Roberto Biselli, un regista e un attore che non “ha pace”

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Roberto Biselli, direttore artistico del Teatro di Sacco di Perugia e del Festival Todi OFF, è anche regista e protagonista dello spettacolo “Io non ho pace”, tratto dalla graphic novel “Io sò Carmela” edita da BeccoGiallo. E’ la storia di Carmela Cirella che nel 2007 si getta dal settimo piano di un palazzo nel quartiere Paolo VI di Taranto. Aveva 13 anni ed era stata stuprata da più uomini. Abbandonata dalle istituzioni, rinchiusa in un centro di recupero, i suoi violentatori liberi come se mai nulla fosse accaduto. Uno spettacolo intenso e drammaticamente attuale.

Roberto come è nata la tua passione per il teatro?

E’ nata in tre momenti diversi. Da piccolo mio papà mi faceva divertire con le storie dei burattini, e questo è il primo ricordo di rappresentazioni alle quali ho assistito. Poi da adolescente, in una recita di fine anno, nessuno voleva fare la parte “dello scemo” io ho preso coraggio e ho avuto la folgorazione di riuscire a tenere viva l’attenzione del pubblico. Il terzo momento è stato quando ho visto Dario Fo, a Perugia ha portato “Mistero Buffo” e “Morte accidentale di un anarchico”. Ho capito che la mia strada era il teatro.

Hai iniziato come attore negli anni ’80 e adesso dirigi un teatro un festival e sei regista. Come coniughi queste tre anime?

Io mi considero un po’ un capocomico di vecchia scuola. Una volta esisteva una figura sola che riuniva tutti questi ruoli: era il capocomico, direttore del teatro che si sporcava le mani con il palcoscenico e ne conosceva tutti i segreti. Adesso naturalmente non è più così, ma io sono felice di poter essere regista e fare anche l’attore perché a volte a chi non sale sul palco e non conosce i meccanismi della scena certe cose sfuggono.

In questi giorni debutta a Perugia IO NON HO PACE, tratto dalla graphic novel IO SO’ CARMELA edita da BeccoGiallo Editore. Raccontaci come è nato l’incontro con questo testo dal tema così tragicamente attuale?

Lo spettacolo nasce da un’esigenza fortemente autobiografica, io sono il padre di una ragazza di dodici anni, che è circa l’età della protagonista della storia. Dunque le mie paure si sono immediatamente sovrapposte ai sentimenti del padre di Carmela. La paura di non riuscire a proteggere la propria figlia dal male, di non riuscire a fornirle gli strumenti necessari per proteggersi da sola.

E in che cosa differiscono la narrazione del libro da quella del fumetto?

Il personaggio principale, Carmela, non è presente, ma viene evocato, grazie alla bella drammaturgia di Barbara Bracci, dalle parole del padre e dell’amica che si trovano a parlare di lei, anni dopo la sua morte. Sono due dolori che si incontrano e ricostruiscono una storia, che prende vita grazie alle proiezioni della graphic novel. Lo sviluppo drammaturgico si orchestra dunque su tre piani: i due attori (Roberto Biselli e la giovane e intensa Dacia D’Acunto) in scena in carne e ossa, le video proiezioni e la musica: la splendida voce del mezzosoprano Francesca Lisetto intramezza lo spettacolo, dando così un’anima e un corpo a Carmela. Un allestimento che vuole far coesistere la poesia del tratto grafico con la presenza cruda e dura dei personaggi e il mondo dei suoni e della musica, per condurci in questo viaggio nella memoria e nel dolore di Carmela.

Lo spettacolo teatrale è dunque una sorta di trasfigurazione della realtà, che scenicamente viene enfatizzata dal velo che pone gli attori distanti dal pubblico.

In scena sei il padre di Carmela, come ti sei riuscito a immedesimarti in un uomo che ha visto da così vicino il male?
Ho immaginato cosa potrebbe essere per me la tragedia più grande, la perdita di mia figlia. Credo che sopravvivere ai propri figli sia la sventura più grande che possa capitare a un padre e per capirla ho parlato con alcuni padri che hanno vissuto questo enorme dolore.
Impersonare questo personaggio è stato intenso e doloroso, ma la recitazione vuole andare oltre il puro elemento realistico. Sono partito dalla storia, dalla cronaca di una tragedia, ma cerco di parlare al pubblico attraverso un’operazione poetica

Stato d’animo attuale e prossimi progetti?

“Io non ho pace” e stata una grandissima esperienza sul piano professionale e umano e mi ha regalato il senso del lavoro che faccio. Tutto questo è stato possibile grazie al fantastico team con cui ho lavorato. E’ stato un progetto amato da tutti fin dal primo momento e questo è stato fondamentale. Adesso spero fortemente che questo lavoro, che tornerà alla Sala Cutu di Perugia dall’8 al 10 marzo 2019, possa avere una lunga vita e possa essere visto da più persone possibile.

Ippolita Aprile

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