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Barbara Appiano. Bomba letteraria, tra realtà e spiritualità

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Barbara appiano è una bomba letteraria. Con decine e decine di pubblicazioni è una delle scrittrici più prolifiche del panorama. Nei suoi testi unisce realismo, visione, musicalità e spiritualità, riuscendo a parlarci di vicende concrete e attuali in modo ispirato e sognante. In questa intervista Barbara ci parla della sua attività di scrittrice e anche di traduttrice, raccontando così anche se stessa. Ascoltiamola.

Ciao Barbara, con te si può ben parlare di una vita dedicata alla letteratura. Cosa rappresenta dal tuo punto di vista la letteratura e, più da vicino, cosa rappresenta per te la scrittura?

Scrivere è parlare con il mondo, tracciare una strada e sentirne i passi, il galoppo della macro storia che senza le microstorie delle cose e dell’umanità che l’artista immagina vive e che quindi trascrive narrando e interpretando, sarebbe un deserto senza voci che narrano, soffrono, gioiscono. La letteratura è un essere vivente che pulsa e il libri sono l’espansione della realtà che lo scrittore immagina.
Scrivere è far coincidere la bellezza con la verità. È vero, la mia vita è dedicata alla letteratura, per me un fuoco sacro, sono un’anima che vive di parole che come gemme si incastrano dove meglio stanno nel discorso che diventa storia.

Hai scritto veramente tantissimo e continui a scrivere tantissimo. Ma tra tutta questa moltitudine di libri ve n’è uno che mantieni maggiormente nel cuore?

I miei libri sono la prosecuzione di me stessa, li amo tutti visceralmente, ma Umanità Anno zero e la storia del “mio“ elefante Araba è forse il libro che più condensa il senso della storia che io sento dentro di me quando colgo l’oggetto, l’immagine, il momento che diventa letteralmente “libro”. I miei libri nascono da momenti di folgorazione dove resto incantata per ore davanti ad una parola in adorazione, immaginandola che si sdoppia, vola e atterra per diventare narrazione…

Sei anche traduttrice. Come ti approcci all’Autore?

Sì, traduco dall’italiano al tedesco principalmente, ma anche dall’italiano al francese, all’inglese e allo spagnolo. L’approccio al testo è da demiurgo platonico, mi avvicino con passi felpati, leggo il testo e nel momento in cui ci entro in contatto nasce la traduzione che deve avere la fedele trascrizione della sua lingua d’origine conservandone il ritmo, la rima, la musicalità, in un certo senso scrivo una poesia in un’altra lingua dentro la poesia originale… Io scrivo anche in tedesco, inglese, francese, spagnolo, alcuni miei libri come per esempio La leggenda del pasticciere aviatore piuttosto che Motel insonnia parking, che hanno estratti scritti in queste lingue; ho anche scritto poesie in tedesco, francese, inglese, spagnolo, soprattutto di notte, in pratica sognandole.

Vicinanza solo stilistica o anche musicale?

La vicinanza al testo da tradurre deve essere fedele perché nella traduzione si compie il senso della parola che l’autore tradotto vuole espandere, il traduttore è di per sé altro artista che fa vivere il testo come cuore pulsante in un’altra lingua dove l’emozione deve restare altissima e in tensione… La traduzione letteraria è un momento in divenire, dove il testo, migrando in altra lingua, porta con sé l’eredità della parola pensata in italiano e mutata, restando sempre se stessa. Tradurre gli autori contemporanei come faccio, collaborando con la rivista Le Muse, è un momento di grande emozione, perché sento dentro di me il mondo che diventa “senso compiuto”, assolvendo il compito di portatrice di bellezza a 360 gradi che tale resta e non importa in quale lingua, visto che la bellezza è UNIVOCITA’ DI VISIONE.

Quanto è importante lo stile, quanto lo sono i contenuti?

Stile è distinzione identitaria che ti riconduce a riconoscerne l’impronta dell’autore, lo stile può anche essere invenzione che diventa poi “scuola” e i contenuti gli vanno appresso; senza stile non c’è contenuto, sono una cosa sola, sono la materia che il demiurgo platonico sente pulsare sotto le sue mani, sono il mondo che vuole emergere nella sua potenza assoluta, quella della natura.

La letteratura è più sogno o realtà?

La letteratura diventa sogno quando la dimensione della realtà diventa astrazione e quindi Arte.
Senza realtà non c’è sogno, che è apertura delle monadi di Leibniz, i mondi possibili che l’artista vive contemplandoli e compenetrandone la linfa. Calderón de la Barca disse che “la vita è sogno dentro il sogno”, io aggiungo che la vita è letteratura come narrazione del mondo che diventa storia e che per diventarlo diventa sogno per incantare il cuore e l’occhio del lettore.

Quanto è vita la letteratura?

La vita è letteratura nella misura in cui è visione, testimonianza, narrazione e sogno, un libro è per sempre, lo puoi leggere tante volte e ogni volta ti donerà qualcosa in più rispetto alle volte precedenti che lo hai letto, vuole dire che la vita è ARTE nella sua espansione di logica e invenzione.

Vorrei che tu scrivessi una breve citazione da una tua opera, a tua scelta, una che pensi ti rappresenti.

Non posso non citare da Umanità Anno zero: “Senza la parola il mondo non esiste, senza la parola il mondo non avrebbe un nome riferito al mio “elefante Araba”, protagonista di Umanità Anno zero, quando l’elefantessa si innamora di Guernica, la grandiosa tela di Picasso e nel momento di massima tensione passionale Araba vuole entrare dentro la tela per fare parte della storia. Ecco, l’Arte è partecipazione, condensazione di un momento che diventa estensione quando la partecipazione diventa coralità.

Se parliamo di personaggi, invece, c’è un personaggio di qualche tuo libro che ricordi in modo particolare?

Un personaggio che mi è restato nel cuore è il sig. Aldo Tincati, veramente esistito, protagonista di uno dei miei libri La leggenda del pasticciere aviatore, che dopo la guerra la scia la sua famiglia di Milano, partendo per il Cile e fondando la Copalca, LA COOPERATIVA LECHERA Y AGRICOLA PER LA DISTRUZIONE DEL LATTE, che divenne la legge per la distribuzione gratuita del latte per i ragazzi al di sotto degli anni 14 in Cile. Il sig. Aldo Tincati, di cui ho conosciuto il figlio pasticciere, sig. Francesco, ormai in pensione, visse in Cile, formando un’altra famiglia la quale non seppe mai della famiglia italiana prima della sua morte, il che vuole dire che il sig. Francesco Tincati venne a sapere dell’esistenza di suo fratello Renzo dopo tantissimo tempo… Un’emozione incredibile, se poi pensiamo che Aldo Tincati sfuggì alla fucilazione durante la dittatura di Pinochet, in quanto accusato di essere de “filiaciòn comunista”, fuggendo di notte dallo stadio di Santiago del Cile aiutato dalla moglie cilena Nelly. Ritornò in Italia munito di barba incolta, pantaloni camicia e passaporto… Di questa storia si interessò l’allora segretario del partito socialista Bettino Craxi…
l’epilogo fu che quando bussò alla moglie italiana a Milano, l’unica cosa che chiese fu “di farsi una doccia”. Trovo questa storia straordinaria e meritevole di essere raccontata per il coraggio dell’uomo entrato nella macro storia della dittatura cilena sotto il regime di Pinochet e che inconsapevolmente ha fatto della sua vita una storia da narrare…

Hai sempre mille progetti in cantiere. Attualmente a cosa stai lavorando?

Sto lavorando a due libri, il primo sull’amore in senso universale, agganciato alla fecondazione artificiale piuttosto che all’utero in affitto e al ruolo delle donne nel mondo in quanto portatrici di vita e a un altro libro sul bullismo, dove a parlare è un pugno. Un progetto a cui sto lavorando è la creazione di una casa editrice dedicata agli scrittori disabili, ai bambini e ai nonni scrittori, dove il libri sono stampati su carta riciclata con inchiostri sostenibili…

Stefano Duranti Poccetti

I vestiti delle foto sono opera di Giovannella la Gianduiotta, madre dell’Autrice

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