“Forma e immagine, tre riflessioni a confronto”. Tre artisti diversi ma simili a Castiglion Fiorentino

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Sono tre artisti in grado rielaborare la realtà fino ad astrarla i protagonisti della mostra Forma e immagine, tre riflessioni a confronto, nel suggestivo sottotetto del Teatro Mario Spina di Castiglion Fiorentino, dal 1° al 12 maggio 2018. Si tratta di Maria Flora Cocchi, Andrea Simoncini e Lorenzo Galliani, i quali, ciascuno a suo modo e con la propria tecnica riescono a deliziarci. Maria Flora Cocchi lo fa con la fotografia, Andrea Simoncini con la pittura e Lorenzo Galligani con la scultura. Della prima citata ho avuto l’occasione di parlare più volte, apprezzando i suoi lavori di fotografia digitale, dove la postproduzione si rivela fondamentale. Attraverso la sua tecnica, da lei definita “Figurazione Simbolica”, dove l’immagine, il dato oggettivo, è solo un pretesto estetico per raccontarsi, l’artista unisce tra di loro più fotografie, assemblate e rielaborate. In questo modo dà luogo a opere concettuali, mai soltanto brillanti per estetismo, ma anche profondamente significative. Una delle ultime produzioni della Cocchi è la serie dedicata ad Artemisia Gentileschi, dove vengono presentati dei frammenti dei dipinti dell’artista caravaggesca rappresentanti Giuditta e Oloferne. Alla Cocchi interessano in questo caso i simboli e i particolari, per parlarci da vicino di questo grande personaggio e parlarci quindi anche della condizione femminile, da lei trattata anche in altri contesti, attraverso una figura simbolo di emancipazione, decisa a emergere in un’era ancora presieduta dagli uomini.

Andrea Simoncini invece non pone volutamente i titoli alle sue opere, perché vuole che sia lo spettatore che le completi attraverso il suo punto di vista. Si tratta di vere e proprie narrazioni, contraddistinte da uno stile in cui l’autore dà luce alla sua estetica artistica, ponendo insieme le differenti tecniche e poetiche del Novecento. In questi dipinti infatti si potrà rintracciare l’interesse per l’espressionismo, come per la metafisica; quella per l’astrattismo come per il surrealismo, questo attraverso cromie vive, in cui di sovente appare l’autoritratto dell’artista. Spesso queste opere sono divise in parti, come a volerci raccontare vere e proprie storie, che chi osserva può rintracciare – se poi non si riesce in questo, l’importante è riuscire a inebriarsi di queste atmosfere oniriche, intrise d’intenso studio e di vasto interesse per le diverse correnti artistiche del XX secolo.

Lorenzo Galligani ha una concezione dell’arte più classica, ma non esente da elementi inconsueti. Acqua è di certo un’opera emblematica, con un grande braccio umano di alluminio, rappresentato nell’atto di specchiarsi all’interno di un laghetto. Poetica e potente immagine che pare fermarsi come cristallizzata nel tempo. D’interesse anche le altre sculture. Si tratta di ritratti di uomini in resina, resi affascinanti dalle spighe di grano, che unite al materiale citato donano alle opere una particolare cromia giallo paglierina.

Sono quindi tre artisti diversi, ma accomunati dal fatto di sapere leggere la realtà con prospettive in grado di sublimarla, donando a essa un tocco sognante e surreale.

I tre artisti si troveranno ancora in mostra insieme ad agosto a Cortona.

Stefano Duranti Poccetti

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