“Spamalot”, ma a-lot proprio. Re Artù e i suoi cavalieri smitizzati da Elio e Rocco Tanica

Data:

Al Teatro Brancaccio fino al 18 febbraio 2018

Prendi l’epica cavalleresca, ma quella coi pilastri spessi, irrobustiti da virtù ed eroismo. Ora visualizza bene quei piloni impreziositi da inserti onirici, magie e creature fantastiche. Adesso monta su un caterpillar e vacci a sbattere contro. Fallo con la guida a destra, insieme ad altri cinque “mancini” come te, e ti chiami Monty Python. Trova il coraggio, dopo qualche lustro, di cambiare carreggiata e guidare un caterpillar in Italia e ti chiamano “Elio e le Storie Tese”. E se non l’hanno fatto, avrebbero dovuto. Almeno prima che la band milanese si sciolga per sempre, dopo quasi 40 anni di onorata carriera.

Quelli (c)attivi al Brancaccio, ad onor del vero, sono solo due: Elio e Rocco Tanica. Ma il non-sense è di casa, a teatro come nell’irriverente band che ha da poco chiuso l’ultima esperienza sanremese.

Spamalot-738399Il Monty Python’s Spamalot è un musical infarcito di colpi bassi e sketch demenziali. Eric Idle, membro dei Monty Python, lo ha ricavato nel 2004 con l’aiuto di John Du Prez da un film di trent’anni prima, Monty Python e il Sacro Graal. Calda accoglienza sin dal debutto e tre Tony Award vinti. In Italia, ha accettato la sfida Rocco Tanica, rivelandosi all’altezza del compito: “Trentaquattro anni fa vidi al cinema Monty Python, Il senso della vita, e fu una folgorazione. È un onore essere stato scelto per quest’incarico”. Gli fa il contrappunto Elio: “Anch’io trentaquattro anni fa vidi Il senso della vita, ma, a differenza di Rocco, l’unica conseguenza fu che persi le chiavi della macchina, una 127 blu che oltretutto non era veramente mia, ma di mia mamma.” La creatura cavalleresca dei Monty Python non poteva che essere curata e portata in Italia da loro.

Quindi, di ritorno al musical dopo La Famiglia Addams, Elio veste i panni di Re Artù – rigorosamente glitter pop, come tutti i costumi di Roberto Brancato. Condividono la scena con il loro sovrano i cavalieri della rotondissima, superlativi: Pierpaolo Lopatriello, Thomas Santu, Andrea Spina, Umberto Noto, Filippo Musenga. Su tutti, svetta l’esplosiva dama del lago, Pamela Lacerenza.

La regia di Claudio Insegno (Jersey Boys e La febbre del sabato sera) ottimizza gli spazi e trova buon materiale nelle coreografie di Valeriano Longoni.
Giusta la direzione musicale di Angelo Racz (Hairspray, Jersey Boys).

In due atti e oltre due ore di live, Spamalot dissacra i cliché dei poemi bretoni: i cavalieri non spiccano per coraggio né per ingegno (il sacro Graal è ritrovato per intervento esterno); la dama del lago si autopropone in moglie, con un marketing matrimoniale d’impatto, i cavalieri sono gay, Camelot è una Las Vegas ante-litteram.

È humour inglese, quanto ci piace. Poco importa se qualche critica maligna ha definito il musical originario “comodo”, perché il Python non si sarebbe allontanato dalla comfort zone in cui ha sguazzato per anni. In Italia non sono poi così famosi questi Python (?!?) e, in ogni caso, gli adattamenti di Rocco Tanica meritano almeno un pellegrinaggio, a cavallo.

Maria Vittoria Solomita

SPAMALOT
Testo e Liriche: Eric Idle
Musiche: John Du Prez
Traduzione e adattamento: Rocco Tanica
Regia: Claudio Insegno
Interpreti: Elio, Pamela Lacerenza, Andrea Spina, Umberto Noto, Giuseppe Orsillo,
Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti
Ensemble: Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè,
Simone De Rose, Daniele Romano,Alfredo Simeone, Giovanni Zummo
Direzione Musicale: Angelo Racz
Coreografia: Valeriano Longoni
Scene: Giuliano Spinelli
Costumi: Lella Diaz
Disegno Luci: Alin Teodor Pop
Disegno Audio: Edoardo Priori
Foto: Gabriele Giannini e Gianluca Colombo

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