Si pubblicano tre poesie di Elisa Grandini

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Il gigante e la farfalla

C’era una volta un gigante
alto come una montagna.
C’era una volta una farfalla
leggera come una piuma.

In mondi diversi vivevano
e tutti e due nel cuore
Una gran brama avevano.
Il gigante da solo se ne stava
perché negli uomini
molto timore suscitava.
Per contro la farfalla amava la gente
ma da essa veniva trattata
assai maldestramente.

Un giorno i due si incontrarono,
lui nei suoi pensieri girovagava lento,
lei che strenuamente combatteva contro il vento.

Il gigante, alla vista di tanto coraggio,
nel cuore si sentì commosso.
La farfalla, scorgendolo dinanzi, gridò:
“Aiutami, da sola sfuggire non posso!”
E lui replicando: “Non vedi forse le mie mani?
Se faccio quel che chiedi, ti schiaccerò”
“Fallo dunque, tanto vale, non ho scelta,
mi fiderò.”

Con tanta cura il gigante la prese
Quasi che scomparsa fosse la sua grandezza.
La farfalla, colta da stupore,
si complimentò per la gran delicatezza.
Amici divennero, i giorni passarono,
storie e vissuti si raccontarono.

Lui le mostrò tramonti e stelle,
lei come una carezza gli lasciò sulla pelle
e il gigante, che di essere diverso
tanto aveva sognato,
alla fine capì
di essere realmente amato.

Insieme scoprirono del mondo lo splendore
Uniti da stima e tanto amore.
E quando morirono divennero stelle
Grandi, lucenti, vicine come gemelle.

I fermatempo

Note che si infrangono
sulle pareti dell’infinito,
petali di vita che appassiscono
su di un piano
di vetro levigato dal tempo.
Il pendolo si ferma nell’istante in cui
il raggio di sole lo abbandona,
il mondo si addormenta.
E mentre fuori l’inconsapevolezza
trascina le vite di tutti,
Noi diventiamo Dei,
o forse Mostri.
Noi che sappiamo
vedere attraverso il velo
e ascoltare i suoni nascosti.
Noi, magnifici disastri,
con i nostri volti sporchi,
con le nostre vesti logore,
ma con l’anima
pulita.

La macchia umana

Siamo figli della luna,
intrecciamo fili d’erba e desideri nascosti
sotto magici cieli stellati.
Danziamo al ritmo di una musica interiore
davanti a un’orchestra
di strumenti invisibili.
A volte ci raggomitoliamo
sotto coperte di ricordi
e sensi di colpa,
teneri, inermi, affamati
di amore.
A volte, colti da primordiale frenesia,
ci perdiamo nel vano tentativo
di colmare vuoti e silenzi.
Ognuno,
nell’abisso della propria esistenza,
cerca una mano
che lo aiuti a
rialzarsi.

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