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“Il giuramento” e il coraggio di levare il capo di fronte agli oppressori

Data:

Dal 5 al 17 dicembre 2017

Non è di certo nuovo alla scrittura teatrale Claudio Fava, che dopo il successo de “La pazza della porta accanto” nel quale ripercorreva gli anni in manicomio di Alda Merini, torna nuovamente allo Stabile catanese con la pièce Il giuramento”. Il dramma è la lucida riflessione di un evento storico che segnò l’Italia degli anni ’30, quando 1238 professori in tutta la penisola giurarono fedeltà a Mussolini e al Regime in un’ottica di totale asservimento, perché il fascismo si sa, pretende l’anima. Soltanto in dodici si rifiutarono, fra loro il medico Mario Carrara, interpretato da un intenso David Coco, decretando inevitabilmente il loro destino. Vita vera e dimensione teatrale, dunque, si combinano per scrutare il passato con un atteggiamento critico, osservando gli eventi sotto una luce nuova e la messa in scena, con la godibile regia di Ninni Bruschetta, sembra voler accentuare proprio quest’aspetto. Se da una parte manca la scenografia, per cui sono le ruvide mura della sala Verga a fare da sfondo, dall’altra l’aspetto temporale è ancorato ai costumi, ad alcuni elementi di scena, come la radio e gli scranni dell’aula universitaria, e ai canti intonati a cappella dagli attori, uno su tutti, “Faccetta nera” sebbene di qualche anno successivo. Senza dimenticare l’inno delle matricole che riecheggia in due momenti diversi, all’inizio quando gli attori aggirandosi tra le poltrone in platea lo cantano per l’inaugurazione dell’anno accademico e alla fine, effettato, come una sorta di canto funebre.

Una regia che congela la dimensione emotiva relegandola solo ad alcuni momenti e in cui i sentimenti emergono velatamente, arrivando per questo al pubblico in maniera più diretta. Più volte Bruschetta utilizza l’espediente delle luci intense per creare digressioni nell’intreccio, intanto che gli attori rimangono sempre in scena seduti su delle panche ai lati del palco, proprio come nella “Pazza della porta accanto”.

Il giuramentoLe note jazz di Cettina Donato sono asciutte, non prevalgono né tanto meno servono a inquadrare il contesto, piuttosto ricorrono meccaniche in alcuni momenti, come quando Tilde accende la radio.

Dal punto di vista narrativo la trama si focalizza su molti aspetti, nel complesso tutti ben sviluppati. La tenera amicizia fra il professore e la governante, che si arricchisce di sentimento nel bellissimo dialogo in chiesa, i giovani studenti impreparati alla vita ma con tanta voglia di fare e un’Italia nel pieno del cambiamento. Ciò che lascia basiti è che l’imposizione non arrivi dall’esterno, dal capo manipolo, nonostante l’atteggiamento sospettoso di un incattivito Liborio Natali, ma dall’interno, dall’arroganza di un Preside (Simone Luglio) disposto a tutto pur di mantenere il suo potere. La paura che prevale sul dubbio e che spinge anche il socialista dottor Pareschi (Antonio Alveario) a firmare, convinto che questo paese non meriti eroi, e dei giovani studenti pieni di speranza costretti ad abbassare la testa pur di non rinunciare ai loro sogni, come Blasco (Federico Fiorenza) o di sentirsi parte di qualcosa come Baldini (Pietro Casano) e Fisichella, (un eccellente Luca Iacono). Così nell’appiattimento più becero, le uniche voci fuori dal coro sono Tilde (Stefania Ugomari Di Blas) donna composta ma tenace, che vorrebbe cambiare l’atteggiamento del professore di fronte alla vita, scardinando la sua monotona routine e Malagò (Alessandro Romano), l’unico dei suoi studenti che lo incita alla ribellione. Ma come insegna la vita, le scelte talvolta si pagano e anche a caro prezzo.

Un documento storico importante che imprime nella memoria l’eco di eventi lontani ma universali, dove uno straordinario cast d’interpreti rende unico quello che all’apparenza è solo uno spettacolo teatrale.

Laura Cavallaro

 

Scritto da Claudio Fava
regia Ninni Bruschetta
musiche originali Cettina Donato
scene e costumi Riccardo Cappello
luci Salvo Orlando
con
David Coco
Stefania Ugomari Di Blas
Antonio Alveario
Simone Luglio
Liborio Natali
Pietro Casano
Federico Fiorenza
Luca Iacono
Alessandro Romano

produzione Teatro Stabile di Catania

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