Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Al Rossetti di Trieste “Qualcuno volò sul nido del cuculo” nell’efficace adattamento di Alessandro Gassmann

Data:

Trieste, Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, dal 9 al 13 novembre 2016

Il soggetto di Qualcuno volò sul nido del cuculo si è sviluppato negli anni attraverso media narrativi distinti e in qualche modo complementari: il romanzo di Ken Kesey, scritto nel 1959 e pubblicato nel 1962, divenne ben presto una pièce teatrale ad opera di Dale Wasserman, rappresentata a Broadway con Kirk Douglas nel ruolo del protagonista e, nel 1975, il famosissimo film con Jack Nicholson, diretto da Miloš Forman e prodotto da Michael Douglas. Nello stesso periodo si stava svolgendo in molti paesi europei ed extraeuropei un importante dibattito sullo stesso argomento, di cui l’Italia fu grande protagonista. L’approccio al disagio mentale iniziava ad essere affrontato in una prospettiva umanistica, superando l’imperare del positivismo per avvicinarlo a fenomenologia ed esistenzialismo, che portò nel concreto a quella che sarà una fondamentale rivoluzione in ambito psichiatrico. Sono infatti quelli gli anni in cui lo psichiatra veneziano Franco Basaglia si avvicinò al lavoro di tanti pensatori quali, tra gli altri, Karl Jaspers, Martin Heidegger, Eugéne Minkowski, Michel Foucault e Erving Goffman, seguì il lavoro delle prime comunità terapeutiche in Gran Bretagna e decise di operare il cambiamento; nel 1961 arrivò a Gorizia per dirigerne l’ospedale psichiatrico innescando un processo che porterà, nel 1977, alla chiusura di quello di Trieste e, l’anno dopo, alla Legge 180.

È bello che, a quasi quarant’anni da quegli eventi, Alessandro Gassmann abbia deciso di riprendere l’adattamento teatrale del romanzo contestualizzandolo in una significativa realtà a noi più vicina: l’ambientazione creata da Gassmann assieme allo scrittore Maurizio de Giovanni si sposta infatti, senza perdere in intensità, dall’Oregon dei primi anni Sessanta di Kesey, al 1982 nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, primo manicomio giudiziario d’Italia, realizzato nel 1876 all’interno di un ex convento.

“Il luogo di residenza e di lavoro di gruppi di persone che – tagliate fuori dalla società per un considerevole periodo di tempo – si trovano a dividere una situazione comune, trascorrendo parte della loro vita in un regime chiuso e formalmente amministrato” viene definita da Erving Goffman “istituzione totale”. Regole rigide che si autogiustificano e lontane dalle esigenze individuali dei singoli, sono l’elemento maggiormente responsabile della perdita di senso per chi si trova a subirle; le si può accettare passivamente, rinunciando così ad un’esistenza in cui continuare a pensare, comportamento comune, o metterle in discussione ribellandosi ad esse.

È quello che fa Dario Danise (Daniele Russo) che, nuovo arrivato, sconvolge l’intero sistema opponendo la sua energia vitale alla rassegnata sopportazione degli ospiti della struttura: il “Presidente del Comitato dei pazienti” Muzio Di Marco (Mauro Marino), lo schizofrenico Adriano Bernardi (Giacomo Rosselli), Giacomo Bugané, ossessionato dal sesso (Emanuele Maria Basso), il pittore di quadri immaginari Manfredi Delle Donne (Alfredo Angelici), Fulvio Calabrese, giovane vittima di una madre fagocitante (Daniele Marino) e Ramon Machado, gigante immigrato dalle Americhe (Gilberto Gliozzi) convinto di non poter fare niente. Dario, in questa sua ribellione e per aiutare gli altri a ritrovare la dignità rubata, giungerà ad organizzare anche una festa clandestina, facendo pure arrivare bottiglie di alcolici attraverso la prostituta Titty Love (Giulia Merelli, che svolge anche la breve parte dell’Infermiera Spina).

Ovviamente tutto questo non può avvenire senza conseguenze. A lui si oppone con violenza e profonda crudeltà Suor Lucia (Elisabetta Valgoi), ben avvezza a rispondere a qualsiasi tentativo di autoaffermazione svalutando gli interlocutori, nascondendosi dietro al rispetto delle regole e abusando con noncuranza del proprio potere, mentre il Dr. Graziano Festa (Davide Dolores), consapevole di quanto la donna sia indispensabile per il mantenimento dell’ordine interno, non importa come ottenuto, pur comprendendo le ragioni di Dario, lascia fare subendo in fondo anch’egli la logica perversa insita in questo mondo a parte. Gli assistenti Lorusso (Antimo Casertano) ed Esposito (Gabriella Granito) approfittano, come spesso avviene, della loro posizione priva di responsabilità apparente per infierire su chi non può difendersi.

In una scenografia ricca di elementi e che con la sua cupezza favorisce il coinvolgimento dello spettatore, si inseriscono con efficacia le immagini video che, in qualche momento, sostituiscono quel che avviene dal vivo e l’intero cast, brillante e convincente, porta il pubblico ad appassionarsi alla trama, grazie anche all’interessante caratterizzazione dei singoli personaggi molto ben espressa da ognuno.

In un momento, tra i tanti che invitano a riflettere, Muzio e gli altri cercano di spiegare a Dario la prospettiva di chi si rifugia in un “dentro” che li protegge da un “fuori” percepito come molto più pericoloso, da una “normalità degli altri” più cattiva e incomprensibile della loro “anormalità”. La ribellione di Danise sarà divelta con brutalità immensa, ma lascerà un segno indelebile in tutti e niente sarà più come prima. La consapevolezza di questo è un invito a nutrire sempre la speranza e a non rinunciare mai a se stessi.

Paola Pini

Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – Trieste
Dal 9 al 13 novembre 2016
 
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Di Dale Wasserman, dal romanzo di Ken Kesey
Traduzione di Giovanni Lombardo Radice
Adattamento di Maurizio de Giovanni
Uno spettacolo di Alessandro Gassmann
 
con
Daniele Russo, Elisabetta Valgoi, Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Emanuele Maria Basso, Alfredo Angelici, Daniele Marino, Gilberto Gliozzi, Davide Dolores, Antimo Casertano, Gabriele Granito, Giulia Merelli
Scene di Gianluca Amodio
Costumi di Chiara Aversano
Disegno luci di Marco Palmieri
Musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi
Videografie di Marco Schiavoni
Produzione Fondazione Teatro di Napoli
 

 

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