Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Detour – Deviazione per l’inferno (Detour)

Data:

USA 1945 67’ B/N
REGIA: EDGAR G. ULMER
INTERPRETI: TOM NEAL, ANN SAVAGE, EDMUND MACDONALD, CLAUDIA DRAKE
VERSIONE DVD: SI’, edizione DYNIT

“IL DESTINO: QUESTA FORZA MISTERIOSA PUO’ PUNTARE IL DITO CONTRO DI ME O CONTRO DI VOI, SENZA UNA RAGIONE APPARENTE” (dal film)

Al Roberts (Tom Neal), squattrinato pianista in un night club di New York, decide di andare a trovare la fidanzata Sue, trasferitasi a Hollywood in cerca di fortuna. Essendo al verde, è costretto ad affrontare il lungo viaggio verso la California in autostop. Di passaggio in passaggio arriva in Arizona, dove a dargli uno strappo è l’ambiguo allibratore Charles Haskell; durante il tragitto, però, Haskell muore improvvisamente e Al, per paura della polizia, sottrae documenti, soldi, vestiti e auto allo sfortunato compagno di viaggio e prosegue da solo. Giunto in California concede, a sua volta, un passaggio a una giovane autostoppista, Vera: una mossa sbagliata, dato che la donna conosce Haskell…

Nato come piccolo B-movie girato a bassissimo costo dallo specialista Edgar G. Ulmer, Detour (tratto dall’omonimo romanzo di Martin Goldsmith, autore anche della sceneggiatura) si è meritatamente conquistato, col tempo, la fama di cult, fino ad ottenere il prestigioso riconoscimento di opera da conservare nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel segno di Kafka, attraverso un lungo flashback e con la tecnica del monologo interiore (un elemento tipico del genere noir), racconta la rapida discesa infernale nel regno del Caso -che il protagonista chiama Destino-, dell’assurdo e dell’irrazionale toccata a un uomo qualunque, ma prodigiosamente abile nel pescare sempre la carta perdente. Con l’entrata in scena di Vera (Ann Savage) la storia si fa ancora più inverosimile e illogica: davvero incredibile la serie di coincidenze che costringe Al a proseguire per la deviazione (in inglese detour) malauguratamente imboccata al momento di salire in auto con Haskell. Vittima degli eventi, che lo portano sempre più lontano da Sue e dal sogno di una vita “normale”, il protagonista manifesta una forte angoscia esistenziale, che sfocia in un tragico fatalismo privo di speranza. Nonostante tale cappa di opprimente negatività il film riesce a offrire, nel finale, sprazzi di umorismo nero, di cui, però, per motivi diversi (vedrete…), né Al né tantomeno Vera possono godere. Contro il Caso si infrange ogni illusione umana sul controllo della realtà. “Caso”, poi, è anagramma di “caos”…

Francesco Vignaroli

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