Bluff. La vita di una piccola cittadina non è poi così tranquilla…

Data:

Al Teatro Manzoni di Roma, fino al 19 novembre 2017

Si sta sempre più affermando in teatro una coppia d’autori che sa unire nei suoi testi il finemente umoristico allo scavo psicologico dei personaggi,estraendoli con occhio analiticamente selettivo dal contesto sociale in cui li pescava pure il sommo commediografo Edoardo De Filippo,divenuto proprio per tale”honoris causa”dottore e senatore.Nel secondo lavoro della stagione del Manzoni Diego Ruiz e Cinzia Berni costruiscono un divertente arguto giallo psicologico,che tuttavia ha anche il merito d’affrontare alcuni spigolosi problemi civili ed antropologici d’estrema attualità:il gioco d’azzardo clandestino tra incalliti allibratori e biscazzieri che vivono mafiosamente nell’ombra,lo spaccio delle sostanze stupefacenti e la loro subdola al fine di loschi e ragguardevoli profitti alle spalle dell’ingenua e modesta gente del popolo.Siamo in piena criminalità da codice penale ed infatti al centro di tutto questo c’è una bionda ed avvenente,procace,poliziotta,interpretata da una sempre vivace e florida,elegante,Cinzia Berni,di nome Silvia che,da semplice,ritardataria e divagante ausiliaria giunta nel Modenese a Civitella,pensionata in un “bed and breakfast”,tornerà a Roma come commissaria per il suo fiuto olfattivo ed arguto intuito e felicemente sposata con l’astrologo Leone,all’inizio suo coinquilino e professore di matematica in un liceo classico della zona.Sono ospitati da una vecchia zitella(Giorgia Trasselli) che coltiva funghi ed un ricco campionario arboreo di piantine con cui paradossalmente e con grottesca ilarità parla spensierata,finchè nell’appartamento residence di periferia non irrompe con un pacco regalo in cui vi sono una mortadella di Modena ed una macchinetta di caffè.Uno strano individuo tutto d’un pezzo e dal forte stile”aplomb” anglosassone,che dice di essere un gaudente giramondo,è stato pure in Brasile a San Paolo dove ha comprato per scommessa un cavallo rivelatasi una bufala,nonché un impenitente giocatore di carte inseguito dai creditori pericolosi banditi,per cui desidera rifugiarsi dalla sorella con cui in passato ha rotto i ponti,avendo dilapidato il patrimonio familiare.Naturalmente il ritrovato affetto è opportunistico,però lei si lascia convincere e per celebrare con lo champagne prepara una frittata a base di funghi,che sarà la causa di tutti i mali dell’apparente serafica cittadina in cui scorre inutilmente il tempo:Leone riceverà un pugno in faccia dal fruttivendolo Egiziano Abdul,al cui figlio impartisce lezioni private di calcolo.Sarà comunque l’abile e geniale padrone di casa a scoprire perché Leone si senta un’aquila volante,come il simbolo della lazio,come pure il fatto che la sorella sia sfruttata a sua insaputa dall’erbivendolo,per rendere il paese più felice del dovuto e non anonimo ma al centro della cronaca nera regionale.Nel bisogno e nel rischio di pagare il fio di colpe non proprie si mettono alla prova i veri valori ed i legami di sangue.Nonostante una certa superficiale leggerezza di lei,che comunque in fondo troverà la doppia felicità della famiglia originaria e della ricchezza.Carlo Alighiero e Giorgia Trasselli rappresentano due impareggiabili congiunti di 1° grado.Mentre la musica con la “mazurca” emiliana romagnola di questo comico relativismo Pirandelliano è di E. De Rosa e la scenografia dell’interno borghese del casale con quadri impressionisti di paesaggio,mobili ed arredamento è di A. Mancini.AL Teatro Manzoni fino al 19/11.

Susanna Donatelli

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