“Misantropo”. L’amore disperato e rinnovato di Alceste per Celimene, civettuola e mondana nella Francia parruccona e vanitosa

Data:

Al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, fino al 24 marzo 2019

Spesso il sentimento umano più forte e dolce per l’individuo non lo riscalda e fa sentire felice, ma gli tormenta l’anima e lo fa soffrire perché non si realizza quello che sosteneva Dante in Paolo e Francesca, ma avviene il rifiuto dell’amore oppure la sua non chiara ed univoca corrispondenza. Di questo si fa già portavoce nel ‘600 l’autore Moliere nel MISANTROPO in cui la critica si scaglia contro la società del ”Re Sole” LUIGI XIV con i parrucconi, paggi e cicisbei, delle dame vanesie e ambiziose,seducenti e capziose,che amavano essere portate in palma di mano e lodate per il loro fascino, l’avvenenza ed il razionale intuito. Ne fa le spese il povero Alceste innamorato della bella Celimene, interpretati dai due bravissimi attori Giulio Scarpati e Valeria Solarino che esprimono benissimo gli stati d’animo e gli atteggiamenti dialettici dei protagonisti,che prova rabbia ed invidia per i giovani fannulloni,inetti e neghittosi,che le fanno ipocritamente corona mentre egli non si fa scrupolo di denunciare la vuota ed insulsa retorica lirica del poetastro Oronte che lo denuncia per diffamazione, inutilmente Alceste cerca di convincere Celimene a fuggire con lui per vivere gioiosamente la loro relazione, perché ella non desidera rinunciare ai piaceri del mondo ed al fatto d’essere adulata dai suoi compiacenti lacchè come il sovrano dai cortigiani. Il quadro dei vizi e difetti pubblici e privati è abbastanza completo ed ALCESTE decide d’allontanarsi da tale spregevole mondo per vivere nell’imperturbabile solitudine felice nella sua intangibilità la propria esistenza.La regia è di Nora Venturini, moglie di Scarpati, che dalla commedia di Molière estrae una profonda lezione etica nel lineare ed esemplare ritratto a tutto tondo dei personaggi, rompono l’ossimorica catena di approcci e reciproca repulsa catulliana, che pure oggi possiamo trovare nei rapporti sociali. Non manca nemmeno la censura della società bigotta delle “dame di carità”nell’amica apparentemente solidale e generosa. Insomma trionfa pienamente la funzione della commedia:rappresentazione simmetrica della realtà in cui specchiarsi.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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