“The Place”: cosa siamo disposti a fare per ottenere ciò che vogliamo?

Data:

Cinema Signorelli, Cortona. Lunedì 20 novembre 2017

“TU CREDI IN DIO?” “IO CREDO NEI DETTAGLI…” (dal film)

“RICORDATI SEMPRE: LE COSE BELLE SI PAGANO”  (dal film Certi Bambini)

Il bar/tavola calda The Place è il singolare luogo scelto da un misterioso uomo per ricevere i suoi clienti. Ma di che tipo di rapporto professionale si tratta? Vediamo: le persone arrivano con richieste di qualunque tipo e l’uomo, dopo aver consultato la sua agenda, stipula un patto con i richiedenti in base al quale si impegna a soddisfare i loro desideri in cambio di “missioni” che essi stessi devono portare a termine. Qualche esempio? Un uomo chiede la guarigione del figlioletto malato di cancro, e come contropartita dovrà uccidere una bambina; un poliziotto desidera ritrovare la refurtiva di una rapina, e per ottenere ciò dovrà picchiare a sangue una persona; una ragazza chiede di diventare più bella, e la cosa le costerà una rapina da “appena” 100.000 euro (più cinque centesimi…); un’anziana signora, per ottenere la guarigione del marito malato di Alzheimer, dovrà compiere una strage piazzando una bomba di sua costruzione in un locale; per avere la vista, un cieco dovrà stuprare una donna; per ritrovare Dio, una suora in crisi spirituale dovrà restare incinta… Mentre alcuni destini pian piano finiscono per incrociarsi, rendendo il quadro ancor più ingarbugliato, la barista Angela mostra sempre maggior interesse per il suo misterioso cliente fisso, che comunque mantiene attorno a sé un’impenetrabile cortina di segretezza…

Ispirato alla serie televisiva americana The booth at the end, The Place si impone come uno dei film italiani più interessanti del 2017. Asciutto, essenziale, compatto e poco “italiano” nello stile, l’ultimo lavoro di Paolo Genovese funziona e convince proprio perché si sgancia dai tipici cliché del cinema italiano contemporaneo, afflitto da una perenne autoreferenzialità che finisce inevitabilmente per accorciarne il respiro e comprometterne la spendibilità all’estero. In effetti, questo film, in quanto pressoché privo di riferimenti spazio-temporali, avrebbe potuto essere girato in qualunque luogo, ed è giusto enfatizzare il fatto che, una volta tanto, anche il cinema italiano sia riuscito a partorire una storia di portata universale, riponendo lo specchio (spesso deformante) nel cassetto.

Un film “da camera”, tutto giocato in un’unica ambientazione, quella del locale The Place, in cui il misterioso e ambiguo uomo senza nome (un angelo? un demone?), dotato di capacità empatiche e d’ascolto degne di uno psicologo (come nota Angela), mette abilmente alla prova la coscienza e la moralità delle persone, portandone alla luce il lato oscuro e inducendole, quasi obbligandole, a scrutare l’abisso che c’è in loro. Quel “quasi” è importante, perché in realtà nessuno è costretto a violare i propri principi, e chi lo farà prenderà la decisione sul presupposto del libero arbitrio, accettandone poi le conseguenze. Riguardo quest’ultimo aspetto, la storia ha qualche cedimento didascalico nel finale (le scelte” buone” di alcuni produrranno risultati positivi, e viceversa), ma si tratta di un peccato che non inficia la qualità complessiva del film, impreziosito inoltre dall’ottima prova corale del cast. Per l’occasione si registra un grande spiegamento di forze, con una ricca parata di nomi importanti del cinema italiano coinvolti nel progetto. Cominciamo da un ottimo Valerio Mastandrea, autore di un’interpretazione pienamente convincente ed emozionante nel ruolo del dolente e vagamente mefistofelico protagonista; bravi e in parte tutti gli altri, a partire da Marco Giallini, senza dimenticare poi Vittoria Puccini, Alba Rohrwacher, Alessandro Borghi (messosi già in evidenza al fianco di Luca Marinelli in Non esssere cattivo, 2015, ultima regia dello scomparso Claudio Caligari) e, nel ruolo di Angela, Sabrina Ferilli, protagonista, insieme a Mastandrea, della scena più bella del film (rimasta sola nel locale con l’uomo, per rompere il ghiaccio Angela si siede a tavola con lui e gli propone il gioco del silenzio: ci si fissa negli occhi finché uno dei due non ride, perdendo il gioco; ma, colpita dall’immutabile sguardo carico di dolore e malinconia dell’uomo, Angela si ritrova sul punto di piangere e, sconvolta, è costretta ad alzarsi e rinunciare). L’unico a recitare in maniera un po’ forzata e sopra le righe è Rocco Papaleo, forse disorientato da un ruolo non pienamente affine alle sue corde.

The place è stato scelto come film di chiusura della recente Festa del Cinema di Roma (giunta alla dodicesima edizione): un onore meritato.

Francesco Vignaroli

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