Incontro con Enrico Quinto e Paolo Tinarelli

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ARTE E MODA SONO LEGATE INDISCUTIBILMENTE AL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO E LA COLLEZIONE DI ABITI D’EPOCA DI ENRICO QUINTO E PAOLO TINARELLI è LA Più NUMEROSA  E IMPORTANTE CHE VA DAL DOPOGUERRA FINO AI NOSTRI GIORNI.

OGGI RITENUTA FONTE IMPORTANTE DI STUDIO E DI ISPIRAZIONE PER GLI APPASSIONATI DEL SETTORE. INOLTRE, L’ABITO è UN MEZZO DI COMUNICAZIONE CHE DICE MOLTO DI NOI, DEL NOSTRO PAESE, DEL MOMENTO STORICO E SOCIALE, Più DELLE PAROLE STESSE.

LA MODA è INDICE GLOBALE CHE INVESTE TUTTE LE ATTIVITà UMANE ALLE QUALI, SULLA BASE DI CRITERI SOCIALI E DI “GUSTO” SI DEFINISCE COME MODELLO COMPORTAMENTALE PSICO- EMOTIVO.

Com’è nata l’idea di collezionare abiti storici arrivando oggi ad oltre sei mila pezzi, tra abiti e accessori, a partire della seconda metà dell’ottocento?

Abbiamo iniziato a collezionare abiti nel 1995. Siamo sempre stati affascinati dal design e dalle arti decorative in particolare I vetri di Murano e la ceramica, ad un certo punto abbiamo iniziato ad osservare gli abiti come fossero oggetti e da quel momento in poi siamo entrati sempre più nel dettaglio e nella storia del costume. All’inizio ci seducevano I modelli più estremi degli anni ’60, abiti in plastica carta o metallo ma ben presto abbiamo esteso il nostro interesse agli ultimi due secoli spaziando tra i principali paesi occidentali. Abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere da sempre molte clienti di sartorie famose attuali o del passato e di avere incontrato molti dei creatori e delle giornaliste che ci hanno insegnato molto.

“Creativitalia”

Creativitalia è stata una associazione culturale che abbiamo poi trasformato in società. E un contenitore di tutte le nostre passioni e lo strumento con il quale lavoriamo. La moda è divenuta uno dei rami che seguiamo, sia nella promozione culturale di mostre attraverso una rete di Enti e Musei, che nel fornire un archivio storico al quale attingere per le case di moda contemporanee. Non sarebbe stato tuttavia possibile senza l’attività più importante che abbiamo lanciato nel 1994: “Garage Sale rigattieri per Hobby” un mercatino di cose usate divenuto famoso nel tempo anche come il “mercatino di Borghetto Flaminio” a Roma. Da più di 25 anni di domenica, diamo la possibilità a venditori non professionisti: persone che decidono di liberarsi di quanto non hanno più bisogno e che vogliono trascorrere una domenica diversa. Un pubblico vario ma sicuramente elitario di espositori ha sicuramente contribuito a diffondere tesori nascosti in soffitte e cantine e fare entrare il nostro mercatino nella legenda. Noi stessi attingiamo tra abiti ed accessori per completare la nostra collezione di moda.  Pezzi che paradossalmente sono usati in un secondo momento come fonte di ispirazione dai più noti studi stilistici per nuove collezioni in una filosofia del riciclo che è parte del nostro dna…

Come ricercate i pezzi per arricchire sempre di più il vostro archivio? Il primo pezzo e l’ultimo arrivato in collezione?

La ricerca è quotidiana e non abbiamo pregiudizi sui vari canali di vendita! Compriamo dai mercatini più modesti alle case d’asta più prestigiose. I negozi di seconda mano aiutano ma è sempre più difficile trovare cose più antiche. Comprare online aiuta molto e spesso siamo chiamati da persone che vogliono disfarsi direttamente dei loro guardaroba. Uno dei primi pezzi che abbiamo acquistato era un abito di Jean Patou bianco e nero, fondo di magazzino di una prestigiosa boutique e sartoria romana di via Condotti “Gasbarri”. È un abito, disegnato da Karl Lagerfeld che ha arredato per anni il nostro ufficio indossato da un manichino di legno…tra gli ultimi acquisti alcuni iconici Margiela degli anni ’90 ed un bel abito del 1969, di alta moda disegnata da Yves Saint Laurent…

Da ispirazione, collezionismo a diventare una vera e propria iconografia. Come una passione può diventare storia?

Collezionare significa studiare e approfondire incessantemente. La storia del costume si deduce dall’abito e dalle informazioni che riporta il modello attraverso la memoria di chi lo ha fatto, di chi lo ha fotografato di chi lo ha indossato. Oltre agli abiti abbiamo una raccolta di bozzetti fotografie e soprattutto annate intere di riviste dalle quali sono deducibili molte informazioni che riconducono ai modelli che custodiamo. Questo studio è la parte più importante che ci permette di capire di interpretare e di rappresentare a fondo la storia della moda e non di ripetere le banalità promosse nei saggi. Il confronto più soddisfacente lo abbiamo sempre con chi la moda la fa e non chi la racconta ed è anche guardando all’universo degli addetti ai lavori, di chi produce moda che abbiamo sempre fatto i nostri libri che sono ricchi di iconografia e non vogliono essere inutili coffee table book.

La Moda è Arte o si può parlare di dicotomia tra queste due discipline?

Il rapporto tra Arte e Moda è un tema spinoso dove i puristi potrebbero svenire alla sola idea di mettere in relazione i due mondi. La moda è un business e quindi ogni riferimento all’arte è sempre pretestuoso se non presuntuoso, la moda come l’arte rappresenta però il momento che si vive e i Musei che sono lo strumento per preservare e diffondere le arti sono sempre più inclini ad includere anche la moda tra queste. Personalmente credo che la moda sia sicuramente una “arte applicata” e in alcuni casi una forma di artigianato che crea degli oggetti talmente speciali e belli da poterli mettere in relazione alla scultura. In pieno rinascimento le arti si dividevano in Meccaniche e Liberali, la scultura e la pittura erano arti tecniche meno nobili della letteratura o della musica destinate a liberare ed elevare lo spirito…Oggi è chiaro che nel lavoro di alcuni pittori o scultori il trasporto emozionale è parte integrale dell’opera. Forse domani sarà più evidente vedere questa partecipazione emozionale e colta di perlomeno alcuni creatori di moda negli abiti da loro realizzati.

Da qui l’idea del libro: ”Italian glamour”. L’essenza della moda italiana dal dopoguerra al XXI secolo. La collezione di Enrico Quinto e di Paolo Tinarelli 2014 ediz. Italiana

Italian Glamour è servito soprattutto per mettere ordine nella parte italiana della nostra Collezione ma è un lavoro di ricerca durato molti anni che ci ha visto come perno centrale in una serie di iniziative sul Made in Italy. Nel giro di poche stagioni, il Museo della Moda di Hasselt in Belgio ed in seguito il Victoria and Albert Museum di Londra hanno dedicato a questo tema una serie di mostre grazie al nostro supporto. Al termine di una nostra iniziativa a Rio de Janeiro ripetuta poi a Lima abbiamo infinito pubblicato il Volume edito da Skira che oltre a raccontare la storia della moda italiana è anche un catalogo che include tutti gli abiti che sono stati esposti in tutte queste mostre….

La moda può diventare wellness?

La moda solo indirettamente da benessere alla persona. Ci si sente sicuramente più sicuri e felici se guardandoci allo specchio siamo soddisfatti. E purtroppo solo uno strumento che aiuta ma non risolve da sé. L’educazione alimentare, la dedizione ad una vita attiva, fisica ed intellettuale, sono più importanti del vestirsi, ma il vestirsi può sicuramente alimentare gioia allegria e creatività.

Un auspicio per la moda italiana e per gli esperti del settore.

Il nostro auspicio più grande è la realizzazione in Italia di un vero museo della moda e del costume, una istituzione che possa esplorare in forma dinamica tutti gli aspetti di questo universo. Uno strumento di formazione per i professionisti del settore e uno strumento di promozione per mantenere alte l’immagine ed il prestigio del made in Italy.

Adriana Soares

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