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Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno!

Data:

Al Teatro Carignano di Torino, dal 19 dicembre 2017 all’1 gennaio 2018

Continua il nostro viaggio all’insegna del giallo teatrale, dopo i recenti articoli già pubblicati vi presentiamo una tra le migliori opere narrative in assoluto del racconto di genere occupando il decimo posto della collana giallistica, con 110 milioni di copie vendute, piazzatosi all’undicesimo posto nella classifica dei best-seller e terzo nei romanzi. Se non è ancora chiaro, stiamo parlando di DIECI PICCOLI INDIANI di Agatha Christie (Ten Little Niggers, t.o.) e proprio in questi giorni nella versione originale… E NON RIMASE NESSUNO… sino al 1 gennaio 2018 approda al Teatro Carignano in Torino (situato nella piazza omonima). Di questo stupendo bijou, pochi sanno il vero nome completo: Teatro dei Principi di Carignano, costruito in legno alla fine del XVII secolo per ospitare piccoli spettacoli a uso della nobile famiglia.

Agatha Christie ambienta il suo romanzo “Ten Little Niggers” nell’Isola Tidale di fronte al Devon, pubblicato in Gran Bretania nel 1939, l’Italia deve aspettare l’agosto del 1946 prima di vederne il risultato tradotto da Edoardo Erba… con un titolo cambiato e già citato precedentemente.

L’opera letteraria ebbe molte trasformazioni non solo sul titolo, giacché la parola “Nigger” è considerata negli States un termine dispregiativo, l’appellativo rimase sino al 1977 anche se il titolo non piacque, infine venne definitivamente cambiato in DIECI PICCOLI INDIANI, questo per l’Italia, ma negli U.S.A. il titolo rimase l’originale: E NON RIMASE NESSUNO.

I mutamenti non ebbero pace, poiché anche il finale ebbe il suo da farsi per quanto riguarda le variazioni, adattato per una trasposizione teatrale e modificato anche per il cinema… arrivando sino farne una versione erotica.

I “giallisti” sanno bene cosa s’indica quando si parla di Giallo Enigma, quello della camera chiusa, ben visibile in questa rappresentazione portata in teatro dal regista Ricard Reguant, perché l’assassino è uno dei dieci ospiti, però in questa trasposizione il colpo di scena è che… muoiono tutti…

Su questo romanzo particolarmente riuscito l’autrice ha dato il meglio della sua vena narrativa (vedi i precedenti articoli), qui non troviamo il Poirot o Miss Marple a dipanare la matassa, la forza maggiore è il Leitmotiv è il bene/male, tra falsità e la colpevolezza degli invitati che pur non conoscendosi qualcosa li accomuna. Così s’innesca un meccanismo letterario sul thriller più venduto, facendo scendere l’implacabile giustizia che presenta il conto, snocciolando la catena di delitti per arrivare alla soluzione finale. In questa recitazione si deve tenere conto della grandezza del romanzo, in particolar modo su come il regista spagnolo Reguant ha sviluppato la visuale del componimento narrativo, facendo fede al suo titolo primario.

Questi sono i personaggi e interpreti approdati sull’isola, un cast di tutto rispetto scelti per questa trama da sold out, con una morale aspra nei confronti dell’epoca vittoriana dove, per complicati cavilli legislativi… nessuno pagava le proprie colpe. Abbiamo il classico e grezzo ex poliziotto di nome William Henry Blore interpretato da Mattia Sbraga, la bravissima Ivana Monti nella parte della “zitellona Emily Brent” che dà voce al pensiero della scrittrice accusando con un giudizio duro la società britannica e i suoi giudici, capaci di mandare a morte una persona innocente.

Che dire di Luciano Virgilio, l’anziano giudice Lawrence John Wargrave… pentito di aver “appeso la sua toga”… oppure di Pietro Bontempo, che, pur essendo capitano (Philip Lombard), questo non impedisce il “verdetto finale, il suo giudizio” stabilito dal regista. Carlo Simoni si cala nei panni del dottor Armstrong, Alarico Salaroli invece impersona il generale McKenzie. Ad attendere gli invitati sull’isola, il tuttofare sig. Roger alias Pierluigi  Corallo e ancora Giulia Morgani (sig.ra Roger), Caterina Misasi (Vera Claytorn), infine Mattia Sbragia è il personaggio di Antony Marston. Piacevole è l’allestimento scenico di Alessandro Chiti su progetto di Gianluca Ramazzotti, imponente è la colonna centrale dove sono incise le frasi della filastrocca, con la sua nenia udita sino al compimento totale:

Dieci Piccoli Indiani andarono a mangiare, uno fece indigestione solo nove ne restaron

Nove Piccoli Indiani fino a notte alta vegliar, uno cadde addormentato otto soli ne restar…

Di questo capolavoro potremmo continuare a scrivere all’infinito, il pubblico ha accolto con entusiasmo l’invito su questo lavoro teatrale che già di suo è un successo, la curiosità sta nel fatto che la canzone della filastrocca, scritta nel 1868 da Septimus Winner, supplicata in quel titolo, prima che Agatha Christie pubblicasse il romanzo… interessante, non trovate? anch’essa fu modificata in DIECI PICCOLI INDIANI, ancora di più è sapere che tra le diverse variazioni

sulla sceneggiatura vi è stata quella d’incorporare nell’azione la filastrocca, perno centrale della commedia.

A questo punto chi ha assistito è uscito come noi dal teatro compiaciuto, adesso non rimane altro che proseguire verso la stazione in attesa dell’ORIENT EXPRESS…

Daniele Giordano 

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