A Trieste va in scena “Nabucco” in un allestimento essenziale e pulito

Data:

Trieste, Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Dal 18 al 26 gennaio 2019

Il libretto di “Nabucco” è suddiviso in quattro parti nettamente separate, dotate ognuno di un titolo: Gerusalemme, L’empio, La profezia, L’idolo infranto.

Nell’allestimento del Teatro Ponchielli di Cremona, realizzato in coproduzione con il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Pavia e proposto dal Teatro Verdi di Trieste, esse appaiono come affreschi viventi, esposti in un’ideale galleria nella quale siano stati accolti alcuni episodi appartenenti a un’epoca lontana.

Scevri da ogni sovrastruttura aggiunta in seguito, sono carichi di contrasti presentati su più livelli: la lotta per la supremazia assoluta fra le divinità contrapposte e quella del re, i due popoli, i conflitti interni ed esterni dei singoli personaggi.

La regia di Andrea Cigni, ripresa da Danilo Rubeca riflette con garbo tale struttura esasperandone in qualche modo i tratti; altrettanto fa la direzione di Christopher Franklin fin dalle rime note dell’Ouverture in cui, alla solennità quasi intima delle prime battute affidate ai tromboni e al cimbasso, si contrappone la prosopopea insolente dell’orchestra quasi al completo.

La presenza del re Nabucodonosor incombe sul pubblico in attesa attraverso l’immagine raffigurata sul sipario rigido, aderente ai canoni rappresentativi della Porta di Ishtar.

Al suo alzarsi, appare la scenografia di Emanuele Sinisi, caratterizzata da una monumentalità essenziale che ben si addice sia alle mura del Tempio di Gerusalemme, presto distrutto dalle truppe babilonesi, sia a quelle della reggia del re vincitore e i costumi di Simona Morresi si mantengono coerenti con il contesto storico rappresentato.

A livello interpretativo i due cast differiscono un po’ fra loro, mantenendo un buon equilibrio interno e aprendo alla possibilità di cogliere meglio le tante sfaccettature delle dinamiche che legano fra loro i personaggi: il Zaccaria di Nicola Ulivieri è capo di un popolo che non accetta la sconfitta, mentre nell’interpretazione di Gianluca Breda prevale l’austerità di un gran sacerdote.

L’Abigaille di Amarilli Nizza è dominata dall’invidia e dalla rivalità nei confronti di Fenena; con Kristina Kolar tali sentimenti sono più sfumati all’interno di una caleidoscopica tavolozza emozionale, in cui la chiave per comprendere l’essenza più profonda del personaggio è data da un’irrisolvibile sofferenza interiore.

Se nel Nabucco di Giovanni Meoni appaiono chiare le motivazioni di un re, con Stefano Meo a ciò si aggiunge il travaglio dell’uomo nel passare da una visione strumentale dell’elemento religioso, al delirio di onnipotenza, per giungere alfine al ripudio dell’idolatria a favore di una fede con un ben più alto livello d’astrazione.

L’Ismaele di Riccardo Rados contribuisce ad offrire una visione d’assieme del popolo ebraico; Motoharu Takei si discosta invece un po’ da esso, dando così risalto alle scelte di un uomo non solo innamorato, ma anche capace di scegliere con coraggio ciò che è moralmente giusto, anche se in contrasto con le aspettative dei suoi.

Efficace e intensa è l’interpretazione di Fenena fatta, in entrambe le compagnie, da Aya Wakizono; convincenti sono risultati Andrea Schfaudo (Abdallo), Rinako Hara (Anna), Francesco Musinu (Il gran Sacerdote di Belo).

Il Coro, i cui movimenti sono stati spesso funzionali al suggestivo disegno luci di Fiammetta Baldisseri, è il quinto personaggio dell’opera, dotato di grande importanza drammaturgica all’interno della trama.

Preparato con attenta maestria da Francesca Tosi, ha permesso all’impianto interpretativo, tendenzialmente ben definito e apparentemente statico, di arricchirsi di sfumature cromatiche importanti, sottolineando quanto espresso dai singoli protagonisti e offrendo una lettura struggente e composta del “Va, pensiero”.

La direzione di Christopher Franklin si è distinta per sensibilità, finezza ed eleganza, seguita con convinzione dall’Orchestra.

Paola Pini

 

Trieste, Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Dal 18 al 26 gennaio 2019
Nabucco
Musica di Giuseppe Verdi
Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera
dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi
Maestro Concertatore e Direttore Christopher Franklin
Regia Andrea Cigni ripresa da Danilo Rubeca
Scene Emanuele Sinisi
Costumi Simona Morresi
Assistente ai costumi Veronica Pattuelli
Disegno luci Fiammetta Baldiserri
Maestro del Coro Francesca Tosi
Personaggi e interpreti
Nabucco: Giovanni Meoni (18, 20, 22, 26 / I) – Stefano Meo (19, 24 / I)
Abigaille: Amarilli Nizza (18, 20, 22, 26 / I) – Kristina Kolar (19, 24 / I)
Ismaele: Riccardo Rados (18, 20, 22, 26 / I) – Motoharu Takei (19, 24 / I)
Zaccaria: Nicola Ulivieri (18, 20, 22, 26 / I) – Gianluca Breda (19, 24 / I)
Fenena: Aya Wakizono
Abdallo: Andrea Schifaudo
Anna: Rinako Hara
Il Gran Sacerdote di Belo: Francesco Musinu
Allestimento del Teatro Ponchielli di Cremona in coproduzione
con il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Pavia
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Foto di Fabio Parenzan

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