Il ritorno a teatro di Roberto Ciufoli dopo l’emergenza covid19: noi artisti rappresentiamo una fabbrica di sogni per noi e per il pubblico

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Oggi il Corriere dello Spettacolo ha incontrato un artista poliedrico: attore di cinema, fiction e teatro, doppiatore,  e regista teatrale ed il suo nome è Roberto Ciufoli. Ci ha portato per mano nel mondo del teatro, ci ha emozionato e ci ha raccontato i tanti spettacoli diversi che lo hanno visto, lo vedono e lo vedranno protagonista a teatro nelle prossime settimane.

Come è stato il rientro al teatro dopo il lungo fermo legato all’emergenza sanitaria covid19?

Il rientro è stato faticoso ma felice e doveroso perché non era soltanto un tenere fermo un settore professionale, ma era tenere ferma un’esigenza sociale.

Perché noi rappresentiamo ancora prima di un fatto economico, rappresentiamo UNA FABBRICA DI SOGNI, e quindi per noi essere ritornati a teatro è significato non soltanto la bellezza per noi artisti di stare sopra un palcoscenico ma è significato anche la bellezza del pubblico di essere in sala e tornare finalmente ad avere qualcuno che gli raccontasse e gli rappresentasse storie.

Il Test

Come è nata l’idea di andare in scena con questo spettacolo?

Un’idea che parte da lontano perché è un testo che ho incontrato tanto tempo fa e che finalmente si è realizzata. Non so non ho fatto un’indagine specifica, interiore, ma evidentemente un po’ ha rappresentato anche un’esigenza. Il fatto di raccontare una storia così bella, una storia che si conosce e si sa, ma vista da un punto di vista, o almeno da diversi punti di vista che sono direi insoliti rispetto a quello che conosciamo noi di una storia raccontata da un catechismo che certe volte almeno dal mio punto di vista lascia delle lacune, dei grandi spazi vuoti. Questa storia non dico che li vada a riempire ma almeno fornisce un punto di vista originale.

Nello spettacolo “The Man Jesus” andato in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma dall’1 all’11 ottobre hai interpreto ben nove personaggi. Come ti sei preparato per entrare ed uscire da un personaggio all’altro?

I personaggi sono appunto 9, con Gesù compreso. Comunque per prepararsi non c’è mai una preparazione sufficiente per entrare in un personaggio o una tecnica particolare.

È il contrario invece che entrare nel personaggio è proprio lasciare spazio al personaggio, affinché lui entri in te, e nello spazio che gli hai lasciato. Fare un passo indietro rispetto alla propria personalità e, accogliere invece un’altra persona e quindi in questo c’è tutta la teoria e la logica dell’ascolto che riguarda tanto noi attori, ascolto inteso proprio come ascolto del mondo esterno, ascolto poi come accoglienza, per mettersi di fronte ad un personaggio che ad un certo punto si presenta esattamente come se incontrassi una persona per strada che ti dice “Buongiorno io sono Pinco Pallo”.

A quel punto inizi a seguirlo qui nel senso in teatro, con la fortuna di poter conoscere le cose che dice e che dirà in anticipo, rispetto a quello che potrebbe essere invece con un incontro fuori, all’esterno, nella vita reale. Quindi è il personaggio che ti porta.

Entrare o uscire da un personaggio significa essere lui e, sospenderlo in un momento e, passare ad un altro. In questo bisogna avere una positiva schizzofrenia che credo faccia parte poi del mestiere nostro.

Quale è il messaggio volete lasciare al pubblico che viene ad assistere a questo spettacolo?

Non c’è un messaggio particolare se non il fatto che la stessa figura può essere percepita ed interpretata da punti di vista diversi, pur ricevendo sempre lo stesso messaggio. Nel senso che in questo spettacolo parliamo di Gesù come ne abbiamo sentito parlare tante altre volte, come abbiamo sentito quello che ci viene trasmesso, cioè quello che lui ha detto.

E però viene interpretato da fonti diverse a seconda dell’aspettativa, del punto di vista, della personalità dei vari personaggi.

Oh! Diss’ea

Quindi se provo ad individuare un messaggio in questo è soltanto il poter guardare con curiosità quello che ci viene incontro e quindi, è essere accoglienti nel senso proprio più vasto e generale della parola. Essere curiosi e accoglienti rispetto a quello che di nuovo può presentarsi a noi perché potrebbe essere poi invece che nuovo, diventare nostro.

Parlaci dei tuoi prossimi progetti. Ti rivedremo a breve in teatro?

Progetti continui sempre di teatro ci sono e, ci saranno ancora. Teatro ancora prestissimo con spettacoli differenti e, questo perché mi concedo anche “il lusso” di fare l’attore almeno in teatro per come voglio e come riesco. Dico almeno in teatro perché poi invece ci sono dei pre-concetti e delle etichette che ti bollano quindi al cinema o in fiction rimango sempre il comico della premiata ditta. In teatro riesco a fare tante altre cose come questo progetto qua “The Man Jesus” che è differente completamente dallo spettacolo “Oh! Diss’Ea”, che sto portando in scena insieme a Simone Colombari e Max Paiella. È iniziato giovedì 15 Ottobre e saremo fino a domenica 18 Ottobre al Teatro Ghione di Roma.

Questa è una riscrittura dell’Odissea sulla quale scherziamo, cazzeggiamo, e cazzeggiamo è il termine giusto proprio. Parliamo appunto dell’Odissea scritta esattamente seguendo il percorso Omerico, ma insomma la riportiamo con canzoni, sketch, narrazione e leggii. E quindi questo è lo spettacolo in teatro che mi vede questi giorni in palcoscenico. Diverso ancora dalla fine di Ottobre fino alla prima settimana di Novembre invece riporteremo in scena “Il Test”, che è una commedia che ci è stata interrotta l’anno scorso dall’emergenza covid, che invece riandrà in scena al Teatro Manfredi di Ostia. È una commedia brillante ma un po’ noir, insomma bella, interessante. Per finire ancora a metà Novembre andrò in scena con un altro spettacolo dove sarò da solo, anche quello diverso da tutti gli altri ancora perché pure li vado a parlare di tipologie umane. È comico, è divertente ma mai banale. Insomma non è una carrellata di macchiette ma di personaggi, tipologie nelle quali vado a scavare, presentando anche delle cose interessanti che non solo vengono da testi miei originali, ma pure da signori tipo Shakespeare, Gaber o Trilussa.

Daniela Di Genova

In copertina The Man Jesus, foto Manuela Giusto

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