“SINGING IN THE RAIN”, FINALMENTE UN MUSICAL DEGNO DI QUESTO NOME

Data:

Al Teatro Nazionale di Milano. Fino al’11 gennaio 2020

E’ in scena a Milano, al Teatro Nazionale una nuova produzione in apertura di stagione: Singing In The Rain, trasposizione teatrale del celebre film del 1952 diretto a quattro mani da Stanley Donen e Gene Kelly.
Nella Hollywood nel 1927, la coppia di star del cinema muto del momento è formata da Don Lockwood, con un passato di ballerino e cantante, e Lina Lamont, bionda, vanitosa e stupida, in più con una voce insopportabilmente sgradevole. Lina è convinta che Don sia innamorato di lei: impossibile, dato il suo carattere sprezzante, capriccioso, smorfioso ed altezzoso verso tutti; Don, per non rovinare l’immagine di entrambi, durante le conferenze stampa e le interviste, è sempre l’unico a parlare. Sfuggendo per strada a delle ammiratrici troppo invadenti, Don conosce per caso Kathy Selden, un’aspirante attrice teatrale che sbarca il lunario lavorando come ballerina e cantante, sognando Broadway: con il tempo i due si innamorano, di nascosto da Lina. Il successo dei primi film sonori costringe il signor Simpson, il produttore della Monumental Pictures, la casa cinematografica di Don e Lina, a trasformare il loro ultimo film, Il Cavaliere Spadaccino, in un parlato: l’idea si rivela impraticabile a causa della voce fastidiosa di Lina, che fino a quel momento nessuno aveva mai udito, e della sua incapacità di gestire il dover parlare verso un microfono nascosto. Il musicista Cosmo Brown, il migliore amico di Don e da sempre suo compagno di avventure artistiche, suggerisce di trasformare il film in un musicale: nasce così Il Cavaliere Della Danza, nel quale si decide però di far doppiare Lina dalla stessa Kathy. Lina non può che accorgersi del rapporto fra i due e ne è molto gelosa: cerca di sabotare la loro storia d’amore e di costringere Kathy a continuare a doppiare i suoi prossimi films contro la sua volontà; impone anche ai produttori che la cosa non venga rivelata, minacciando di fare loro causa. Alla prima il film è un enorme successo, ma quando a Lina viene chiesto di cantare, Don, Cosmo ed il Signor Simpson la convincono a esibirsi in playback con Kathy dietro le quinte: viene così smascherata alzando il sipario durante la sua esibizione e quindi rivelando che la voce di Lina è in realtà di Kathy.
Chiara Noschese firma la regia di questa versione italiana veramente bella e fedele al film, a parte qualche brano musicale aggiunto, con grandi mezzi scenografici ed uno sfoggio di bellissimi costumi, come nel migliore stile di Stage Entertainment. Un bravissimo Giuseppe Verzicco è Don, ruolo difficilissimo: primo, per la complessità del personaggio, che deve danzare, cantare e recitare, cosa normale per gli americani m molto meno per noi italiani; secondo, per il confronto incredibile che non può che scattare quando parliamo dell’indiscusso re del musical, o dei films musicali, di tutti i tempi: Gene Kelly. Classe 1912, mancato nel 1996, è stato il primo a fare del cinema veri e propri capolavori musicali con coreografie incredibili firmate da lui stesso e, ad oggi, insuperate. Aveva iniziato Fred Astaire, che si era limitato però a numeri di tip-tap; con Gene Kelly la danza diventa invece protagonista assoluta. moltissimi i suoi films entrati nella storia, da Un Americano A Parigi a Cantando Sotto La Pioggia, da Un Giorno A New York a Brigadoon, da Due Marinai Ed Una Ragazza a Ziegfiled Follies. Indubbiamente confrontarsi con il numero uno di tutti i tempi è difficile in partenza. Giuseppe è un Don di classe, dolce, bravo cantante ed ottimo ballerino, perfettamente a suo agio nel ruolo; di Gene, senza dubbio, ha l’atteggiamento dolce e raffinato. Lo affianca una vecchia volpe del musical italiano nel ruolo che fu di Donald O’Connor: Mauro Simone, ex Lucignolo di Pinocchio, un Cosmo Brown simpaticissimo, frizzante e, come suo solito, decisamente bravo senza nulla da dire. Gea Andreotti è una Kathy fedele all’originale, dolce e ferma allo stesso tempo, bella voce e discreta ballerina: certo, anche per lei il confronto con Debbie Reynolds non è semplice. Ma la vera mattatrice è Martina Lunghi, Lina, un vero fenomeno di simpatia nel ruolo che fu di Jean Hagen. Quando è in scena non si riesce a smettere di ridere, è davvero un talento di comicità e bravura. Il corpo di ballo mostra una bella energia ed è tecnicamente preparato: unica nota, la taglia di qualche ballerina, decisamente oversize per i canoni della danza; molto bravi i ragazzi. Le coreografie di Fabrizio Angelini, storico coreografo della Compagnia della Rancia, riproducono in buona parte quelle originali, firmate dallo stesso Gene Kelly. La pioggia in scena è vera: prima della fine del Primo Atto Don danza sotto l’acqua con totale disinvoltura; lo stesso si può dire del gran finale, dove però tutto il cast è munito di impermeabile, cappello e stivali: rigorosamente gialli!
Un ricordo non può che andare al grandissimo Manuel Frattini, che interpretò egregiamente il ruolo di Cosmo Brown nell’edizione italiana del 1996, con Raffaele Paganini (Don), Silvia Specchio (Kathy) e la stessa Chiara Noschese (Lina), con regia di Saverio Marconi e coreografie di Baayork Lee. Il saluto finale di Mauro Simone, dare un bacio sulle proprie mani e poi lanciarlo al pubblico come se fosse una palla da baseball, era tipico suo. Un po’ di Manuel anche sul palco del Nazionale, e come sempre, fra il suo pubblico. Assolutamente da vedere.

Chiara Pedretti

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