A tu per tu con Luca Zizzari. Un attore italiano a Londra

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Diamo il benvenuto all’attore Luca Zizzari – milanese di nascita e londinese d’adozione – nella rubrica dedicata ai talenti italiani sparsi nel mondo.

Lo incontriamo in un caffè del centro della Capitale Inglese in occasione della presentazione della quarta edizione della nota tv serie Peaky Blinder nella quale indossa i panni di Matteo, un mafioso spietato e… ma lasciamo che siano le sue parole a svelare i dettagli del personaggio e della sua avventura British.

Ciao Luca, benvenuto nella rubrica Creativity Talk by Corriere dello Spettacolo, dedicata al talento Made in Italy nel mondo. Da quanto tempo vivi a Londra e perché hai scelto questa città?

Vivo a Londra dal 1996. Il motivo per il quale mi trasferii a Londra, fu inizialmente per imparare la lingua inglese… il resto, come suol dirsi, è storia.

Hai studiato Ingegneria Meccanica, come tuo padre, per poi intraprendere la carriera dell’attore. Quando hai ricevuto la chiamata dell’arte? Puoi raccontarci i tuoi esordi?

Ho finito i miei studi come “Tecnico dell’industria meccanica di macchine ad operazione idraulica” per poi continuare, in teoria, come ingegnere meccanico, però capii subito che non ero portato per quel tipo di lavoro, essendo una persona creativa ed emotiva. L’inizio fu studiando l’inglese al Westminster College.

Un giorno il mio insegnante, Richard Smith, mi disse di leggere un estratto di una poesia Shakespeariana, un sonetto, e, ascoltandomi, mi disse: Oh Boy, ever thought of studying Drama?

Non ci pensai molto sul momento, infatti, quando conclusi il corso, decisi di viaggiare e di utilizzare quel tempo per pensare bene a quello che avrei voluto fare nella vita. Mi arruolai per una compagnia area, la British Midland. Dopo quasi 4 anni decisi di cambiare compagnia aerea e iniziai a lavorare per la Lufthansa. Una sera, in tv vidi Toro Scatenato, di Martin Scorsese, con Robert De Niro. Non so cosa accadde quella sera, ma rimasi incollato allo schermo. De Niro era magnetico! Proprio durante il suo monologo davanti allo specchio (monologo tratto da Fronte Del Porto, diretto da Elia Kazan con il grandissimo Marlon Brando), capii che io volevo fare quel mestiere: l’attore. Capii che quella era la mia vocazione e che non avrei potuto fare altro nella mia vita. Abbandonai il lavoro e mi dedicai completamente allo studio dell’arte drammatica.

Essere attore in Italia e in Inghilterra, c’è qualche differenza?

Guarda, in Italia non ho molta esperienza nel settore, anche se ultimamente ho lavorato alla serie de I Medici con i registi, Jan Michelini e Jon Cassare e sto facendo qualche provino.

Per quanto riguarda la tecnica o l’approccio alla recitazione, forse a Londra c’è più facilità nello studio grazie anche ai tanti workshops proposti. In Italia non ci sono tante facilitazioni. Continuo a studiare nonostante stia lavorando nel settore, perché nell’arte non ci si ferma mai di evolversi e di sperimentare cose nuove.

A giorni ti vedremo indossare i panni del mafioso nella fortunata serie tv Peaky Blinder, puoi anticiparci qualcosa del personaggio che interpreti?

Il mio personaggio si chiama Matteo, ed è il braccio destro di Adrien Brody a.k.a. Luca Ciangretta, e membro della sua famiglia e organizzazione criminale.

23379651_1802091323416705_1931115415_oCome hai approcciato la preparazione del personaggio?

Ho un acting-coach che vedo spesso privatamente, Gary Condes, con il quale ho studiato insieme per diversi anni e con il quale mi piace discutere dei vari personaggi che interpreto, per me è importante il suo punto di vista. Cerco sempre di immedesimarmi nella parte, senza mai giudicare il personaggio ma guardarlo sempre con molta umanità. Per il ruolo di Matteo ho fatto una lunga ricerca sulle origini della Mafia, parlai con lo scrittore/autore Martin Short, autore del libro Crime Inc e ideatore della serie televisiva/documentario dall’omonimo titolo, appunto sulle origini della Mafia, dei suoi tentacoli-infiltrazioni, dell’immigrazione alla fine ‘800 primi ‘900. Avevo bisogno di immergermi nel contesto il più possibile. Guardai tanti video di sparatorie e mi informai sulle varie tecniche di tortura impiegati dalla Mafia o di organizzazioni di stile mafioso dell’epoca e poi mi informai dello stato economico della Sicilia di all’ora, quello dell’Italia, delle divisioni sociali nel nostro Paese a partire dalla metà dell’ ‘800 in poi. Insomma tutto ciò’ che potevo assorbire per giustificare le azioni del mio personaggio rendendolo così il più umano possibile.

C’è un personaggio che hai interpretato o un progetto al quale sei particolarmente legato?

Sì, mi piacerebbe interpretare il ruolo di Rodolfo, magari anche al National Theatre, per la drammaturgia di Arthur Miller, View from the Bridge. È un ruolo che mi è rimasto nel cuore fin da quando lo lessi la prima volta per una scena che dovevo fare a scuola di recitazione.

È nei tuoi progetti futuri ritornare in Italia?

Certo, mai dire mai! Per ora continuo a fare provini, poi se il materiale è quello giusto perché no?! Amo il mio Paese e amo la nostra cultura.

Un regista con il quale vorresti lavorare?

Martin Scorsese, Brian De Palma, Pedro Almodovar, Darren Aronofsky, Oliver Stone, Matteo Rovere, Giuseppe Tornatore, Luca Guadagnino… insomma ce ne sono un po’.

Attrice e Attore con i quali vorresti condividere il set e perché?

Robert De Niro, perché insieme a Marlon Brando sono coloro che mi hanno inspirato ad intraprendere questo lavoro, questa passione. Stimo moltissimo Javier Bardem e Daniel Day Lewis per la loro capacità di immedesimarsi in diversi ruoli. Poi ci sono anche Meryl Streep e Elisabeth Moss, l’attrice di Mad Men e Handmade’s tale, le trovo entrambi imprevedibili e ricche di scelte nelle loro interpretazioni.

Progetti futuri?

Al momento sto lavorando con il regista Carlo Nero, figlio dei mitici Vanessa Redgrave e Franco Nero, sulla sceneggiatura dello scrittore Italo-Americano Alessandro Degaetano, Red Gold. È la storia di alcuni soldati Italiani catturati dalle truppe britanniche in Nord Africa durante la seconda Guerra mondiale, deportati negli Stati Uniti ed impiegati in diversi lavori manovali, come operai agricoli, e addirittura nella costruzione di ferrovie. Non posso dire molto, solo che si tratta di fatti realmente accaduti e mai raccontati. Fatti che fanno parte della nostra storia, del nostro Paese, fatti che devono essere raccontati e condivisi. Bisogna ricordare quello che è successo nel passato per scongiurare che non si ripeta più in futuro.

Katya Marletta

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