosso.

Carmela Lucia

Recensione dello spettacolo del 3 Agosto 2017
Valle Cilento Festival segreti d’autore, Ore 21.30
Rusina
spettacolo teatrale di e con Rossella Pugliese
Regia Rossella Pugliese
Aiuto Regia Alessia Francescangeli
Tecnico Luci Desideria Angeloni
Scenografia Santo Pugliese e Rossella Pugliese
Foto Rosario Esposito
Organizzazione e Amministrazione Adelaide Oliano
Lo spettacolo ha una durata di 70 minuti

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