“NOSTALGIA CANAGLIA” DI ALBANO E ROMINA POWER: OLTRE LA CANZONE D’AMORE

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Quando la canzone sottolinea aspetti umani che accomunano l’individuo nel suo esistere

Ribadisco spesso il mio pensiero che la canzone, la musica e l’arte in generale vanno oltre la loro bellezza e sublimità. Ho sempre insistito che l’arte in generale ci può insegnare molto, in modo particolare essa ci può far riflettere e illuminare il nostro pensiero. Oltre questo, la canzone riporta tratti o caratteristiche appartenenti all’essere umano. Aspetti di cui siamo consapevoli ma che non raccontiamo. Oppure tratti o aspetti di cui non siamo consapevoli, li avvertiamo, ma non sappiamo da dove provengono.

Questi sono aspetti che molti di noi conosciamo o possiamo riconoscere molto bene. Ma nel panorama storico dell’Italia c’è una canzone che descrive quanto dico. I protagonisti sono ancora una volta due grandi artisti e cioè Albano e Romina Power. Stavolta con un altro loro successo, ossia, Nostalgia Canaglia, un testo che oltre a sottolineare una nostalgia canaglia e strana, ci racconta come l’individuo nel suo percorso subisca dei mutamenti, ricercati dallo stesso; ricerca che nasce da un bisogno imposto da un rigore dell’anima che ci impone di realizzarli, a causa di una nostra insoddisfazione. Ma vediamo un frammento della canzone: “Chissà perché/ Si gira il mondo per capire un po’ di più/ Sempre di più/ Guardi lontano e perdi un po’ di ciò che sei…” Proprio in questa porzione il testo ci dice che giriamo il mondo per capire un po’ di più. Si tratta di una ricerca di cambiamento. In certi momenti della vita non si comprendere questo bisogno di cercare. Più che altro, non si comprende che si tratta di un rigore che parte dall’anima umana. Nello stesso notiamo la consapevolezza che girando perdiamo un po’ di noi. Sono le esperienze, gli incontri che ci portano al cambiamento. Una semplice chiacchierata con un Tu ci conduce a nuovo mutamento del sé e del modo di vedere le cose.

Ciò ci può mettere inquietudine. Da rilevare che se da una parte accade questo, dall’altra ci sono delle stagioni in cui si è per natura più disposti a cambiare. Quando si è giovani si ha la predisposizione a cambiare ma quanto sei anziano e più difficile. In ogni modo, se guardiamo l’essere umano notiamo benissimo che egli ha fatto tantissimi progressi in termini di mutamento (a volte in meglio altre volte in peggio), poiché l’essere umano è un soggetto pensante e creativo. Sente il bisogno di realizzare l’Io e di costruire, ma in questo tutt’uno non sempre è contento oppure non sempre realizza completamente quello che desidera. Qui sviluppa quindi una nostalgia canaglia, quando ci può capitare di non capire da dove essa proviene. Ci chiediamo quindi: “Ma che cos’è/ Quel nodo in gola che mi assale, che cos’è?” Domanda che sorge quando in noi riconosciamo di aver tutto e che non ci manca nulla, eppure “[…] c’è qualcosa dentro che non va”, e così ti ritrovi una nostalgia canaglia “Che ti prende proprio quando non vuoi” e “Ti ritrovi con un cuore di paglia” che “E un incendio che non spegni mai” – “Nostalgia, nostalgia canaglia/Di una strada, di un amico, di un bar/Di un paese che sogna e che sbaglia
Ma se chiedi poi tutto ti dà”.
Si racconta una condizione umana di un singolo che vive lontano dal luogo natio e vive la nostalgia di una strada, di un bar. Questo ci evidenzia che l’umanità è legata alla terra e al luogo in cui vive. Luogo che non per forza deve essere inteso come una determinata città, ma può essere inteso anche come luogo in cui abiti. Ci può essere o vivere una nostalgia canaglia quando viviamo degli aspetti dello stesso che non vanno bene. Quando comprendiamo che alcuni aspetti possono o potrebbero essere diversi, qui dove proviamo o riconosciamo il desiderio creativo ma che non sviluppiamo. L’amore non è solo il sentimento che lega due o più persone ma anche un sentimento per il territorio o paese in cui sei nato o comunque in cui abiti e vivi. L’amore è un sentimento complesso perché spesso non lo sappiamo plasmare e coltivare. Amore è anche un sentimento d’affetto che proviamo verso persone care, per quali è possibile sentire nostalgia, proprio come accade per un luogo. Avere i rapporti fondamentali è la ricchezza più importante di ogni cosa, in un contesto in cui spesso si dona considerazione e valore alla celebrità, denaro e potere, che in realtà non valgono nulla. Ma l’umanità non sempre comprende ciò, laddove non c’è amore. Non c’è perché l’umanità non sa amare. E quando non sa amare vive delle avventure che non producono soddisfazione e così che ci si chiede:“Perché un’avventura è bella solo per metà?”. Si scambia l’avventura con l’amore, che comunque è un sentimento che possiamo considerare un “dolce tarlo che all’improvviso tornerà…”. L’amore lo possiamo considerare un tarlo che vive di momenti e di stagioni. Non tutte sono le stagioni dell’amore, a volte manca quel motore che lo generi, ma ci sono stagioni in cui egli fiorisce e qui l’essere umano diviene un poeta di versi, che costruisce, perché quando sboccia l’amore diviene un grande sognatore illuminato e acquista la voglia e il desiderio di rivoluzionare e di costruire. Questo aspetto umano avviene in particolar modo quando incontri una lei. Se incontri un amore vero che non è avventura, se due anime incontrano questo, allora entrambe non solo stanno bene, non solo progettano di costruire una vita insieme, ma progettano di costruire anche una società, una cultura migliore.

Se noi guardiamo il nostro Paese, dal secondo dopoguerra, ci rendiamo proprio conto di questo. E notiamo che la canzone rispecchia l’umanità in generale. Si leggiamo le canzoni di oggi in esse non  vi è la stessa luce degli autori di un tempo. Notiamo molte differenze, incontriamo noi stessi e la vera crisi di cui siamo protagonisti.

Giuseppe Sanfilippo

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