Angela Finocchiaro “ha perso il filo”

Data:

Presso il Teatro Comunale di Catanzaro, rassegna Vacantiandu 2019

L’etimo di “labirinto” pare risalga a Creta, dove la parola “labrys” simboleggiava la doppia ascia emblema del potere reale, con la forma di due quarti di luna opposti come il potere di vita e di morte della divinità matriarcale lunare. Ed è argomento, di enorme fascinazione, che accompagna la storia dell’uomo da sempre, apparso in varie culture, e che è stato fissato nell’immaginario dalla saga legata ai miti di Dedalo, Teseo, Arianna e il Minotauro, con iconografia vastissima e disparata che giunge fino al contemporaneo, sempre attuale nei significati e nelle metafore.
Ne approfitta allora Angela Finocchiaro, che per il suo primo spettacolo nel quale si mette in gioco come forse mai prima, per una messa in scena spiazzante se riferita e proveniente da un’attrice comica sulla sessantina. La Finocchiaro è uno dei volti comici più riconosciuti ed apprezzati del grande schermo, grazie a quella sua estrema duttilità facciale e ad una prontezza, ed una lucidità di battuta, non indifferente: con Ho Perso Il Filo decide quindi -come spiega lei stessa all’inizio dello spettacolo, a luci accese in platea, in un tu per tu accattivante con gli spettatori- di cimentarsi con qualcosa di completamente diverso.
Sempre diretta, sempre con quella verve stralunata e sottilissima che la contraddistingue, Angela prende per mano il pubblico dall’inizio come in una confessione leggera: e scivola così lentamente dal suo solito ruolo di donna impacciata ad uno più scivoloso, quello di un improbabile Teseo declinato al femminile che nel labirinto dovrà trovare la strada all’interno di sé stesso/a per poter venire a capo della matassa di strade, storie ed emozioni che si sono attorcigliate intorno alla sua vita, rendendola un labirinto.
Ecco quindi il labirinto come simbolo di percorso, e il viaggio come occasione di crescita: la suggestione interessante dello spettacolo, l’idea drammaturgica vincente, non è quindi tanto l’interpretazione che la Finocchiaro vuol fare del mito in sé, quanto di come prendendolo e distorcendolo riesca con naturalezza a farlo suo, a tramutarlo in un’occasione per raccontare la sua vita. Immersa nelle scenografie brillanti e funzionali di Andrico, e circondata sempre dalle “creature del labirinto”, sorta di straordinario corpo di ballo (coreografato dal bravissimo Hervè Koubi) che si trasforma, quando necessario, anche in coro greco, la protagonista rievoca così, per strappi e svolte improvvise, aneddoti della sua vita che partono da lontano e, senza seguire necessariamente un ordine cronologico, la vedono prima bambina, poi ragazzina rivoluzionaria, poi attrice sull’orlo di una crisi di nervi e ancora moglie felice e donna media che della sua “medietà” è fiera. Quello che colpisce è soprattutto l’estrema sincerità del racconto, la maniera lieve e invisibile in cui si sovrappone autobiografia a rappresentazione/finzione scenica, stratificando il riso o più spesso il sorriso su qualcosa di profondo e riflessivo.
Commedia non-commedia, monologo coreografato, Ho Perso Il Filo si presenta come qualcosa di poco canonico e intelligentemente vivo: ma proprio per questo dispiace dover constatare come l’eccessiva durata (100’) disperda il carico emotivo, e faccia sì che l’accumulo di situazioni e idee non renda quella coerenza di fondo che avrebbe solo giovato a tutta l’opera. Anche i feroci siparietti comici messi in piedi dalla stand up woman che ha dalla sua una non banale capacità di stringere legami con il pubblico e di tenere il palco come pochi altri; e questo nonostante la lunghezza spropositata di quello che alla fine è un monologo.
Che ha di buono anche l’utilizzo, sempre pertinente ed efficace, di più mezzi espressivi che girano intorno al “senso delle cose” che tutti noi, in fondo, cerchiamo nel labirinto della nostra esistenza.

GianLorenzo Franzì

HO PERSO IL FILO
di e con Angela Finocchiaro
con Angela Finocchiaro (e le “creature del Labirinto: Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro Larosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito)
soggetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana, Cristina Pezzoli
regia Cristina Pezzoli
coreografie originali Hervè Koubi
scena Giacomo Andrico
luci di Valerio Alfieri
costumi Manuela Stucchi
produzione Agidi

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