A voi tre poesie di Elisabetta D’Isep

Data:

 

Mi nascondevo bene

Mi nascondevo bene

Una corazza impenetrabile

Un mistero triste

A tratti oscuro

Occhi malinconici, feriti

Testimoni di un mesto passato

Occhi sognanti, lontani

Traboccanti di speranza

Per la vita e le parole

Un’anima assetata d’amore

Alla ricerca disperata

Di sé stessa

Di una via illuminata.

Fino a quella notte

I tuoi occhi precipitarono

Nel pozzo profondo del mio abisso

Rischiarando a giorno

Le tue eteree mani che, delicate,

Strinsero il mio animo intimorito.

Un’energica scossa

Mi fece vibrare.

Il tuo calore,

Brace ardente,

Nei miei pensieri freddi e inquieti

L’eco della tua voce

Unguento sulle mie ferite

Vera, pura e sola

Mi mostrai a te

La notte ci stringeva

Tra le sue braccia

Luna cadente

Luci lontane

Fiammelle di vita

Attimi d’amore

Sfuggiti al tempo

Eravamo noi

Angelo,

Ti lasciai un’ala

L’altra era tua.

 

Senza pensieri sulle rose che si schiudono

Arcano, ricercato

Scrigno

Custodisci il tuo essere eletto

Come la perla nell’ostrica

Dolente e illuso

Tetragono e solitario

Con un po’ di eternità 

Ti sottrai agli sguardi

Fugaci e distratti. 

Il lucchetto è  

Senza chiave

Irrimediabilmente perduta

Nel soffio di impossibili infiniti 

Cosa ti svelerà?

Chi schiuderà quell’estenuata reliquia

Se non il sole impazzito

Di un trasalito amore?

 

Bonjour tristesse

Malinconia,
Aurora fatale,
Pianti il tuo vessillo
Nei miei pensieri
Agitati e confusi
Ti annego
In un angolo anonimo
E profumato di un caffè.
Intorno a me
Tavoli e sedie
Silenziose, inermi
Aspettano qualcuno
Che le riempia di parole.
Una musica distratta
Riecheggia nell’ aria
Rubandomi le idee.
Porto alle labbra una tazza di caffè
Amaro come la giornata.
Fuori un inverno senza pietà
Ammonisce chi osa sfidarlo.
All’ improvviso
La porta si apre
Una folata gelida
Mi procura un brivido
Lungo la schiena
Curva e stanca.
Una coppia entra
Stretta in un caldo abbraccio
Si abbandonano
In sedie accoglienti.
Regna un silenzio
Ricco di sguardi e di gesti.
Lui le parla con gli occhi
Sorpreso dalla sua bellezza
Un rossore compare
Nelle sue gote
Quasi fosse un bambino.
Lei gli prende le mani
Se le avvicina al cuore
E socchiude gli occhi.
La fiammella
Illumina il  tavolo
brilla come
Gli sguardi intrecciati.
Nulla esiste più
Intorno a loro
Persi l’uno nell’altro
Viaggiano in luoghi lontani e inaccessibili.
Il tempo clemente
Per loro indugia
Per me è passato
È ora di andare
Ho visto,
Raccolgo carta e penna,
Mi stringo in un freddo abbraccio solitario.

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