“Non ci resta che il crimine”

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A parlare di commedia italiana ormai son bravi tutti; forse anche di più sono quelli che dicono di farla. Molti di meno quelli che invece ci riescono davvero, a dare un contributo al genere, a declinarlo in maniera attuale e originale, per non dire poi a ricrearlo.

Massimiliano Bruno fa parte di quella schiera di brillanti sceneggiatori che, da anni, è silenziosamente al servizio del cinema: uno che di scrittura ne capisce e non poco, e che cerca in tutti i modi (a teatro, in tv, su grande schermo) di battere nuove strade, di sradicare le storie da quell’ombelicalità tipica di tanto cinema italiano e da quegli scenari paludati e in perenne debito d’ossigeno che ciclicamente si ripropongono. Anzi, lui gli scenari e le mode le inventa proprio – forse non tutti sanno che è lo sceneggiatore di Notte Prima Degli Esami, che praticamente ha dato la stura ad un nuovo cinema generazionale e al recupero degli Ottanta; dei più riusciti film di Brizzi come Ex e Maschi Contro Femmine; che a teatro ha dato vita a splendide performance con la sodale e amica e bravissima Paola Cortellesi – e Non Ci Resta Che Il Crimine arriva quindi in un percorso già noto e non stupisce più di tanto la spinta che porta il sesto film da regista dell’autore romano a vestirsi da “genere”, ricalcando solo nella forma la commedia all’italiana ma innestando pruderie e suggestioni attualissime. Senza contare gli innesti favolisitici (il salto nel tempo) che colorano di nuovo alcune commedie di inizio 2019, e che non possono che far ben sperare (come La Befana.. di Soavi, fiaba horror per piccini, e I Moschettieri… di Veronesi).

 Lo spunto, anzi, gli spunti, sono gli omaggi a due film-mito come Ritorno Al Futuro e Non Ci Resta Che Piangere, apertamente citati: poi però la storia va veloce per la sua strada, sviluppando coerentemente personaggi e situazioni, incastrando alla perfezione un meccanismo che batte il tempo impeccabile.

Già dalla sua prima prova (il fulminante Nessuno Mi Può Giudicare, primo ruolo da assoluta protagonista della Cortellesi) si intravedeva quello che era uno dei marchi di fabbrica di Massimiliano da autore: e Non Ci Resta… conferma che riesce incredibilmente bene a bilanciare gli ingredienti delle sue storie. Qua siamo in zona poliziottesco che in maniera lucida e diretta si fonde senza colpo ferire con una commedia scanzonata, fresca e sempre vigile. E tutto poteva anche complottare contro la riuscita di un film che sulla carta era rischioso: una trama che parte liscia e si aggroviglia, un low concept totale che prevedibilmente avrebbe potuto esaurire la sua spinta centripeta in due scene. Invece Bruno fa squadra e intelligentemente si affida agli attori e ai personaggi, che nascono come macchiette per svilupparsi come caratteri. Dialoghi allampanati, personaggi credibili nella loro sgangheratezza, direzione d’attori impeccabile: e se l’alchimia con Gassmann non è nuova – già insieme a Bruno in Beata Ignoranza, Viva L’Italia e nel lacerante Gli Ultimi Saranno Ultimi –, Tognazzi sembra un miracolato mentre per Leo è l’ennesima scommessa vinta, inquietante e buffo nello stesso momento. Proprio come il film: leggero e imponente con la stessa forza.

A seguire l’intervista realizzata al regista Massimiliano Bruno .”I film sono come gli amori”

Il titolo del tuo film richiama il leggendario Non Ci Resta Che Piangere: in che modo senti di avere omaggiato quel particolare cinema, quegli autori?

Beh è un richiamo ad un’idea che ebbero loro, come quella del viaggio del tempo, vollero fare un film fantasy che era un azzardo incredibile in quel momento storico, un genere non consono e non praticabile dal cinema italiano, ma ebbero un successo incredibile, con un film a tratti geniale. Noi avevamo bisogno di un titolo che richiamasse l’idea del viaggio nel tempo e richiamarci a questo capolavoro del cinema italiano ci è sembrata la cosa migliore.

Per quelle strane combinazioni produttive, nel gennaio del 2019 sono uscite tre commedie che si discostano dalla normale produzione e si avventurano in generi diversi: tu con il viaggio nel tempo, Soavi con la leggenda della Befana e Veronesi con i suoi Moschettieri. Oggi lo stato dell’arte della commedia qual è? Sembra non ci siano neanche più i cinepanettoni: che succede? C’è confusione tra comico e commedia anche…

C’è stato sicuramente un momento di crisi della commedia tradizionale, perché il pubblico aveva iniziato a stancarsi delle solite storie dei mariti che tradivano le mogli e cose così, quindi sostanzialmente dalla farsa. Il pubblico si è stancato e si è distaccato dai cinepanettoni perché erano delle farse, non ha avuto più voglia di vederle. Il tentativo che penso stiano facendo, anzi stiamo facendo un po’ tutti è quello di cercare qualcosa di diverso, di fare intrattenimento puro: e alcuni autori provano a fare le commedie, mescolandole con altri generi (nel mio caso, con i film d’azione; per la Befana con la tradizione anche mitteleuropea, con i Moschettieri con l’epica in costume). Ci sono invece poi gli autori che provano a fare la commedia all’italiana, la commedia pura, fatta di argomenti profondi con quell’amarezza tipica della commedia all’italiana. Sono quindi tentativi per intercettare e recuperare la comunicazione tra artisti e pubblico, che mi pare ultimamente si sia smarrita, persa, sfilacciata. Abbiamo insomma perso il contatto con il pubblico, ad un certo punto i maggiori incassi erano supereroi Marvel, cartoni animati e grandi kolossal statunitensi: tolti quindi i grandi comici italiani, che possono essere Verdone, Ficarra & Picone, Zalone, le altre produzioni faticavano. Dobbiamo ritrovare il modo per parlare con il pubblico: ma al di là dei giudizi della critica, sembra che questo scorcio di anno sia iniziato bene (al momento in cui scriviamo, Non ci Resta Che Il Crimine è in testa al boxoffice con 2 mln, avendo battuto sia Acquaman della DC-Warner sia Ralph SpaccaInternet della Disney, ndr), sia con i film di De Sica sia con Soavi…

Hai una predilezione insomma per i film corali…

Io ho fatto quasi sostanzialmente film corali! Non mi sono mai concentrato su un solo personaggio, a parte Gli Ultimi Saranno Ultimi che girava solo intorno a Paola Cortellesi. Ora sono tornato ad una commedia corale con 5 personaggi su uno stesso piano e tanti caratteri di contorno: basti pensare che nel trailer la risata più grande la prende un attore che si chiama Andrea Venditti che fa un poliziotto che in tutto il film ha solo due battute, che sono poi le stesse e uniche del trailer! E ricordo che la più grande risata che prendeva Nessuno Mi Può… era con un attore, peraltro calabrese, (Vincenzo Scuruti, ndr), al quale la Cortellesi diceva “Voi africani dovreste essere orgogliosi di essere africani…”, e lui rispondeva “Veramente sono di Catanzaro”. Quindi alle volte è importante fare un casting importante sui ruoli piccoli… che poi piccoli non sono.

L’ambiente dove ti senti più a tuo agio qual è? Passi con disinvoltura dal cinema alla tv ai libri alla radio… forse con i libri ti senti più libero?

Come hai detto tu, la cosa che mi diverte di più è scrivere un romanzo o scrivere monologhi per il teatro. il teatro è un palco di libertà che mi piace molto e che continuo a fare con molto piacere: a marzo riprendo un mio monologo, Zero, ambientato tutto in Calabria, dove interpreto tutti i personaggi, e partirò dall’Eliseo di Roma. Con il cinema la libertà è più limitata: se vuoi un film visto da tutti hai bisogno di attori di un certo tipo, di storie di un certo tipo… che in qualche modo veicolino il film e portino il pubblico ad entrare in sala, e devi adeguare il film a queste esigenze. La tv è forse la cosa che mi piace di meno, perché ha dei vincoli obiettivi molto più grossi, devi obbedire a certi canoni perché è generalista.

Hai detto di essere stato fulminato dal soggetto di Guaglianone per questo Non Ci Resta Che Il Crimine, perché stavi scrivendo un altro progetto. Lo riprenderai mai?

Era un progetto che rimane nel cassetto. Quando ho letto il soggetto di Non Ci Resta… mi sono detto che dovevo assolutamente trarne una sceneggiatura e mi sono buttato subito a fare il film. Chiaramente ho saltato una stagione, perché avrei dovuto fare un film l’anno scorso.
Ma i film sono un po’ come gli amori, se li vivi per tempo va bene, se lo rimandi troppo è capace che non lo ami più.
Quindi io quel lavoro francamente non lo amo più, sento che lo lascerò lì o forse lo lascerò per qualcun altro, chi lo sa.

GianLorenzo Franzì

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