Il suggestivo Teatro di Documenti di Roma dedica una serata a “Il Premio Fersen, alla regia e alla drammaturgia contemporanea italiana”, XIII ed.

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Com’è ormai noto la Cerimonia di Premiazione del Premio si  svolge annualmente nel mese di novembre  presso il Piccolo Teatro di Milano, chiostro ‘Nina Vinchi’ e, nei mesi successivi, per tre anni consecutivi, anche a Roma, il Teatro di Documenti, creato dallo scenografo Luciano Damiani,  dedica un incontro con i registi e gli autori vincitori del Premio intitolato ad Alessandro Fersen, regista e drammaturgo fra i più innovativi del XX secolo.  La nostra serata inizia così davanti ad un numeroso pubblico di addetti ai lavori e di comuni spettatori con il saluto di Anna Ceravolo che, con la sorella Carla, fa gli onori di casa e inoltre, come membro della giuria, sottolinea il carattere non convenzionale del Premio in quanto privilegia, a parità di qualità, testi e spettacoli in grado di rappresentare i conflitti e le contraddizioni dei nostri tempi. Nel mio mio breve intervento come fondatrice del Premio ricordo la sua nascita nel lontano 2003 e presento Pasquale Pesce, Presidente della Fondazione Fersen, che illustra l’attività della stessa concentrata soprattutto a Genova, presso il teatro Akropolis, in cui ha sede anche il Centro Studi Fersen, fondato nel 2016 da Ariela Fajrajzen, figlia del drammaturgo.

A seguire, fra gli autori premiati, interviene Cecilia Bernabei autrice di Mosaico di Donna, vetustà, prima parte di una complessa tetralogia al femminile in cui  in scena vediamo cinque donne di un antico passato: Penelope, Messalina, Rosvita di Gandersheim, Costanza D’Altavilla e Christine De Pizan che si raccontano e ci raccontano il loro vero pensiero in un dialogo con altre donne sconosciute. Dalle loro parole emerge  un fil rouge che, aldilà del tempo, le accomuna nel palesare quello spirito di libertà e  quel desiderio di giustizia che avevano perseguito in vita e che le aveva poste in  conflitto con la società patriarcale dei tempi. Le attrici Maria Stella Di Nardo e Ottavia Orticello hanno  interpretato alcuni brani dell’opera.

Successivamente, fra i registi, Graziella  Pizzorno,  regista e autrice dello  spettacolo Ma/ter, Donne fra mafia e terrorismo, recita alcuni brani del testo che si sviluppa  in quattro quadri  ognuno di quali ricorda tragici eventi che videro le donne protagoniste o vittime di stragi  terroristiche o di mafia. Chi armò queste donne ma, soprattutto, come si lasciarono convincere? E’ questa è la domanda-chiave che si pone e ci pone l’autrice e regista e da cui emerge la sostanziale e universale ‘banalità del male’, per dirla con Hanna Arendt. E dunque un testo e una regia essenziali ed incisivi di cui vediamo   proiettate significative scene dello spettacolo. Infine Caroline Pagani autrice e regista di Hamletelia, recita brani del testo che vede  un’ Ofelia eclettica  ergersi dalla tomba  e man mano rappresentarsi con un brio, un’ ironia, un gusto del paradosso e, in breve, una leggerezza pari alla profondità del sottotesto teso a rappresentare una narrazione altra di alcuni celebri personaggi femminili shakespeariani. La presentazione si chiude con la proiezione di scene tratte dllo spettacolo.

La serata si conclude con un divertente ‘fuoriprogramma’ di Fabrizio Caleffi che, da esperto attore qual è, recita con Caroline Pagani, un suo breve dialogo fra un’attrice e un regista. Un conviviale brindisi conclude  felicemente la nostra bella serata romana.

Ombretta De Biase

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