La rincorsa del tempo nella raccolta di poesie “Avanzava settembre“ di Ester Cecere

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Ricevo in dono da Ester Cecere come inizio di Buon Anno un libro che mi invita ad andare a ritroso nel tempo… Il titolo “Avanzava Settembre “ è di una nostalgia senza fine, un momento di sintassi poetica dove il verso diventa inno di parole che accarezzano la vita ospitandola come se la vita cercasse in qualche modo di diventare “Il settembre che avanza”…
Conosco Ester Cecere come un’ottima narratrice di racconti al pari di Piero Chiara, infatti il suo libro” Istantanee di vita” che ho recensito qualche mese fa , mi sbalordì per la sintesi generosa e asciutta nel creare fotogrammi di vita come una reporter che capta la vita degli altri in un fermo immagine per consegnarla ai suoi lettori.
Nel caso di questa raccolta “Avanzava settembre” la poetessa dispiega se stessa verso la summa della parola anelando a concentrare il mondo dentro se stessa ,quasi per paura che la parola fugga per non tornare indietro…
Questo verso è immagine pura pare di vedere su un’aia , su una spiaggia o una piazza il vociare gitano al tramonto di bimbi ,donne e uomini come in una festa patronale di fine estate con lo stridio dei rondoni a fare da corollario all’incedere feroce del tempo che non ci fa sconti l’infinito diventa un teatro dove il mondo si specchia per moltiplicare la sua immagine e non farsi dimenticare “Ci troviamo in quarta di copertina e ancora non mi sono addentrata nell’immensità geopoetica della Cecere , che giustamente in prefazione Nazario Pardini definisce “Scrivere su Ester Cecere significa parlare della sua vita, del suo mondo , della sua empatia granitica per l’arte e l’afflato scriturale in generale.”
Concordo con Nazario Pardini, Estere Cecere prende confidenza con le parole che designano il suo mondo , senza inganno accompagnandoci nell’abisso dell’emozione come la risacca di un onda che porta con se i doni del mare , il suono che si ripete dell’onda che si infrange , infrangendo il tempo che rende l’onda eterna…
I versi sono cadenzati come una danza e hanno il sapore , l’ardire di rendere in immagine ciò che il verso della sua poesia vuole fissare come una visione da colorare anche quando “settembre avanza”.,il tempo non arretra, l’umanità non ferma lo scolorire delle stagioni che diventano caleidescopio di cio che siamo e di ciò che siamo stati ,infatti noi siamo passato, presente e futuro e la sintesi poetica della Cecere è un tentativo riuscito di sommare le tre dimensioni in una nostalgia languida che non smette di stupire.
A pag. 104 i versi toccano l’esegesi mistica perché il poeta diventa osservatore di se stesso e del suo intorno : “Pioppo tremulo/ a ogni vento tremano le foglie tue inquiete/come giovani farfalle dal bozzolo uscite/senza tregua s’agitano luci e ombre cangianti sulla terra disegnando . (Interessante la troncatura del verso con il punto che vuole regalare minuti di riflessione per riprendere poi l’incedere della lettura)… come ogni uomo che spaurisce e s’agita della vita allo schiaffo,eppure rende infine ciò che ha ricevuto in dono /.
Il contrappasso esegetico tra il mutare della natura – il pioppo tremulo-e l’uomo che ne fa parte – come ogni uomo che s’agita- (forse che diventi anch’esso un pioppo tremulo ?) diventa lirismo dove la poesia arriva a tradurre l’estasi di un momento contemplativo da eternare che non si spiega se non attraverso l’invenzione che la poesia medesima ci offre come consolazione alla nostra limitazione esistenziale.
In questo Ester Cecere è poetessa in itinere senza smettere mai di esserlo come d’altronde è naturale che lo sia, perché l’artista è tale sempre e non smette mai di vedere ciò che gli altri non vedono anche nei momenti dove non penseresti di vedere il mondo capovolgersi perché la tua mente ti dice che il mondo è PAROLA RACCOGLIMENTO E RIFLESSIONE.
Ester Cercere e’ ricercatrice presso il CNR Consiglio nazionale delle ricerche di Taranto , il suo lavoro la rende duttile nel trovare nel tremolio del mondo circostante la ragione di gioire ed osservare della fenomenologia dello spirito che e’ proprio di chi indaga la natura senza smettere di stupirsi e attraverso lo stupore crea la meraviglia di donare a noi lettori la genesi infinita della bellezza come momento e lampo di luce che decolla e atterra sulle pagine bianche della nostra vita da riempire di pioppi tremuli , brume che scolorano e il sole che muovendosi senza uscire dalla sua orbita è poesia spazio temporale da nutrire i nostri giorni che non si spengono nemmeno con l’aurora boreale.
Complimenti ad Ester Cecere per avermi arricchito il cuore con questa raccolta di versi leggiadri evocativi che solo la gentilezza quale raffinata espressione del l’anima spiega come la strada dell’esistere sia costellata di meraviglia.

Barbara Appiano

pag.120, edizioni Helicon Giugno 2020

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