Con “La zona” e Boris Pahor si conclude a Trieste il Festival Approdi

Data:

Trieste, Kleine Berlin e Antico Caffè San Marco, “La zona” dal 5 al 9 settembre 2018. Incontro con Boris Pahor 7 settembre 2018

Dopo aver partecipato alla messinscena de “La zona” sarebbe buona cosa fermarsi, lasciar decantare quanto ricevuto, dormirci sopra e poi, una volta risvegliati, lasciar spazio alla riflessione.

È occasione per esercitare la nobile arte della pazienza, del rallentare, del restare in attesa e, soprattutto in ascolto di quel che avviene fuori e dentro di noi di fronte a un’esperienza, forte, coinvolgente e complessa.

Quanto proposto a Trieste in chiusura del “Festival Approdi – rotte artistiche senza bussola” è un testo drammaturgico creato a partire da un libro, “Picnic sul ciglio della strada” di Arkadi e Boris Strugatzki, e da “Stalker” di Andrej Tarkovskij, il film ad esso ispirato; andato in scena per la prima volta in un luogo diverso dalla tradizionale sala teatrale è stato modificato al variare della sede di realizzazione, dal Porto Vecchio di Trieste, già di per sé suggestivo, alle gallerie della kleine Berlin, ambiente dall’impatto ancora più potente.

Lo scrittore (Giovanni Boni), lo Scienziato (Lorenzo Zuffi) e lo Stalker (Lorenzo Acquaviva), “iniziati” di altrettante parti della natura umana, arte, scienza e fede si incontrano e scontrano nel nome delle rispettive appartenenze ed esprimono ora esasperando all’estremo, ora con infinita delicatezza, sempre con rara lucidità le proprie ragioni.

Gli eloquenti silenzi comunicativi che nascono fra loro e lo stato di convivenza forzata nella “zona”, spazio relativamente angusto e dalla natura labirintica, innescano una difficoltà di comprensione reciproca che aumenta sempre più creando una sensazione claustrofobica, nell’apparenza ma non nella sostanza, che infine si scioglie in una benefica catarsi dalla quale appare chiara la soluzione, lieve, fragile e quasi evanescente ma dotata di un’intensità rara.

Ecco che appaiono echi antichi e rassicuranti, di molto vicini alle parole di Lessing e del suo “Nathan il saggio”.

Ma la vera conclusione del Festival è avvenuta la mattina del 7 settembre; l’ultimo attracco si è svolto all’Antico Caffè San Marco, sede della conferenza stampa di apertura, completando così l’ideale circumnavigazione artistica. Alessandro Mezzena Lona ha dialogato, con la consueta attenta competenza, con lo scrittore Boris Pahor, triestino di lingua slovena, in un “viaggio personale e letterario” accompagnati da Lorenzo Acquaviva che ha letto alcuni passi tratti da tre delle numerosissime opere dello scrittore ultracentenario.

“Necropoli”, “Il rogo nel porto” e “Una primavera difficile” sono stati così lo sfondo per una lucidissima e chiara condivisione di Memoria di parte delle vicende storiche cui Boris Pahor, nato il 26 agosto 1913, fu testimone: l’incendio del Narodni Dom, il centro culturale che raccoglieva le associazioni triestine delle comunità linguistiche slave, provocato nel 1920 in pieno centro a Trieste dalle squadracce fasciste colpevoli di aver impedito pure l’intervento dei pompieri e con i soldati usciti dalle caserme della vicinissima Piazza Oberdan fermi a guardare senza intervenire; la drammatica esperienza di internamento nei Lager nazisti in Francia e Germania tra i “politici” in quanto oppositore del regime; la confusione nel mondo cattolico sloveno tra chi appoggiava i nazisti perché anticomunisti e chi preferiva allearsi alle milizie partigiane di Tito, e quindi di Stalin, per difendere la libertà della Jugoslavia.

Le miserie del Ventesimo Secolo, gli incubi e i fantasmi evocati da gesti e atti quotidiani appaiono prepotenti e si ergono a monito di fronte a ciò che sembra di giorno in giorno sempre più ripetersi in dinamiche fin troppo simili.

Dopo il lungo applauso a lui dedicato, Boris Pahor ha chiesto al pubblico di rifarne un altro “per tutti i triestini che non sono ritornati dalla Germania”, definendo una limitazione che in realtà è espressione di apertura estrema, poiché esprime una comunanza di radici stabilita dalla casualità della nascita ma che, nel caso triestino, rappresenta una molteplicità linguistica e religiosa capace di rendere irrilevante e di fatto inconcepibile qualsiasi riferimento etnico, simile dal punto di vista concettuale a quello che ne “La zona”, era apparso come risultato di un equilibrio costantemente in pericolo, da proteggere e amare.

Paola Pini

Trieste, Kleine Berlin e Antico Caffè San Marco
“La zona”
Di Giovanni Boni
Con Giovanni Boni, Lorenzo Acquaviva e Lorenzo Zuffi
Regia di Lorenzo Acquaviva e Giovanni Boni
La regia della parte video, con Diana Hobel, è a cura di Diego Cenetiempo.
Incontro con Boris Pahor 7 settembre 2018

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