Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Alessandro Haber è grandissimo ne “Il padre” di Florian Zeller

Data:

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Assicurazioni Generali. Dal 21 al 25 febbraio 2015

“C’è qualcosa che mi sfugge…qualcosa che non torna…succedono cose strane intorno a noi”

La magistrale prova d’attore di Alessandro Haber (Andrea), unita alla bravura e alla sensibilità di Lucrezia Lante della Rovere (la figlia Anna) con accanto David Sebasti (Piero, il compagno di Anna), Daniela Scarlatti (una donna), Ilaria Genatiempo (Laura, l’infermiera) e Riccardo Floris (un uomo) sono essenziali per dare piena realizzazione a quel che si trova nel testo di Florian Zeller che di nuovo si confronta con il perturbante, dato in questo caso dalla malattia (il morbo di Alzheimer) e senza far sconti lo fa entrare in noi con leggerezza, smuovendo dal profondo la nostra apparente tranquillità; con grande coerenza e attenzione la tournée sostiene l’AIMA, l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, invitando il pubblico ad offrire il proprio contributo alla fine di ogni recita.

Il padre” mostra il dramma di un uomo che vede giorno dopo giorno confondersi sempre più la realtà comune a tutti con la propria, improvvisamente mischiata a fantasie, sogni, incubi, ricordi lontani che si fanno vicini, pensieri che diventano memoria concreta senza essere mai avvenuti. Tutto ciò non appartiene soltanto a lui, ma coinvolge tutte le persone che gli stanno intorno e, superato il palcoscenico, scende per arrivare diretto a ogni spettatore.

La musica di Antonio Di Pofi sigla il finale in modo perfetto e, nel corso dello spettacolo, colma puntualmente ogni momento di buio in sala creato tra un episodio e l’altro, funzionale a rendere maggiormente percepibile la confusione temporale di Andrea, la cui mente si rispecchia nelle scene di Gianluca Amodio che, nell’ottima regia di Piero Maccarinelli, si svuota poco a poco di oggetti fino a trasformarsi nella stanza di una residenza protetta.

Fanno sorridere i goffi tentativi di nascondere gli sbalzi d’umore, conseguenza della frustrazione provata, che il protagonista giustifica come modi originali per stupire il prossimo, ma è un sorriso breve, perché subito ci si rende conto di trovarsi di fronte alla rappresentazione drammaturgica di quanto viene vissuto da tante famiglie ed è un immergersi dolce e amaro in un mondo ora tenero, ora drammatico, spesso tragico, perché la confusione contagiosa smarrisce tutti, conducendo la persona colpita anche a una commovente regressione, a una necessità di accudimento che riporta a una sorta di nuova infanzia in cui anche i ruoli saltano ed ecco che si chiede alla figlia di cantare una ninna nanna per potersi addormentare, aumentando così il dolore di chi sta vicino.

Andrea ha forse la necessità di trovare la rassicurazione in qualcosa di noto, e ritorna all’antico, ai primi passi, al bisogno della presenza della mamma che spera lo venga a trovare ed è un aggrapparsi sempre più disperato a una memoria che affonda come una nave naufragata e che allo stesso modo si sfalda in tanti brandelli, lasciando “la sensazione di perdere le foglie una dopo l’altra” e assieme a esse la speranza, riconoscendosi in un albero troppo vecchio per superare un altro tempestoso inverno.

Per tutto il tempo il padre cerca in qualche modo di fissare quel che resta: un passato i cui lutti più dolorosi vengono tenuti nascosti, o la certezza di un tempo misurato, quello di un orologio da polso che diventa vera e propria ossessione, oggetto da custodire e nascondere in posti noti a tutti, considerati sicuri e poi dimenticati, aumentando così un’ansia che diventa sempre più difficile da contenere.

Tutto si sfalda in lui lasciandogli isolati brandelli di memorie di una quotidianità che cerca di riattaccare usando come collante quel che egli teme dal futuro. Assieme al presente e al passato anche ciò che ancora non è partecipa in qualche modo al grande caos dell’ordine temporale, distruggendo quel che rimane. Sul terreno resta un’accozzaglia di tristi macerie in una costante e progressiva caduta fino all’inevitabile e, di fatto atteso, “io…chi sono io?”

Paola Pini

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Assicurazioni Generali
Dal 21 al 25 febbraio 2015
Il padre
Di Florian Zeller
Regia di Piero Maccarinelli
Con Alessandro Haber, Lucrezia Lante della Rovere e con David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo, Riccardo Floris
Scene di Gianluca Amodio
Costumi di Alessandro Lai
Musiche di Antonio di Pofi
Disegno luci di Umile Vainieri
Produzione Goldenart Production

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