Al Rossetti “Milite Ignoto”: Mario Perrotta con la sua Grande Guerra

Data:

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Assicurazioni Generali, 10 maggio 2018

In questi ultimi quattro anni si è molto parlato della Grande Guerra: tanti gli eventi, le pubblicazioni, gli incontri e anche se forse troppo pochi sono stati gli investimenti spesi per realizzare in Italia strutture stabili ad essa dedicate o rendere più attuali quelle già esistenti, si potrebbe ritenere l’argomento sufficientemente sviscerato e in qualche modo esaurito.

E invece non è così.

Come già altri studi e lavori “Milite ignoto” di e con Mario Perrotta affronta l’argomento a partire dal basso, da coloro che si trovarono immersi in tutti i sensi nel primo conflitto “di massa” gestito seguendo criteri industriali senza che lo avessero compreso o voluto, né tantomeno deciso.

Da questa intensa interpretazione, che si apre e chiude nel buio, sono però numerosi gli elementi capaci di suscitare ulteriori riflessioni.

Alcuni sacchi di sabbia simili a quelli usati per rinforzare i bordi superiori delle trincee costituiscono l’unico elemento presente in scena. Su di essi Mario Perrotta resta seduto per tutto il tempo.  Non si alza mai da lì e a muoversi sono soprattutto le braccia, con le quali sa catturare e mantenere costante l’attenzione degli spettatori.

Ma ciò che si impone su tutto e in modo indiscutibile è la parola, strumento da lui padroneggiato con una maestria degna dei narratori mitici attraverso l’uso di un grammelot, creato mettendo insieme con coerenza ed abilità linguistica termini appartenenti ai diversi dialetti nazionali, a dimostrazione provocatoria e intelligente che l’Unità d’Italia si fece proprio lì.

All’inizio si può essere sviati da ciò, attratti da un’armonia verbale creata ad arte e di sicura efficacia con cui induce nello spettatore una prima sensazione di straniamento, punto di partenza necessario per affondare (è il termine più appropriato) in quel che seguirà.

Ad affratellare uomini catapultati in una realtà del tutto nuova e per i quali fino a quel momento la Patria era rappresentata dal paese, dalla vallata o dalla pianura nella quale erano nati, fu la comune condizione: il fango e il freddo in situazioni improponibili e con equipaggiamenti inadeguati; il costante rischio dell’amputazione di piedi o gambe a seguito di cancrena tra la sporcizia endemica, i pidocchi sempre in agguato e il rancio immangiabile, in ogni caso del tutto diverso dall’alimentazione cui erano abituati.

È la guerra vissuta dalle popolazioni “del contado”, gente diversa dalle persone “studiate, coltivate, che lavorano con la testa e non con le mani”, che non riesce a comprendere chi aveva manifestato a favore dell’entrata in guerra da parte dell’Italia inizialmente dichiaratasi neutrale.

Il nemico acquattato a portata di voce, spesso invisibile, è posto in una condizione identica.

In entrambi i fronti si ricevono uguali promesse, assicurazioni simili, analoghe minacce.

Mario Perrotta smantella poco a poco, pezzo a pezzo l’ipocrisia su cui si reggono i monumenti e i sacrari sparsi un po’ ovunque dando la voce proprio al Milite Ignoto, colui che in questa lettura  a seguito di un “grande botto” si trova a non sapere più “chi sono, da dove vengo, che lingua parlo”; la babele con cui si esprime è un rispettoso omaggio a tutti i compagni morti, fratelli a lui vicini.

Pensando a loro resta in attesa, speranzoso di veder sostituiti con le ossa dei milioni di morti i nomi delle vie e delle piazze ancora intitolate a Cadorna e agli altri scellerati generali; di fronte ad esse invita a tacere: “Fermati, pensa, ricorda. E poi, silenzio”.

Paola Pini

 

 

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Assicurazioni Generali
10 maggio 2018
Milite Ignoto Quindicidiciotto
Di Mario Perrotta
Con Mario Perrotta
Tratto da “Avanti sempre” di Nicola Maranesi
e dal progetto “La Grande Guerra, i diari raccontano”
a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi
per Gruppo Editoriale L’Espresso
e Archivio Diaristico Nazionale
Foto di scena: Luigi Burroni
Produzione Permàr, Archivio Diaristico Nazionale, dueL, La Piccionaia

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