“Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il Primitivismo nella scultura del Novecento”. Didattica e passione etnografica ed antropologica primitiva nell’imponente scultura del Novecento

Data:

Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano

Le grandi aule delle TERME dell’imperatore Croato e delle riforme politiche ed economiche, quella della ”TETRARCHIA” e l’altra dell’editto dei prezzi, ospita ancora una grande mostra non solo di spessore artistico, ma soprattutto storico ”gnoseologico”, come recita l’iscrizione socratica sulla parete della seconda, dato che le due discipline citate nel titolo sono scienze ausiliarie della storia. La mostra, curata da F. P. CAMPIONE e G. MESSINA, intende mettere in risalto la libertà creativa dello scultore,che si vuole ribellare al puro realismo per far librare nell’esecuzione scultorea dell’oggetto la propria fantasia e la sua nuova ed originale dottrina critica dell’opera d’arte,che vengono esposte nella ricca antologia didascalica posta all’ingresso con un corredo di splendide immagini della ricezione dei prodotti primitivi degli altri continenti in Occidente nel novecento con mirabili raccolte private. Procedendo poi all’interno si scopre che la mostra è articolata in cinque sezioni: l’infanzia dell’essere (ovvero l’istinto e la memoria ancestrale per lo spontaneo), la visione ed il sogno (l’estasi per il misterioso, l’allucinazione nel sonnambulismo), il mondo magico (ossia il fato, il rito e gli idoli), amore e morte (ovvero eros e violenza), il visibile e l’invisibile (per l’ambiguo, la maschera ed il complesso dei tabù delle popolazioni indigene). Insomma i grandi totem di legno con figure incise che rappresentano divinità propiziatorie od apotropaiche di gruppi etnici dell’Africa, Asia ed Oceania ,(Migronesia, Melanesia e Polinesia) tra il XV secolo e l’inizio del XX, cui s’aggiungono statuine di varia natura e formato, maschere con fili di rame intrecciati e capelli umani, per richiamare la protezione d’entità divine o diaboliche, che dovevano proteggere le case,evocare la tutela degli antenati, messe davanti all’abitazione. Non manca pure una selezione d’opere precolombiane a partire dal 1500 a. C., di lui sono un’esemplare testimonianza “le bambole KACHINA”. Del secolo scorso sono le sculture in ferro e bronzo,ottone,legno e cartapesta,d’elaborazione stilizzata di dorato tramandato dagli altri con cui ci s’è confrontati in ”JE SUIS L’AUTRE” : il vetro blue di KLEIN, L’ARLECCHINO con il mandolino, il pierrot, il poggiatesta di Picasso, il disegno policromatico in poliuretano di Dubuffet, la mega statua in legno dal collo allungato di Giacometti, le tre linee verticali di P. Manzoni, la colonna aperta e sfaccettata con striature sui due lati come la sfera del mondo di Pomodoro a Pesaro, con copia davanti al Ministero degli Esteri. Ciò che ci è parso più stravagante e prezioso nella sua estrosità è stato il teatrino di E. BAJ con il re e la regina in primo piano ludico divertimento per i fanciulli.Ottima è pure l’indicazione della causa e provenienza delle singole creazioni etnico- popolari,che unitamente ai saggi sul catalogo, per chi desidera una maggiore documentazione,esprimono il parere degli studiosi del”primitivismo” e degli artisti Europei del novecento sulla semantica ed il valore dell’opera esaminata, contenuta in luci e teche di vetro.Curiose strutture arancioni perforate indicano il sentiero espositivo ai visitatori, che avranno tempo fino al 20/01 e nell’ampia offerta artistica capitolina questa mostra merita la scelta. La mostra sarà poi portata dal 7/4/019 al rinnovato museo della culture di LUGANO.

Giancarlo Lungarini

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