Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

L’amicizia tradita ed un padre opportunisticamente cercato e trovato nella brillante commedia degli equivoci “Papà”

Data:

Al Teatro Manzoni di Roma, fino al 24 marzo 2019

Spesso s’avvera la formula latina: ”mater semper certa, pater incertus”, in quanto le madri non riescono a ricordare, avendo avuto un’esistenza sregolata,con chi hanno un amplesso fecondo e tentano d’accreditare il nascituro a chi ha più patrimonio e capitali e beni immobili. Soltanto con l’analisi del DNA è possibile stabilire la discendenza sicura e la paternità autentica,come abbiamo osservato in alcuni eclatanti casi contemporanei, come quelli di Falcao e Maradona, Guttuso, per il quale s’è arrivati all’impugnazione del testamento. Su tali verità ha impostato il suo lavoro: ”Papà”, il commediografo transalpino Pierre CHESNOT, immaginando che Philippe e Mark, due imprenditori dell’editoria televisiva e della carta stampata, andarono da giovani, mezzo secolo prima a Villeneuve in una modesta taverna dove s’innamorarono della bella Jannine, trascorrendo con lei due giornate piene di”fuoco carnale”. Dopo partirono e lei, prima di morire,lasciò detto alla sorella che uno dei due aveva un evidente segno di riconoscimento sulla gamba che adesso la zia del maturo Gilbert crede di riconoscere in Philippe, proprietario d’una catena di giornali e perciò piomba in casa sua nel giorno del suo terzo matrimonio con la seducente caporedattrice del suo quotidiano più diffuso: lui cade letteralmente dalla nuvole,gli sembra di star vivendo un sogno, mentre il figlio trentenne s’occupa dei preparativi al ristorante, dove le capesante tossiche sono state sostituite da una sfiziosa e succulenta aragosta con crostacei. Il bravo ed impeccabile Alighiero, con il suo stile signorile e umoristico, tende ad esprimere tutta la sua perplessa meraviglia ed incredulità, mentre la moglie Elena Cotta, nei panni dell’aristocratica proprietaria anziana del luogo della messa al mondo del nipote tende solo ad impossessarsi di gran parte delle risorse del vecchio capitalista, come sottolinea la splendida e procace giovane amante, che sta per impalmare: risponde la personalità esuberante e procace di C. Berni, che controbatte polemicamente alle loro pretese,nonostante la gioia di Gilbert d’aver trovato finalmente il padre della sua figlia incinta, dopoché questa sta per sbarcare il lunario ha inaugurato un centro d’estetica dove s’occupa della ceretta,attendendo un parto gemellare. Tuttavia i loro piani vengono distrutti dal sopraggiungere di MARK, il vecchio compagno di gite e colazioni di Philipe, che messo alle strette dall’amico irretito dalle sue false indicazioni, nonché dal fallimento del riscontro degli indizi della paternità su di lui da parte della vecchia assai loquace, deve confessare la verità e che il concepimento di Gilbert è stato il più bel momento d’uno sfavillante radioso mattino di pesca con sannine sul fiume. Codesta chiarificazione,con lo splendido duetto dei due mostri sacri del palcoscenico come Alighiero ed Ammirata, il più suggestivo quadretto dello spettacolo,restituirà la serena felicità all’editore, mentre la famiglia rustica resterà con un palmo di naso, a parte il cognome naturale allo stato civile,ma l’obiettivo era un altro.L’autore ha attinto lo stratagemma finale del riconoscimento fisico della voglia paterna dalla commedia nuova di Menandro.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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