Intervista a Giuseppe Sanfilippo. “Il Canzoniere nei suoi istanti d’amore e del cuore”

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Da qualche settimana StreetLib ha pubblicato il tuo nuovo e primo libro intitolato “Il Canzoniere nei suoi istanti d’amore e del cuore”. Una raccolta di poesie d’amore che, come sostiene Stefano Duranti Poccetti nella sua introduzione, pone al centro una donna che racchiude un’importanza spirituale, quotidiana e poetica. Ma c’è  più, infatti il tema dell’amore ha un’estensione più ampia, infatti nelle tue liriche riveli sentimenti che generalmente un uomo non svela facilmente, mostrandoti così un uomo “A cuor aperto”, come recita una delle tue poesie. A questo coniughi la tua visione e riflessione sull’amore, visto che nel libro troviamo delle liriche poetiche che includono anche  frammenti riflessivi. In altre parole, si tratta di un’opera poetica che diviene in qualche modo un trattato filosofico sull’amore o sull’Io dell’uomo.

Come nasce questo lavoro?

Tutto viene da una spontaneità libera, in cui mi sono trovato davanti al bisogno e necessità di scrivere e di soffermarmi sul tema dell’amore e dell’Io dell’uomo.

Il tuo libro per certi versi sembra un diario in cui un soggetto rivela i suoi momenti più intimi. Questo diario diviene una raccolta di poesie, lo possiamo considerare un diario autobiografico e filosofico? 

Certo! Difatti quest’opera  rappresenta sotto molti versi un diario in cui scrivo i momenti della mia vita e i momenti miei personali.

Perché scrivere poesie al posto di un Diario e come riesci a fare di ogni momento vissuto, sopratutto quelli negativi, una poesia?

Sinceramente, non c’è stata una scelta ben stabilita da parte mia. Scrivere un diario autobiografico in poesia nasce da una parte dal bisogno di scrivere alla mia amata. In questo contesto ci sono parole dette e parole che non gli ho rivelato, ma che ho sentito il bisogno di scrivere. Dall’altra parte scrivo i miei momenti di riflessione, indagando quindi anche il piano filosofico. Il tutto viene scritto in poesia perché ogni pensiero umano è una lirica. Allo stesso modo, ogni cosa che vivi è una fortuna averla vissuta. Ogni cosa è una poesia, anche le cose tristi e brutte, proprio perché abbiamo la fortuna di provare dei sentimenti, delle emozioni molteplici. Non importa se queste sono belle o brutte, esistono ed hanno un loro senso di esserci. Cosa saremmo noi esseri umani se provassimo solo sentimenti belli o solo quelli brutti? Cosa saremmo e cosa sapremmo di noi se non provassimo dei sentimenti o emozioni? Ogni momento rappresenta la possibilità e occasione di poter cercare e capire cosa siamo o diveniamo. Quando comprendi questo la vita diventa una poesia.

Sei sempre riuscito a fare di ogni tuo momento di vita una poesia?

Non sempre! In alcuni momenti c’è voluto del tempo.

Prima ho citato la ricerca dell’Io dell’uomo intesa come figura nel rapporto d’amore, a cosa ti riferisci?

Personalmente, sono nato in una famiglia con ideali etici e morali molto conservatori in relazione all’essere un uomo e agire da uomo, una famiglia in cui l’uomo era il capo. Di fronte a ciò mi sono posto la domanda: essere uomo vuole dire questo? Mi sono risposto di No. Da qui sono andato alla ricerca dell’Io uomo, proprio qui è nata la poesia “Uomini pieni di sogni” che apre il Canzoniere,  connessa alla consapevolezza dei nostri sogni, al bisogno di avere e trovare un posto al sole, cioè qualcosa che corrisponde a un riconoscimento della propria identità. Inizialmente ho solo idealizzato questo Io, ma allo stesso tempo non bisogna credere che io sia l’unico a vedere la figura/ruolo dell’uomo in modo diverso da come avviene in tanti contesti culturali e familiari. La riflessione è una facoltà umana, la stessa è accompagnata dall’amore. L’amore è un sentimento potente che ti apre, conducendoti a un secondo pensare e concepire le cose. L’amore è un processo educativo e formativo, costituisce la propria identità. L’amore ti conduce a migliorare per te stesso e per la tua amata. L’amore ti porta alla volontà di costruire te stesso e un mondo migliore. Oggi viviamo in un momento di crisi che definiamo economica, ma in realtà la crisi andrebbe ricercata nelle relazioni umane. L’amore tra le persone non c’è più, forse perché ci siamo liberati da concetti etici – morali e religiosi, ma non abbiamo però costituito una nuova etica e morale. Abbiamo concepito la libertà dimenticandoci dell’amore. Se guardiamo le amicizie anche queste non sono quelle di un tempo, poiché la società è cambiata. Forse non abbiamo plasmato le cose più importanti e non abbiamo conservato dei valori ed ideali fondamentali.

dreParliamo della poesia “Uomini pieni di sogni”, quando l’hai scritta avevi all’incirca 15 anni. A questa età è difficile per un ragazzino fare una riflessione così grande, come hai fatto tu…

Credo che mi abbia influenzato il mio essere una persona concentrata verso la riflessione. In questa prospettiva, inizi a osservare, analizzare ogni aspetto della vita, della cultura e ogni evento. Confesso che comunque c’è stata una ricerca sul tema. Non mi sono mai fermato alla sola riflessione, ma mi sono dedicato anche all’indagine. Ho cercato di conoscere tante e tante storie d’amore. Ho ascoltato e cercato di comprendere e capire i bisogni umani, i disagi o quello che mancava alle persone nel loro vivere l’amore. Insomma ho avuto e cercato sempre un contatto umano.

Nel libro ci sono momenti che parli di una amata come se tu non stessi  insieme a lei, ma sapendo che ella è la tua Lei. Lo descrivi in modo determinato, sicuro e deciso. Questo lo vediamo in “Sarai”, come è nata questa?

In semplici parole, raffigura un primo incontro che potremmo definire un colpo di fulmine vero e proprio. L’incontro di una tua Lei in cui in modo strano vedi tutto quello che ti mancava o cercavi. In tal senso, sembra una favola o una utopia, cose che nella vita a volte capitano.

Nelle tue poesie spesso ti mostri un uomo molto spirituale, non parli solo della tua donna, ma citi anche un mondo circostante e allo stesso tempo in alcuni momenti tiri fuori uno stile molto simile ai poeti passati. Ad esempio, usi parole come “Luna”, “Bocciolo di rosa”, ecc Ti ispiri a vecchi  poeti e ai greci dell’età antica che possedevano un contatto vivo con la natura?

No! Non mi sono ispirato a nessuno. Devo dire che nella mia vita mi sono sempre avvicinato e ho cercato un contatto con la natura.

C’è una poesia in cui parli di Don Giovanni, anche questa nasce in modo spontaneo o ti sei ispirato al filosofo Søren Kierkegaard?

Anche questa nasce in maniera spontanea. Premetto che il mio Don Giovanni raffigura una fase che un singolo soggetto vive quando sei giovane, laddove non pensi a costruire delle storie, perché quando sei giovane sei più proiettato all’avventura o confondi il sesso con l’amore. Qui sono un Don Giovanni che nel tempo acquista la tendenza a divenire un uomo Etico morale, vale a dire quando incontra la donna che ti frega il cuore. 

Un’ultima domanda: alcuni amici ti hanno incoraggiato a pubblicare questo libro. Hai avuto bisogno delle loro spinte per arrivare alla pubblicazione? Tra gli stessi ci sono coloro che ti chiedono delle versioni in lingua inglese e francese. Queste versioni usciranno? Hai anche altri progetti in cantiere?

Beh, sono amici inglesi e francesi che non parlano bene italiano e di conseguenza mi hanno chiesto di fare delle traduzioni. Sinceramente, ci sto pensando, anche se l’intenzione è quella di pubblicare il Canzoniere anche in lingua inglese, francese e possibilmente in spagnolo. Per quanto riguarda il presente, prima di tutto voglio fare una presentazione del libro ad Anghiari per condividerlo con i miei paesani. Poi sinceramente, nel cassetto ho anche altre poesie e sto pensando di pubblicare un secondo capitolo del Canzoniere, per poi portarlo in tour. Questo però dovrebbe essere correlato a laboratori in cui si possa parlare di poesia filo-narrativa e pedagogica – in altre parole, la filosofia pratica, in cui la poesia diventa la protagonista assoluta –  in cui ogni singolo partecipante possa scoprire il suo senso poetico. 

Come vedi come laboratori, per giovani o adulti?

È da decidere se cercare un pubblico di adulti o se farlo anche con dei ragazzi. In ogni caso, la poesia diventa anche luogo di filosofia e di educazione. Momento in cui le persone si aprono alla loro facoltà di esseri pensanti.

Marcella Di Martino

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