Nicoletta Alvisini, la pittrice dell’immaginario dell’anima all’evento di Debora Cattoni

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L’artista Nicoletta Alvisini nasce a Fagge di Fiamignano (Rieti), ma lavora e risiede a Terni. Nel 1968 è avvenuta la sua prima personale presso il teatro Flavio Vespasiano di Rieti. Le sue opere, congiunzione armonica di cuore, anima e mente, trovano sfogo in una fremente e luminosa atmosfera di spontaneo ed armonico lirismo. Nicoletta parteciperà con alcune delle sue opere all’evento di Debora Cattoni in programma venerdì a Narni.

Come nasce la tua passione per l’Arte?

La mia passione per l’arte? Come dimenticare! Sin dalla tenera età, io piccolo scricciolo, sentivo un bisogno irrefrenabile di disegnare sui muri, i miei alleati i carboni spenti del camino. La mia mamma mi rimproverava, ma poi apprezzava la sua piccola artista in erba.

Dante recita Lucifero: “Quand’ io vidi tre facce e la sua testa…”

Qual è la tua idea di Arte?

La mia idea di arte è espressione di significati plurimi, il mio linguaggio artistico si fa catturare dalle esperienze più nobili della vita: i  sentimenti, le emozioni, la meraviglia che corrispondono anche ad un’analisi interiore della vita. La mia visione poetica di fare arte è la necessità di imprimere su tela il paesaggio più intimo che è dentro di me.

Parlami dei temi ricorrenti nelle tue opere…

I temi ricorrenti nelle mie opere spaziano qua e là: figure,paesaggi, nature morte, fiori, nonché paesaggi danteschi. La mia passione per Dante e la sua Cantica mi inducono ad affondare miei pennelli nei suoi versi, che come per magia si palesano in apparizioni frementi e fantastiche, tagliate in luminosa e surreale atmosfera. La mia grande sensibilità non disdegna di interpretare anche l’attualità, come l’immigrazione, in modo che la mia arte possa essere quello strumento atto a trattenere questa contemporaneità.

L’artista con Alvaro Caponi all’ inaugurazione di una mostra al Museo Diocesano di Terni nel 2018

Quali opere porterai a Narni?

Penso di portare un’opera ad olio molto grande, risalente al lontano 1984, il cui significato è già nel titolo: “Nulla è per sempre” – dove rappresento una ballerina accasciata a terra con le scarpette che le penzolano sulle spalle. Nell’altra opera il mio amato Dante recita Lucifero: “Quand’io vidi tre facce ed una testa…” e l’ho realizzata nel 2018.
Tutto mi porta sulla sfera delle emozioni o sulla scena della memoria e della fantasia, la mia tavolozza fa il resto.

In copertina “Nulla è per sempre”, olio, 1984

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