Il Festival di Verezzi 2020 (Savona) si farà: tre prime nazionali, dodici spettacoli, quindici serate complessive. Partenza venerdì 24 e sabato 25 luglio

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Savona. “Incoscienza? Furbizia?”, queste le parole del sindaco Renato Dacquino che apre la Conferenza stampa on line di lancio del 54° Festival teatrale di Borgio Verezzi. “Non appena abbiamo saputo delle limitazioni agli eventi, noi tutti ci siamo detti: ‘Si va avanti. Il Festival si farà’. Ed eccoci qui, nonostante il calendario si sia modificato per oltre il 90% e l’accesso alla Piazzetta nelle serate avverrà contingentato”. Continua il primo cittadino: “Se era bello per noi avere le seggiole tutte occupate, ora dovremo accontentarci del 30-40% di pubblico (150-180 persone), e ognuno deve dare una mano”. Le prime difficoltà, infatti, sono nate con gli sponsor che vivono momenti non felici, ma ai quali l’Amministrazione ha chiesto comunque di rimanere “tutti insieme per il Festival!”.
Per la consigliera delegata al teatro, Maddalena Pizzonia, sarà “una Rassegna di qualità e molto attrattiva”. “Un porto sicuro” per continuare a tenere alta la bandiera della cultura e dello spettacolo.

Stefano Delfino, direttore artistico del Festival, ringrazia innanzitutto “la cocciutaggine dell’Amministrazione”. E parla di un programma rivoluzionato: “L’estate 2020 proporrà solo quattro dei tredici spettacoli del calendario originale, ora composto di dodici titoli di cui tre in prima nazionale, per quindici serate complessive”. “Non è stato facile – continua Delfino – inserire appuntamenti compatibili con le normative antivirus, ma ce l’abbiamo fatta. Ci siamo innanzitutto rivolti proprio a coloro che stavano nel cartellone originale, chiedendo in via privilegiata (per correttezza) se avevano alternative da proporre. Il risultato è stato un calendario che sarà una ‘parentesi d’evasione’, dopo tanti momenti cupi”.
Inizio il 24 e 25 luglio con “Parlami d’amore Mariù”, scritto da Paolo Logli, che vede produttore e regista Francesco Bellomo: la storia italiana del Novecento tratteggiata sotto le canzoni di Cesare Andrea Bixio rielaborate da Roberto Procaccini (prima nazionale; protagonisti: Rocío Muñoz Morales, Paolo Conticini e Alessandra Ferrara, con i musicisti Alessandro D’Acrissa e Andrea Biagioli).
A seguire: “Tipi” con Roberto Ciufoli (30 luglio); “A letto dopo Carosello” con Michela Andreozzi e Alessandro Greggia al pianoforte (1° agosto); “M’accompagno da me” con Michele La Ginestra (3 agosto); “La leggenda del pianista sull’Oceano” con Igor Chierici e l’Atlantic Jazz Band (5 agosto, dal cartellone dello scorso anno per l’interruzione causa pioggia); “Ulisse” con Chierici, Luca Cicolella, Cristina Pasino, Bruno Ricci ed Edmondo Romano (6 agosto); “Noi siamo voi. Votatevi!” con Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli (8 agosto); “Toilet” con Gabriele Pignotta (10-11 agosto); “Giuda” con Maximilian Nisi (prima nazionale; al teatro Gassman, per l’inaccessibilità delle grotte, il 13 e 14 agosto); “Stavamo meglio quando stavamo peggio?” con Stefano Masciarelli e Fabrizio Coniglio accompagnati dal fisarmonicista Diego Trivellini (17 agosto); “Diamoci del tu” con Gaia de Laurentiis e Pietro Longhi, regia di Enrico Maria Lamanna (19 agosto). Conclusioni con “Nota stonata” di Didier Caron, grande successo parigino che giunge in Italia in prima nazionale, regista Moni Ovadia. Un celebre direttore d’orchestra e il suo dialogo con un fan assillante, fino a che non emergerà, a poco a poco, quanto si è vissuto in un campo di concentramento.
Curioso il manifesto con il logo legato alla 54ma Rassegna, a cura di Sergio Olivotti, al quinto anno di collaborazione con il Festival. “Chiuso in casa come tutti – ricorda – ho pensato a un qualcosa che testimoniasse quel che è succedeva, ma che fosse anche un messaggio ottimista. Il guanto gonfio che diventa un Re, un po’ favolistico, nasce dai miei ricordi di volontario alla Croce Bianca negli anni passati, dove le peggiori emergenze erano quelle pediatriche (e spesso alcuni tra noi, potendo, a quelle emergenze si tiravano indietro…). Ricordo che, vicino alla lettiga dei bimbi, gonfiavo un guanto monouso e lo pasticciavo col pennarello per riuscire un attimo a distrarre il piccolo dal suo male”. “L’arte che allontana dalla tragidità del quotidiano!”, conclude.
La Ginestra entra nel dibattito raccontando dei tanti personaggi da lui interpretati e che conosceremo il 3 agosto in “M’accompagno da me”. Uno spettacolo che ha debuttato al Teatro 7 di Roma e poi al Sistina. “Un messaggio positivo pure questo”, ci dice, che andrà in scena sotto la regia di Roberto Ciufoli.
Anche De Laurentiis e il regista Lamanna sono presenti on line. L’attrice racconta a grandi tratti la trama del suo spettacolo “Diamoci del tu”, dell’autore canadese Norman Foster: un burbero scrittore e una governante a tempo pieno, “zitella che a poco a poco si ammorbidirà”. Un susseguirsi di colpi di scena che si concluderanno con un finale non ovvio. C’è un aneddoto legato all’interpretazione della De Laurentiis: ha accettato il testo la terza volta che le venne proposto perché – confessa – il suo limite è nel non riuscire a scoprire, dalle parole scritte, la potenzialità di un testo. Cosa su cui, invece, si è dilungato Lamanna, per far fronte alle sue perplessità. Uno spettacolo divertentissimo e anche commovente. “Dirigere è una notte d’amore”, riassume il regista.
Affondo d’Autore (La Ginestra) sul Festival a fine conferenza stampa: “Ma perché in teatro si chiedono pochi attori sul palco, e sul campo di calcio due squadre intere?”. Sulla questione della quarantena, infatti, si stanno spendendo anche in queste ore tante parole.
Appuntamento al 24 luglio, quindi. Inizio spettacoli alle 21.30, info: 019.610167 (www.festivalverezzi.it, apertura prevendita: venerdì 10 luglio).

Laura Sergi

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