Roberta Crivelli. Sul palco per comunicare emozioni

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Ogni volta che sale sul palco, Roberta Crivelli ha la forza di trasmettere emozioni, raccontare storie, offrire uno sguardo sul mondo mai scontato. A 29 anni di età, originaria della Sardegna ma ormai adottata da Milano dopo un lungo girovagare per l’Italia, è a tutti gli effetti attrice professionista specialmente di teatro. È lì, sul palco, che “vive” dell’affetto del pubblico e si immerge in parti ogni volta differenti. Una lunga carriera “nata quando avevo 11 anni, da quel momento non ho mai smesso di seguire corsi e laboratori di recitazione” per arrivare poi alla laurea a Ferrara in Comunicazione Pubblica della cultura e delle arti con una tesi in storia del teatro. Ma siccome non si finisce mai di imparare, Roberta Crivelli non ha avuto paura di tornare a studiare. “Ho frequentato il biennio alla Scuola di teatro di Bologna, la Galante Garrone, ottenendo il diploma professionale. Poi ho frequentato un corso di alta formazione alla scuola del grande regista Luca Ronconi a Santa Cristina, chiamato Il Corpo delle parole e lì ho conosciuto i due registi con i quali ho lavorato in questi anni: Valter Malosti e Massimo Popolizio”. Ma siccome il teatro è solo una delle forme artistiche più affascinanti, ecco che nella sua quotidianità è entrata anche la fotografia, la pubblicità e lo “schermo”. Tante occasioni per apparire unite ad una convinzione controcorrente: “Non ho un ottimo rapporto con i social, per me conta più la vita in presenza: il teatro è proprio questo, il qui ed ora irripetibile, un’emozione che non si riesce a catturare, a fermare in nessuna foto, video o post virtuale”. Inutile dire che Roberta Crivelli è comunque presente sui principali social, ma il fascino vero sta nell’andare a teatro e guardarla recitare.

Eppure il pubblico si fa un’idea di te anche vedendoti sul web.

Per questo io sui social voglio veicolare un’immagine di me come donna e come attrice genuina e vera, il più possibile corrispondente a me, non costruita a tavolino. Mi piace come i social siano uno specchio della società e del mondo, nel bene e nel male. Non mi piace la facilità con cui volano insulti e brutte parole, come se essere dietro ad uno schermo rendesse meno gravi certi comportamenti.

Riavvolgiamo il nastro: come nasce il rapporto con il teatro?

Il teatro per me è tutto. Da bambina facevo le scenette con le amiche, creavo personaggi con le barbie, allestivo dei finti show, prendevo i cd e fingevo di essere una speaker radiofonica e facevo la classifica delle hit del momento, passavo i viaggi in macchina a fingere di essere una giornalista televisiva, inventandomi le notizie del giorno e salutando i telespettatori, creavo coreografie per me e le mie amiche su musiche che mi appassionavano, cantavo Laura Pausini e Celine Dion usando la spazzola come microfono immaginando il pubblico davanti a me, appendevo dei fogli al muro e li usavo come lavagna fingendo di avere una platea davanti a cui spiegare come in una conferenza la lezione che stavo studiando scuola, e poi inventavo storie e mondi fantastici e li scrivevo sui miei diari. Mia madre ha saputo incanalare la mia fantasia nel mio primo corso di teatro per bambini, in quinta elementare.

Ed è stato amore a prima vista.

Da allora non ho più smesso di ricercare quel mondo magico, dove tutte le emozioni, tutti i pensieri sono possibili, dove nessuno giudica i tuoi sentimenti, dove una vita viene amplificata in decine di altre vite simili o diverse dalla tua, dove colori, parole, costumi, pianti, risate, luci, suoni, corpo, mente e cuore sono miscelati in un cocktail sempre nuovo.

La mia persona privata non differisce dalla mia persona professionale perché per me teatro e vita sono fusi assieme. Credo che vivere così mi abbia portata ad essere una persona molto aperta e flessibile, curiosa e tollerante nei confronti dell’altro, del nuovo e del diverso, con una particolare consapevolezza di sè, anche perché non averla in questo lavoro significa soffrire troppo, perché ci si mette in gioco con il proprio corpo, con la propria voce e con i propri sentimenti. Tu sei il tuo stesso strumento di lavoro e non puoi permetterti di essere troppo fragile, altrimenti soccombi dietro alle critiche dei registi e del pubblico, dietro ai provini falliti e alle battute malriuscite.

Un modo di interpretare il lavoro che ti ha portato ad accumulare esperienze sensazionali.

Prima di raccontarle, faccio una premessa. Tutto questo non sarebbe stato possibile sensa lo studio. La scuola di teatro è stata fondamentale, e così anche il corso a Santa Cristina, anche quelli citati sopra. Durante l’università frequentavo il Centro del teatro Universitario, dove ho fatto laboratori e spettacoli con Michalis Traitsis, attore, pedagogo, regista ed esperto di teatro sociale e teatro nelle carceri. Ho fatto il mio tirocinio formativo presso il Centro come assistente durante uno spettacolo, nel quale ho anche recitato, diretto da Pierangelo Pompa, regista dell’Odin Theatre di Eugenio Barba.

Ed ora iniziamo con l’elenco delle tue collaborazioni.

Tra le mie collaborazioni la più magica è stata con Giuseppe Scoditti, ideatore del progetto di Varietà Contenuti Zero (che vedremo prossimamente in tv…), che ho conosciuto a Santa Cristina. È nato tra noi un grande feeling umano ed artistico, e mi ha chiamata per essere la soubrette del suo varietà, attrice comica, ballerina di Burlesque (disciplina che ho studiato a Bologna con Claudia Rota e a Milano con Milena Bisacco e che ho declinato teatralmente) e autrice di testi (soprattutto al femminile). Ci siamo esibiti per una stagione al Cicco Simonetta a Milano, con un grandissimo successo di pubblico, lavorando assieme ad altri attori e musicisti. È stato il periodo più creativo e divertente della mia vita, qualcosa che mi ha tenuta in vita in un anno in cui il lavoro andava malissimo e non arrivava nessuna chiamata. Dicevamo spesso “questo progetto ci sta salvando, umanamente e artisticamente”. Poi ho dovuto scegliere tra altri lavori e questo progetto, e ho scelto la tournee dello spettacolo Ragazzi di Vita di Massimo Popolizio e una collaborazione con il Teatro Lirico di Cagliari.

Tante esperienze che si sommano a ricordi impressi per sempre nella tua mente.

Ricordo in particolare il mio debutto al teatro di Asti nello spettacolo il berretto a Sonagli di Pirandello, e la commozione che mi ha colto terminati gli applausi in quel meraviglioso teatro: il mio sogno si era avverato. Poi ricordo le prove di ragazzi di Vita al teatro Argentina, difficili sia tecnicamente che emotivamente, perché Popolizio, come tutti i geni, è una persona che da e pretende tanto, e dal carattere a volte duro. Poi ricordo una piccola produzione diretta da Giacomo Armaroli, “A piedi nudi nel parco”, una commedia bellissima che ho amato recitare accanto al mio collega e amico Leonardo Bianconi, tra l’altro in un periodo in cui mi ero rotta la caviglia e sono andata in scena con le stampelle!

Per Valter Malosti ho fatto anche l’assistente alla regia, per Venere in pelliccia con Sabrina Impacciatore, ed è stato emozionante assistere al debutto dello spettacolo da spettatrice, e sapere che una piccola parte di me e del mio lavoro viveva tra le parole e le azioni degli attori. Mi ha fatto prendere consapevolezza di quanto sia importante il lavoro del backstage, dei tecnici, degli assistenti, di tutte le persone che poi non sono sul palco a godere dell’applauso del pubblico, ma senza le quali nulla sarebbe stato possibile. Credo mi abbia tolto un po’ di egocentrismo giovanile e dato maggiore rispetto per chi lavora dietro le quinte.

Tanti momenti belli ed altri altrettanto complicati.

Ho vissuto due terremoti: uno mentre preparavamo lo spettacolo Il Giardino diretto da Pierangelo Pompa al teatro universitario (il terremoto dell’Emilia), che ci ha scombussolato tutti i progetti. Provavamo con il terrore di nuove scosse, pronti a scappare fuori in caso di pericolo. L’inizio dello spettacolo prevedeva che noi attori stessimo nascosti sotto un tavolo mentre il musicista, il mio attuale compagno Filippo Zattini, suonava il violino. Allora mi sentivo sicura perché almeno se veniva il terremoto ero io già sotto il tavolo! E poi al debutto al Teatro Argentina di Ragazzi di Vita, alla prima scena ci fu il terremoto di Amatrice. Dopo aver accertato l’assenza di un pericolo imminente decidemmo di continuare, in accordo con la maggior parte del pubblico che si ridistribuì nei palchetti laterali svuotando la platea, perché il grande lampadario sopra continuava ad oscillare. Il teatro continua anche in caso di tragedie e calamità naturali, a ricordarci la potenza della vita.

Non solo teatro ma anche fotografia.

La prima volta feci un piccolo book con uno studio fotografico di Roma. Nessuno mi aveva mai fotografata ed ero molto timida e insicura. Non sapevo come muovermi, non avevo idea di come apparisse la mia immagine. Vedermi dopo mi fece prendere coscienza di me e della mia espressività, dei miei pregi e difetti fisici. Dopo feci un altro book con Francesca Marino, che seppe tirare fuori il lato più femminile e piacente di me. Poi con Luca Meola, che invece ha saputo sottolineare la mia drammaticità. Ho fatto anche un book più “modaiolo” con Angelo Picci, che mi ha insegnato a posare in maniera più professionale. A quel punto ho rifatto un book con Francesca Marino, ormai a distanza di qualche anno, e ho visto un’immagine di me molto più matura, ho notato nelle foto un passaggio da ragazza a donna, che mi ha inizialmente un po’ scioccata, ma poi mi ha fatto riflettere sui miei cambiamenti.

Ultima in ordine di tempo, una collaborazione davvero speciale.

Avevo poi visto le foto di Giustino Fani pubblicate online, e mi era piaciuto molto come sapesse cogliere la persona che stava dietro al personaggio pubblico o alla figura professionale, e allora, ormai un po’ ingorda di servizi fotografiche, l’ho contattato per pensare a una collaborazione assieme. Lui stava facendo una ricerca sulle bellezze della città e la bellezza femminile, e mi ha proposto di cercare dei luoghi magici di Milano dove scattare, e pensare a quel abbigliamento mi facesse sentire me stessa e stare bene, che fosse femminile e mi esaltasse senza volgarità. Mi sono divertita a pensare ai vari lati di me: quello più “country”, quello più sexy, quello più infantile e giocoso, quello più austero. E così è nato un progetto fotografico che ha soddisfatto entrambi. A me è piaciuto il potermi finalmente lasciare andare ad espressioni, risate e pose non convenzionali, non decise solo ai fini dell’occhio cinematografico o di ciò che chiedono i casting director, mi è piaciuto che Giustino, con discrezione e attenzione, cogliesse le tante sfumature della mia persona e del mio essere donna, in una cornice importante per me, la città di Milano, che frequento da tanti anni ma nella quale vivo solo da uno, e che però amo già alla follia.

Cos’è per te la fotografia?

La fotografia è uno specchio della realtà, e quando riesce a sublimarla diventa arte. Farmi fotografare mi ha dato coscienza dei mille volti che mi compongono, delle mie sfaccettature, di come appaio non solo fisicamente, ma anche di ciò che posso trasmettere, e questo mi aiuta ai fini della recitazione. Credo che non provarci sia un peccato, se si è un po’ curiosi vale la pena lasciarsi andare ad una nuova esperienza e capire che anche un difetto fisico, sottolineato dalla camera, in realtà è qualcosa di unico e speciale. Mi piace continuare a fotografarmi per documentare la mia evoluzione personale, la mia crescita!

Tu e lo spettacolo: che simbiosi c’è?

Ho fatto altre commedie, ho presentato degli spettacoli, ho letto poesie e presentato libri, ho fatto piccole apparizioni per pubblicità e programmi televisivi e recentemente ho girato la mia prima scena per un film sardo, di cui ancora non posso rivelatore niente, ma credo che sarà bellissimo, come lo sono molti lavori prodotti nell’isola negli ultimi anni. Sogno di fare una nuova produzione in teatro, magari su un testo classico, e di poter ogni anno lavorare su qualcosa di nuovo. Sogno un giorno di insegnare teatro, oltre che recitare, e approdare anche alla regia. Vorrei presentare degli eventi (è da tanto che non mi capita) e continuare nel mondo cinematografico, ma scegliendo concura le produzioni.

Cosa invece non vuoi fare?

Non voglio lavorare in film che ritengo volgari, troppo superficiali o banali, vorrei testi di spessore e personaggi di donne complesse, e non semplificate in figura di donna isterica” o “ragazza seducente” come troppo spesso accade nel cinema e specialmente nella tv italiana. La televisione non mi interessa molto, a meno che non si tratti di qualche commedia o docufiction. Mi piacerebbe lavorare per degli audiolibri e dunque prestare la mia voce e anche fare qualche collaborazione in programmi radiofonici. Ho un sogno singolare: presentare il festival di Sanremo!

Come sei nel quotidiano?

Non sono una ragazza esibizionista nella vita, anzi vesto abbastanza sobriamente e in maniera castigata, a volte mi dico che dovrei osare di più ma la verità e che, fuori dal palco, non mi piace molto attirare gli sguardi della gente, almeno non per il mio aspetto fisico. Nel quotidiano vesto semplice, ma abbastanza femminile. Cose comode ma mai lasciate al caso o disordinate o non abbinate. La sera oso un po’ di più, magari una gonna corta o una maglia in pizzo o dei pantaloni di pelle. Tacchi mai troppo alti se non quando sono in scena! Completo intimo sempre abbinato, sennò alle mie insegnanti di Burlesque verrebbe un colpo. Ho un debole per i cappotti e per le borse Moschino.

Tu e il futuro: dove ti vedi e dove ti vedremo?

TU E IL FUTURO: Progetti che bollono in pentola? Dove ti vedi tra dieci anni? 

In questo periodo sto facendo diversi provini cinematografici, riprenderò a dicembre al Teatro Carcano di Milano e all’Astra di Torino i Berretto a Sonagli di Valter Malosti, e sto pensando ad un progetto sulla città di Milano assieme al mio compagno, Filippo Zattini, compositore e musicista, con cui ho già collaborato per alcuni progetti, e a Leonardo Bianconi, amico, attore e autore. Tra dieci anni mi vedo (nei miei sogni ovviamente poi chissà…) un’attrice affermata in teatro che sta approdando anche alla regia e che viene chiamata ad insegnare nelle scuole, e un’attrice di cinema che compare in pochi progetti ma di alta qualità. Un nome più conosciuto da un pubblico di settore che dal grande pubblico, ma una persona nota e apprezzata nell’ambiente artistico. Vorrei anche avere autorevolezza come giornalista e critica teatrale, altra passione che curo con amore.

E, dulcis in fundo, cosa bisogna sapere di te?

Sono una ragazza volitiva, socievole, serena e rasserenante, una presenza che mette pace e allegria. Sono testarda e orgogliosa, a volte rischio di essere molto intransigente con me stessa e con gli altri su questioni “di principio” che reputo giuste secondo i miei valori. Sono molto sensibile, il che è una bella cosa anche dal punto di vista artistico, ma certe volte mi rende troppo emotiva e lunatica. Odio la trascuratezza. Oltre al teatro e alla recitazione amo scrivere (collaboro con L’unione sarda.it per la sezione cultura e spettacolo), perché vengo da una famiglia di giornalisti e anno dopo anno sento che in me questo aspetto viene sempre più fuori. Sono appassionata di Burlesque, disciplina che studio e che mi ha aiutata ad amarmi come donna in tutti i miei pregi e difetti e a conoscere la parte più seduttiva di me, che all’occorrenza può diventare strumento espressivo, sempre nell’eleganza e nella decenza. Amo la natura e sono amante di passeggiate e trekking in montagna e al mare (non faccio palestra ma faccio molto movimento fisico). Amo cucinare e mangiare. Sono interessata alla meditazione, alle discipline olistiche, all’aromaterapia. Amo gli animali (ho una cagnolina) e andare a cavallo (semplici passeggiate, non ho mai fatto equitazione). Adoro i musei e le mostre d’arte. Mi piace tanto il bricolage, il fai da te, il giardinaggio e tutto ciò che concerne il prendersi cura di una casa, abbellendola e modificandone gli arredi.

Luca Fina

 

CREDITS FOTOGRAFICI
Ph. Giustino Fani

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