Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Thriller

Data:

USA  1983  14’  COLORE
REGIA: JOHN LANDIS
INTERPRETI: MICHAEL JACKSON, OLA RAY
VERSIONE DVD: SI’, edizione SONY/ BMG

Michael è al cinema con la fidanzata a vedere Thriller, un horror in cui il protagonista (sempre Michael) diventa un feroce lupo mannaro; nel momento clou però, la ragazza, che si è spaventata, si alza e se ne va, costringendo il povero Michael a lasciare il film a metà; mentre passeggiano verso casa, Michael prende in giro la paurosa fidanzata cantandole la terrifica Thriller, in cui zombi, fantasmi e mostri la fanno da padroni. Peccato però che i morti stiano resuscitando davvero e che lo stesso Michael, all’improvviso, si trasformi in uno zombi, mettendosi a ballare insieme a loro sotto lo sguardo atterrito e incredulo della ragazza. Niente paura: è stato solo un sogno…o no?!

Se l’uscita di THRILLER (1982) ha suddiviso la storia della musica leggera in un “prima” e in un “dopo”, risultando l’album più venduto di tutti i tempi, è stato anche per merito di questo gioiello che ha letteralmente rivoluzionato, elevandolo al rango di arte, il mondo dei video musicali (o videoclip, come si diceva una volta) sviluppatosi solo pochi anni prima in concomitanza con la nascita di MTV (1981) e con la trasmissione dell’emblematico Video killed the radio stars dei Buggles.

Già negli anni ’60 i Beatles (sempre “avanti”!) con i loro film, e pochi altri artisti, avevano intuito le potenzialità del connubio musica/immagini, ma prima di Thriller, almeno nell’era dei videoclip, NESSUNO aveva osato tanto, e non si era quindi mai visto nulla di simile: promuovere una canzone e un album girando un vero e proprio cortometraggio cinematografico di un quarto d’ora, interpellando per l’occasione un regista di rango come John Landis (The blues brothers, giusto per citare la sua opera più famosa) poteva sembrare un’esagerazione, e invece è stata un’idea eccezionale, un lampo di genio che, oltre ad aver (di)mostrato la dignità artistica dei video musicali (ora non più semplici collage d’immagini, bensì storie vere e proprie dotate di una trama), ha creato il mito Michael Jackson, qui all’apice –mai più raggiunto- della carriera, permettendogli di mettere in mostra tutto il proprio talento di showman a trecentosessanta gradi: non solo cantante ma anche -e in alcune circostanze soprattutto- ballerino e attore (anche se il rapporto di “Jacko” col cinema non sarà mai idilliaco…).

A distanza di decine di anni, Thriller non ha perso un briciolo della sua magia, ed è sempre una meraviglia rivederlo. Merito di Landis, che con professionalità e ironia è tornato sui propri passi calandosi di nuovo nell’atmosfera del fortunato Un lupo mannaro americano a Londra, girato appena un paio di anni prima (1981), e magistralmente adattato per l’occasione al mondo di Michael; merito degli effetti speciali del mago Rick Baker, che già gli avevano fruttato un Oscar per il film di cui sopra; merito, va da sé, della canzone: scritta da Rod Temperton, la fortunata Thriller, oltre ad essere forse il più grande successo di Jacko è uno dei brani-manifesto per la musica pop, qui rappresentata nelle sue sembianze più “nobili”; infine, e soprattutto, merito della magnetica presenza di Michael, la stella più brillante mai apparsa nel firmamento pop (e non solo): oltre ad aver cantato, ballato e recitato, Jackson ha scritto il film insieme al regista, lo ha prodotto ed ha pure curato le coreografie…cosa chiedere di più?! Non va dimenticato, inoltre, il contributo di Vincent Price, “the rapper” (come recitano i credits dell’album), storico volto cinematografico dell’horror, protagonista, tra gli altri, dei film di Roger Corman tratti dai racconti di Edgar Allan Poe: in Thriller è sua la voce che recita l’agghiacciante poesia dark, ed è sua pure l’indimenticabile risata folle che chiude il film.

A partire dall’album THRILLER, Jackson ed il suo entourage (tra cui il produttore Quincy Jones) hanno dedicato un’attenzione maniacale all’immagine del cantante, cosa che ha contribuito in maniera decisiva alla sua straordinaria carriera; è proprio in quest’ottica, quindi, che, accanto alle tante peculiarità stilistiche (la voce, i testi, i tipici “singhiozzi” e “urletti”) e artistiche (le sue doti di performer totale) che hanno reso Jacko unico e gli hanno permesso di stare almeno una spanna sopra tutti gli altri, vanno senz’altro considerate anche peculiarità di tipo estetico, come l’abbigliamento (gli irrinunciabili mocassini “magici”, il guanto luccicante, il cappello) e i curatissimi video musicali, sempre di elevato livello qualitativo e costantemente all’insegna della spettacolarità e della magniloquenza. Dello stesso THRILLER sono entrati nella leggenda anche i video di Billie Jean e di Beat it, due ulteriori esempi da manuale di canzone perfetta con video perfetto, ed in seguito altri grandi nomi del cinema hanno prestato la loro arte alla musica di Michael Jackson: oltre a Landis, tornato a dirigere Jacko nel video di Black or white, ricordo Martin Scorsese, che ha firmato il videoclip di Bad, poi Francis Ford Coppola, che si è cimentato nella regia del cortometraggio di fantascienza Disney Captain EO (1986) e Spike Lee, che ha realizzato le due versioni del video di They don’t care about us. Restando in ambito cinematografico, vale la pena citare i meravigliosi videoclip delle altrettanto stupende canzoni Liberian girl, con mezza Hollywood ”scomodata” per una comparsata (tra i tanti: Steven Spielberg, John Travolta, Woopi Goldberg, Dan Aykroyd), e Remember the time, con la partecipazione di Eddie Murphy; per completare la mia personale lista dei video di Michael da vedere assolutamente, andando in ordine cronologico, vi segnalo infine quelli di The way you make me feel -la versione integrale-, Smooth Criminal, Leave me alone (tutti da BAD), Scream, Earth Song e Stranger in Moscow (tutti e tre tratti da HISTORY).

Decisamente meno brillanti, invece, le sortite di Michael Jackson nel mondo del cinema “puro”: tralasciando la curiosa partecipazione, al fianco di Diana Ross, in I’m magic (del 1978: la personale rilettura in black de Il mago di Oz operata dal regista Sidney Lumet, in cui Jacko interpreta il ruolo dello spaventapasseri) ed il già citato e trascurabile Captain EO, è davvero difficile, anche con tutta la buona volontà di questo mondo, considerare riuscito il primo -ed unico- lungometraggio che vede Jacko protagonista, cioè Moonwalker (1988, regia di Jerry Kramer), un minestrone in cui vengono mescolati allegramente fantascienza da supereroi, musica, buoni sentimenti ed autocelebrazione, il tutto preceduto da un incredibile prologo spurio che riassume in chiave “mitologica” l’intera carriera del Nostro: un piatto che nemmeno certi fans incalliti sono riusciti a digerire e in cui si salva soltanto lo straordinario intermezzo di Smooth Criminal; non è andata molto meglio con Ghosts, il mediometraggio fanta-horror realizzato, ad imitazione di Thriller, per promuovere la manciata di  brani inediti -di qualità artistica tutt’altro che elevata- presenti nella deludente raccolta BLOOD ON THE DANCEFLOOR: HISTORY IN THE MIX (1997): i tempi d’oro erano ormai lontani. Molto più riuscito l’autoironico cameo in MIIB-Men in black II del 2002 (“LAVORIAMO AL PROGRAMMA DI INSERIMENTO DELLE MINORANZE ALIENE”), forse la miglior prova cinematografica di Jacko dai tempi di Thriller. Tornando a quest’ultimo, ne consiglio la visione tanto agli appassionati di cinema quanto a quelli di musica, poiché ci troviamo in presenza di un piccolo capolavoro nato dal magico incontro tra i due mondi che, almeno in questo caso, si sono amalgamati alla perfezione (e non era scontato)…”DARKNESS FALLS ACROSS THE LAND/ THE MIDNIGHT HOUR IS CLOSE AT HAND…”

La versione integrale del video di Thriller è presente nel DVD incluso nell’edizione speciale e limitata dell’album uscita per celebrare il suo venticinquesimo anniversario, THRILLER 25; in alternativa, potete recuperarla nella raccolta MICHAEL JACKSON VIDEO GREATEST HITS HISTORY.

Nel 2017 John Landis ha curato un’edizione restaurata in 3D del video, presentata con successo alla Mostra del Cinema di Venezia.

Francesco Vignaroli

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