Addio a Elisabetta Terabust

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Si è spenta il 5 febbraio 2018 a 71 anni una delle stelle italiane più brillanti nell’universo della danza: Elisabetta Terabust.

Un tributo, un ricordo, un omaggio ad una grandissima della danza a livello internazionale. Pochi lo sanno, ma è nata a Varese il 5 agosto del 1946. Frequenta però la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretta allora da Attilia Radice, ex Scala, ed entra a far parte del corpo di ballo appena diplomata; viene nominata Prima Ballerina nel 1966 ed Etoile nel 1972.

E1Non si ferma né a Roma né in Italia: si perfeziona col danese Erik Bruhn, il grandissimo predecessore di Nureyev, collabora col maestro Žarko Prebil ed interpreta coreografie di Aurel Milloss.

Nel 1973 diventa Prima Ballerina del Ballet de Marseille diretto da Roland Petit, di cui diventa musa ispiratrice; il coreografo crea per lei la sua versione di Schiaccianoci e ne fa la sua interprete preferita in Le Loup, Carmen, Coppelia, Notre Dame de Paris. Si trasferisce poi a Londra dove lavora con il London Festival Ballet, oggi English National Ballet, consolidando la sua carriera internazionale e maturando la sua sensibilità di interprete contemporanea: oltre ad affrontare i balletti del repertorio classico, rivela un talento speciale per il contemporaneo, danzando lavori di Glen Tetley, Barry Moreland, John Cranko e George Balanchine. Negli anni ’80 torna in Italia come étoile ospite dell’Aterballetto a Reggio Emilia, dove è protagonista di molti lavori di Amedeo Amodio, William Forsythe, Alvin Ailey, George Balanchine.

Negli anni ’90 inizia la sua carriera di Direttrice di Corpo di Ballo di vari teatri lirici: dal 1990 al 1992 l’Opera di Roma, dal 1993 al 1997 la Scala di Milano, dal 2000 al 2002 il MaggioDanza di Firenze, dal 2002 al 2006 il San Carlo di Napoli. Nel 2007 torna di nuovo, per breve tempo, alla direzione del corpo di ballo milanese. Per la prima volta, sotto la sua direzione, la Scala depone tutù e coroncine per affrontare finalmente anche un repertorio contemporaneo: fa un lavoro di svecchiamento incredibile, con un occhio particolare ai giovani, a cui affida sempre parti soliste, rischiando ma difficilmente sbagliando: due nomi su tutti, Massimo Murru e Roberto Bolle.

Si è spenta nella sua Roma. Si è spenta troppo presto. Un esempio per tutte le generazioni di ballerini.

Chiara Pedretti

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