Al Teatro Cilea in scena da giovedì 24 a domenica 27 “Antologia di Novecento Napoletano”

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Più che uno spettacolo teatrale è una piccola enciclopedia, un piccolo documentario sul “Secolo d’Oro” della canzone napoletana. A 28 anni dalla “prima” e dopo numerose riprese, torna in scena “Novecento Napoletano”. La regia è sempre affidata a Bruno Garofalo che con Lello Scarano diede vita a questo intramontabile spettacolo nel 1991. “Novecento Napoletano” è un promotore di cultura e di portatrice sana della tradizione e ben cavalca il filone di “effetto nostalgia” che tanto piace al pubblico.

Seppur considerate antiche, queste canzoni non sono mai andate via e piacciono tanto sia ad un pubblico molto adulto,  e stupisce che anche i giovani conoscano gran parte del repertorio “made in Naples”, segno di una tradizione, quella campana, che non morirà mai poiché non smetterà mai di emozionare.

Grande nota di merito va data al coinvolgimento di musicisti, cantanti, straordinari attori ed esperti della tradizione filologica ed antropologica partenopea, ormai giunto ai quasi 30 anni di replica. Tutte le voci sono cristalline, forti, estese e molto belle, tanto da poter fare tranquillamente una gara all’ultimo acuto.

Il cast inoltre, si cimenta in più prove, dal ballo al canto, anche alternandoli, la scenografia poi è maestosa ed in continuo movimento ed invoca sempre gli scenari più celebri di Napoli.

Gennaro Cannavacciuolo è a capo di una compagnia di 29 elementi e 3 “scugnizzi”, indistintamente protagonisti di un piacevole viaggio tra un mondo indimenticato, ed una coinvolgente confusione di sentimenti che accomuna un po’ tutti i napoletani, legati alle proprie radici, ad una Napoli che non c’è più nella realtà ma resta custodita nella memoria e in queste splendide canzoni e della quale piacerebbe conservare il meglio.

Lo spettacolo si offre come un’edizione aggiornata che porta a teatro l’anima più profonda della storia della canzone classica   e simboleggia l’insieme di emozioni, atmosfere, ricordi, esplorazione delle radici più profonde e indimenticate di una napoletanità autentica e rituale che bisogna in tutti i modi preservare. Questo appello va sia alle vecchie che alle nuove generazioni.

Marco Assante

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