La libertà al centro del nuovo Tour di Caparezza

Data:

Palmanova, Piazza Grande, 7 luglio 2018

Siamo noi liberi? Il tour 2018 di Caparezza (al secolo Michele Salvemini) ruota tutto intorno a questa domanda, sviluppata con una leggerezza profonda e acuta fin dal titolo unendo toni scanzonati a densità di contenuti.
Quando in un concerto, com’è giusto che sia, si aggiungono ai brani di un nuovo Album altri già pubblicati e si propone un tema così forte per legarli tutti, le modalità per ottenere un effetto esteticamente valido sono infinite, ma quel che più importa è l’aver saputo mantenere nel tempo una certa coerenza interna al proprio lavoro.
È necessario che la ricerca di senso sia reale e non pretestuosa, che nell’attività artistica precedente ci siano stati elementi in grado di creare un legame dotato significato in cui sia presente una molteplicità di contenuti che, grazie a tale costruzione, arricchiscano la fruizione di nuove prospettive; un’architettura concettuale stabile dunque, sulla quale muoversi in termini di ulteriore ricerca e sperimentazione, soprattutto musicale.


Tutto questo, nella Piazza Grande si è visto, ascoltato, percepito in generale con i sensi che sollecitavano la ragione in un moto perpetuo pirotecnico, saturo di “inneschi” con sollecitazioni a collegamenti pittorici, letterari, musicali, filosofici e psicologici in caduta libera, provocatori e divertenti, a volte indubbiamente geniali.
La presenza scenica di Caparezza, accompagnato dalle brave coriste, non si smentisce e sul palco appare di tutto: citazioni di videoclip realizzati con la presenza dei tanti protagonisti o di oggetti che ne simboleggiano lo spirito, coreografie sempre diverse eseguite dagli scatenati ballerini, video e animazioni che si susseguono a ritmo serrato interrotte soltanto da brevi interventi del cantante pugliese funzionali ad esplicitare ulteriormente quando proposto in modo da togliere anche la più piccola ambiguità di un dialogo interiore incessante, messo generosamente a disposizione di chi lo voglia ascoltare.
La denuncia sociale si interseca elegantemente con il desiderio di raccontare proprie personali e recenti sofferenze in una realtà virtuale dominata da automi reali che tanto fanno pensare al profetico “Metropolis” di Fritz Lang, volatili antropomorfi incombenti, gabbie e reti pervasive, un cellulare della polizia che giunge in scena per caricare il prigioniero, ma anche una gigantesca barchetta di carta adatta a far navigare il protagonista della nostra storia verso un mondo poetico dominato dalla scrittura manuale, in una città in cui ci siano soltanto carta e inchiostro.
La pazzia e la depressione vengono esorcizzate dalla fantasia senza perdere mai di spessore grazie a una costante connotazione drammatica.
Non siamo nel Paese delle Meraviglie, ma la speranza non viene mai a mancare, perché c’è sempre la possibilità di trovare una chiave e superare così le difficoltà. Possiamo incontrarla fuori o dentro di noi, non lo possiamo sapere dove essa sia se non ci sforziamo di cercarla.
In tutto ciò non può mancare la religione, rincorsa per “rinunciare liberamente alla libertà”, o la poesia di Dante Alighieri e nemmeno Vincent Van Gogh, più sano di tanti di noi.
Tra successi consolidati e nuove canzoni l’attenzione del pubblico (costituito anche da intere famiglie con bambini che si entusiasmano seduti sulle spalle dei genitori) si mantiene viva, richiedendo anche più di un bis.

Paola Pini

Palmanova, Piazza Grande
7 luglio 2018
Caparezza #Prisoner709 Tour
Onde Mediterranee Festival 2018
Le foto sono di Pietro Rizzato
www.ondemediterranee.it

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