“Still, yet, and again”. La musica di Diana Soh è un rito

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Ecco come gli strumenti possono abbandonare il loro andamento melodico a favore di uno squisitamente ritmico e percussivo. Ce lo dimostra la giovane Diana Soh, classe 1984, compositrice che con Still, yet, and again, disco pubblicato ultimamente da Stradivarius, ci palesa il come gli elementi del Divertimento Ensemble, diretto da Sandro Gorli, si tramutino in afflati della natura, in grado di creare un’atmosfera contraddistinta da echi primitivi e onomatopeici.

È così che gli strumenti della tradizione: quali il pianoforte, il violino, i flauti… abbandonano il loro ruolo protagonistico per partecipare a questa suggestiva sinergia, innescandosi all’interno di partiture poliritmiche e tribali. Dal punto di vista stilistico si somigliano questi brani (Autour de moi, Incantare: Take 2, Iota e Still, Yet, And Again, quest’ultimo che dà il titolo al cd), dove la compositrice di Singapore, che abita a Parigi, sperimenta le ritmie più delicate, come quelle più frenetiche e arrembanti, tutte contraddistinte dalla sua poetica inconfondibile della percussione, che dà luogo a una dimensione sonora, che sta tra il suono e il rumore, in grado di rievocare archetipi attraverso fraseggi presi in prestito dalla dimensione del rito e che per questa ragione ci conducono verso universi lontani e atavici.

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